Orario, il Governo accelera

01/04/2003



            Martedí 01 Aprile 2003
            ITALIA-LAVORO
            Orario, il Governo accelera

            Venerdì in Consiglio dei ministri il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea


            MILANO – L’intenzione è chiara: accelerare il più possibile per arrivare al recepimento della direttiva comunitaria sull’orario di lavoro entro il 10 aprile. È questa, infatti, la scadenza oltre la quale l’Italia rischia una pesante sanzione da parte della Ue: 238mila euro al giorno. Una multa che il Governo vuole evitare mettendo il decreto legislativo all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Si tratta dell’ultimo passaggio, prima della pubblicazione in Gazzetta, al termine di un iter che a fasi alterne va avanti ormai da dieci anni e che ha visto le parti (sindacati e associazioni datoriali) siglare un avviso comune nel 1997, senza che questo venisse mai trasformato in legge, e più di recente una nuova tornata di incontri conclusa con una rottura. La definizione del testo è, dunque, passata nelle mani dell’Esecutivo che ora si prepara a trasformarlo in legge. La versione definitiva terrà conto dei pareri delle commissioni Lavoro di Camera e Senato. Proprio in queste ore i tavoli tecnici attivati dal ministero del Welfare stanno lavorando per rimuovere le «criticità» evidenziate dalle commissioni parlamentari. A partire dal «contestato articolo 18» secondo il quale entro il 2004 sarebbero dovute decadere le attuali norme contrattuali sull’orario di lavoro. «La nuova formulazione di questa norma – fanno sapere dal Welfare – valorizzerà il ruolo e l’autonomia della contrattazione». Una linea quella della "supremazia" della contrattazione collettiva sollecitata dalle commissione e «che se dovesse passare – dice Raffaele Bonanni della Cisl – avrebbe anche il nostro parere favorevole». Proprio Cgil, Cisl e Uil, nei giorni scorsi, avevano chiesto un incontro al Governo per «avere approfondimenti a conclusione del percorso parlamentare del decreto». Una richiesta questa che però l’Esecutivo non sembrerebbe intenzionato ad accogliere. L’altro punto su cui i tecnici del ministero sono al lavoro è la sollecitazione delle commissioni affinché «il provvedimento preveda meccanismi idonei a venire incontro alle richieste e alle esigenze di particolari settori, quali il turismo e i trasporti» sul riposo giornaliero, sul lavoro notturno, sui turni o sulla durata massima dell’orario settimanale. «Con l’introduzione di una maggiore elasticità – dice – Alessandro Vecchietti, responsabile dell’area legislazione di impresa di Confcommercio – vengono salvaguardate le esigenze specifiche di settori sottoposti agli andamenti ciclici o alla stagionalità. In questo modo il decreto dà certamente una risposta adeguata ai nostri problemi». In fase di correzione, infine, le norme che riguardano la pubblica amministrazione. Superata la spinosa questione delle 40 ore, le commissioni parlamentari hanno però sollevato la necessità di adattare la disciplina degli orari alle indicazioni comunitarie per alcuni settori della Pa, come la scuola. Un’altra novità, infine, riguarda l’innalzamento del limite dimensionale delle aziende oltre al quale scatta l’obbligo di comunicazione degli straordinari.
            SERENA UCCELLO