Orario, servono sanzioni ad hoc

03/07/2003



      Giovedí 03 Luglio 2003
      NORME E TRIBUTI


      Orario, servono sanzioni ad hoc

      Lavoro – Richiesto un provvedimento per punire le violazioni al Dlgs 66/2003


      Il decreto legislativo 66/2003, di attuazione delle direttive 93/104 e 2000/34, sull’organizzazione dell’orario di lavoro, è entrato in vigore dal 29 aprile scorso, ma presenta alcune perplessità interpretative che non ne agevolano la piena applicazione. In effetti, il decreto – riguardante l’orario normale di lavoro, lo straordinario, le pause, i riposi giornalieri e settimanali, le ferie e il lavoro notturno – non prevede un "corrispondente" sistema sanzionatorio. In verità, l’articolo 19, comma 2 del decreto, tra le norme transitorie, fa un "fuggevole" richiamo allorché, nel dichiarare «abrogate tutte le disposizioni legislative e regolamentari nella materia disciplinata dal decreto legislativo medesimo», fa salve «le disposizioni aventi carattere sanzionatorio».
      Peraltro, è da rilevare che la legge comunitaria 2001 (legge 39/2002), nella delega, ha dettato (articolo 2) i principi e i criteri generali cui il Governo avrebbe dovuto uniformarsi. La lettera c) dell’articolo 2 stabilisce che «ove necessario per assicurare l’osservanza delle disposizioni contenute nei decreti legislativi, saranno previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni alle disposizioni dei decreti stessi». Limitando l’osservazione alle sole violazioni punibili con le sanzioni amministrative, la dispozione individua la loro entità, in via residuale rispetto a quelle penali, quantificandole da un minimo di 103 euro a un massimo di 103.291.
      Viene aggiunto che «saranno previste sanzioni identiche a quelle eventualmente già comminate dalle leggi vigenti per le violazioni che siano omogenee e di pari offensività rispetto alle infrazioni alle disposizioni» sull’orario. È chiaro, dunque, che con queste premesse il decreto legislativo 66/2003 non può ottemperare a una precisa delega, articolata con principi e criteri generali, mediante una generica "salvezza" delle disposizioni sanzionatorie riguardanti precetti abrogati.
      La necessità di "creare" un nuovo sistema sanzionatorio, discende non solo da un obbligo di legge, ma anche dal raffronto tra il quadro normativo previgente e quello del Dlgs 66/2003: molte di disposizioni non erano legislativamente disciplinate (per esempio, pause, riposi giornalieri, durata delle ferie), le altre erano diversamente regolamentate.
      Notevoli diversità si riscontrano, per esempio, nella disciplina dell’orario di lavoro, il quale non è più riferito a termini assoluti, fissi, ma si riferisce sempre alla "media" delle 40 ore ordinarie, alla "media" delle 48 ore settimanali, compreso lo straordinario, nell’arco di un periodo quadrimestrale, semestrale, ovvero annuale.
      Le stesse comunicazioni alla Direzione provinciale del Lavoro, in caso di prestazioni straordinarie (articolo 4, comma 5), indipendentemente dallo "sfoltimento" dei soggetti interessati (unità produttive che occupino più di dieci lavoratori), non sono più richieste settimanalmente, ma alla fine del periodo nel quale viene calcolata la media (quattro, sei o 12 mesi). Ciò farebbe anche intendere che l’unità produttiva, ove non si svolga un orario di lavoro multiperiodale, per cui vi è una prestazione fissa e non media, non sarebbe obbligata ad alcuna comunicazione.
      Anche il lavoro notturno ha ora una nuova disciplina: ora si fa riferimanto al limite della prestazione «di otto ore in media nelle ventiquattro ore» (resta poco comprensibile come possa parlarsi di "media" nelle ventiquattro ore, considerando che tale periodo è unitario, di base, e non è frazionabile).
      È evidente che la soluzione alla problematica non potrà essere soddisfatta con la semplice norma di rinvio dell’articolo 19, seppure accompagnata da "istruzioni", che potranno essere solo di ordine e natura operativa. Ma dovrà essere individuata correttamente, a salvaguardia della riserva di legge sancita dal comma 1 dell’articolo 1 della legge 689/1981, nella emissione di un nuovo decreto legislativo che, oltre ad apportare le modifiche in ordine ad alcune imperfezioni, potrà dare completa attuazione all’articolo 2, comma 1, lettera c) della legge comunitaria 2001. Con la definizione di un appropriato sistema sanzionatorio, ispirato ai principi e ai criteri stabiliti dalla legge stessa.

      LUIGI CAIAZZA