Orario di lavoro da rivedere

19/02/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
042, pag. 4 del 19/2/2003
di Teresa Pittelli


Cgil, Cisl e Uil sentite al senato nell’ambito delle audizioni sulla direttiva Ue.

Orario di lavoro da rivedere

Non tutelare le disposizioni contrattuali vigenti

Orario di lavoro da rivedere. Cgil, Cisl e Uil, sentite ieri dalla commissione lavoro del senato, che sta esaminando il decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sull’orario di lavoro (approvato a gennaio dal consiglio dei ministri pena una procedura di infrazione della Ue contro l’Italia), chiedono da un lato di eliminare l’articolo 18 del decreto legislativo che fissa al 2004 la scadenza delle clausole dei contratti collettivi vigenti in materia di orario, e dall’altro lo stralcio dal provvedimento di tutte le disposizioni che riguardano il pubblico impiego, come l’orario settimanale di 40 ore.

Sul primo punto, Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, osserva che la norma ´non salvaguarda le disposizioni contrattuali vigenti, facendo scadere nel 2004 le clausole sull’orario’.

Anche per Raffaele Bonanni (Cisl), ´si tratta di un attacco alla libera contrattazione tra le parti, anche perché una materia così delicata non può essere gestita a colpi di norme di legge’. Gian Paolo Patta (Cgil), infine, definisce ´scorretto’ il comportamento del governo, ´che nell’emanare il dlgs non ha tenuto conto degli sviluppi della trattativa tra le parti sociali’.

Quanto al pubblico impiego, le confederazioni contestano il mancato coinvolgimento dei sindacati di settore, e chiedono quindi lo stralcio delle norme estese ai dipendenti pubblici. Di diverso avviso, invece, Confindustria. ´Ci riserviamo di proporre alcune modifiche all’art. 18′, ha detto il direttore Giorgio Usai, ´ma il decreto recepisce al 98% l’intesa del ’97 tra le parti sociali’.

- Pensioni, ok alla delega. Sul fronte delle pensioni, intanto, ieri è arrivato il parere favorevole della commissione bilancio della camera alla delega previdenziale, ma con l’obbligo per il governo di conformarsi ai pareri delle commissioni parlamentari nell’emanazione dei decreti attuativi.

Un vincolo previsto al fine di garantire l’effettivo rispetto dell’articolo 81 della Costituzione, che ´impone che la neutralità finanziaria dei decreti legislativi possa essere riscontrata dal parlamento’.

E che Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione, considera ´ampiamente giustificato dal momento che la dinamica della spesa previdenziale è di grande rilievo per il bilancio dello stato’, mentre per il relatore Daniela Santanché (An) ´è un passo avanti per restituire centralità al parlamento’.

Tra gli altri paletti imposti dalla commissione, l’eliminazione del tetto minimo di decontribuzione, che apre la strada a un taglio contributivo più basso dei tre punti ipotizzati, la cancellazione della norma che istituiva un comitato di esperti per la predisposizione del Testo unico sulla previdenza, l’introduzione ´progressiva’ della totalizzazione contributiva, in modo da spalmare nel tempo i relativi costi, l’indicazione nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) delle variazioni nelle entrate connesse alla delega.

In più, la commissione propone di ´consentire la progressiva anticipazione della facoltà di richiedere la liquidazione dei supplementi di pensione sino a due anni dalla decorrenza della pensione’, e fissa in 700 mila euro il tetto massimo di spesa per il casellario dell’Inps.

Che cosa chiedono i sindacati
-Eliminazione dell ’articolo 18 del dlgs,che fissa al 2004 la
scadenza delle clausole dei contratti collettivi vigenti in materia
di orario.
-Stralcio dal provvedimento di tutte le disposizioni che riguardano
il pubblico impiego,come l ’orario settimanale di 40 ore.