Ordini favorevoli al decreto legge

10/03/2005
    giovedì 10 marzo 2005

      sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 31

      Il Cup approva le misure nella competitività
      Ordini favorevoli al decreto legge

      M. C. D

      ROMA • Dopo il lasciapassare della maggioranza, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, sta verificando la compatibilità di alcune misure sulle professioni rispetto al decreto legge per incentivare lo sviluppo. Il pacchetto competitività, in calendario al Consiglio dei ministri di domani, si articola in due moduli: un decreto e un disegno di legge. Nel provvedimento d’urgenza — come ha spiegato martedì il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti— dovrebbero rientrare i cardini degli Ordini e il riconoscimento delle Associazioni delle professioni emergenti, oltre a correttivi rispetto al tirocinio e alla composizione delle commissioni di abilitazione.

      « Pieno apprezzamento per le misure sulla competitività messe a punto dal tavolo di coordinamento della maggioranza » è stato espresso ieri dai vertici del Cup, il coordinamento degli Ordini, al termine dell’incontro con la dirigenza di Alleanza nazionale. Il vicepresidente vicario di An, Ignazio La Russa, e il responsabile professioni, Nino Lo Presti, hanno infatti illustrato la proposta da inserire nel decreto legge. Si tratta, secondo An, « solo del punto di partenza della più complessa riforma degli Ordini e delle professioni che il Governo e la maggioranza di Centrodestra intendono portare a compimento, inserendola nella legge di conversione del decreto » .

      Il Cup auspica un confronto a Palazzo Chigi, che « potrebbe partire dai risultati condivisi del progetto Castelli, dalla proposta Vietti e dal disegno di legge Cavallaro Federici » . Come dire, la girandola di proposte che si è succeduta in questa legislatura. Tuttavia, questa volta il Cup ostenta ottimismo. « Il costruttivo confronto che il Governo e le forze di maggioranza hanno aperto con le categorie professionali — si legge in un comunicato — consente di essere fiduciosi sulla possibilità di chiudere la riforma entro la legislatura » .

      D’altra parte, per gli Ordini le premesse sono favorevoli. Eliminato ogni riferimento alle società ( non solo a quelle di capitali), si apre la strada a nuovi Ordini, paradossalmente proprio in base alla norma che dovrebbe limitarne l’istituzione.

      Infatti, i nuovi Albi, oltre a essere subordinati alla tutela di interessi costituzionalmente rilevanti, dovrebbero essere collegati al « rischio di danni sociali conseguenti a eventuali prestazioni non adeguate » . Un pericolo con cui si possono giustificare, con il conforto di un decreto legge, Ordini per presidiare qualsiasi attività.

      Fa da contraltare la norma sulla possibilità di riconoscere le Associazioni costituite da professionisti che « non esercitano attività regolamentate, tipiche di professioni disciplinate ai sensi dell’articolo 2229 del Codice civile » .

      Inoltre, gli Albi, in particolare quelli sanitari, incassano — contro le tentazioni della giurisprudenza — l’obbligo di iscrizione per i dipendenti che esercitano attività subordinate all’abilitazione.

      Oggi, intanto, Lo Presti vedrà i vertici dei sindacati dei professionisti: Confedertecnica e Consilp spiegheranno che gli Ordini, pena lo stravolgimento della loro natura, devono limitarsi a essere garanzia per i cittadini, non " rappresentanti" dei professionisti.