Orario di lavoro: altolà della Cgil sulle nuove regole

27/09/2002


          27 settembre 2002



          ITALIA-LAVORO
          Orario di lavoro: altolà della Cgil sulle nuove regole
          Serena Uccello


          MILANO – Parte in salita il confronto tra le associazioni datoriali e i sindacati sull’orario di lavoro. Al termine dell’incontro di ieri, un tavolo tecnico tra le parti per verificare la possibilità di un avviso comune in previsione di un successivo appuntamento con il Governo in calendario per martedì prossimo, sono emerse le prime spaccature. La Cgil ha, infatti, respinto la proposta avanzata da Confindustria e dalle altre associazioni imprenditoriali per recepire la direttiva europea (la 93/1047Ce) in materia di orario di lavoro. «Si tratta di modifiche peggiorative della legislazione vigente», spiega in una nota la confederazione guidata da Guglielmo Epifani. Già nel 1997 le parti avevano siglato un avviso comune per il recepimento della normativa europea, che però non venne accolto dal Governo di allora. Il mancato accoglimento della direttiva ha fatto sì che sulla materia si intervenisse di volta in volta o in sede contrattuale o con leggi ad hoc. Interventi, questi, che non hanno tuttavia evitato all’Italia di incorrere in una sentenza di condanna della Corte di Giustizia europea. La necessità di un nuovo avviso comune nasce proprio dall’esigenze di far fronte a questo vuoto e «soprattutto – spiega Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl – dal rifiuto in linea di principio che norme decise dal legislatore vadano a scavalcare quello che deve essere invece frutto della decisione delle parti». Una priorità sulla quale però non concorda la Cgil che considera «non accoglibile la richiesta delle associazioni datoriali di produrre un nuovo avviso comune di ricezione della direttiva europea». Per il sindacato le modifiche apportate nel tempo alla direttiva per includere settori precedentemente esclusi non modificano l’impostazione iniziale, e pertanto «non richiedono una revisione generale bensì specifiche precisazioni per tali settori». L’avviso comune del 1997 – spiega ancora la Cgil – «ha trovato prime applicazioni nel Pacchetto Treu, nella legge sugli straordinari, nel dl sul lavoro notturno». Ecco perché «la richiesta di Confindustria, Confcommercio e delle altre associazioni di abrogare tutta questa legislazione, peggiorandone i contenuti con riflessi negativi nei prossimi rinnovi contrattuali, non trova il consenso del sindacato che presenterà tali valutazioni nell’incontro col Governo convocato per il 1° ottobre». Un pericolo giudicato inesistente dalla Cisl che ribadisce come i princìpi della contrattazioni siano, comunque, un punto irrinunciabile e centrale dell’avviso comune, così come peraltro prevedeva l’accordo siglato cinque anni fa e che ora costituisce la bozza di confronto presentata dalle associazioni datoriali.