Orari: modello Ue sotto esame

21/07/2004

          mercoledì 21 luglio 2004
          sezione: ITALIA-LAVORO – pag: 17

          Oggi la verifica tra il Governo e i confederali sul recepimento delle regole comunitarie nei contratti
          Orari modello Ue sotto esame
          Al centro dell’incontro anche la direttiva di Bruxelles sulla partecipazione da adottare entro l’8 ottobre

          SERENA UCCELLO

          MILANO • Non è proprio un esame, ma una verifica certamente sì. A un anno e mezzo dall’approvazione del decreto che recepisce la direttiva europea in materia di orario di lavoro il Governo convoca oggi i sindacati per fare il punto sull’applicazione delle norme. Una richiesta che nasce dall’articolo 19 dello stesso decreto, articolo che affida cioè al ministero il monitoraggio sull’attuazione delle regole comunitarie. «Si tratterà pensiamo — spiega Elisa Castellano la coordinatrice del dipartimento reti, terziario e cooperazione della Cgil — di una verifica sullo stato di applicazione del decreto nei contratti».
          Quella della direttiva europea sugli orari è una vicenda decennale, caratterizzata da una lunga serie di tentativi di accordo tra sindacati e imprese e di altrettanti fallimenti tra le parti.
          Un elenco di avvisi comuni sempre sul punto di essere firmati, salvo poi finire rimandati, fino a quanto, sotto la scure di una pensante sanzione (238mila euro di multa per ogni giorno di ritardo) da parte della Ue, il Governo non è intervenuto. La nuova disciplina che coinvolge tutti i settori produttivi — a eccezione della gente di mare e del personale di volo dell’aviazione civile — definisce (si veda il pezzo a fianco) l’orario settimanale e quello straordinario, interviene in materia di riposo settimanale e giornaliero, disciplina l’organizzazione delle ferie.
          Elemento centrale della normativa è il rimando all’intervento della contrattazione collettiva. Proprio il punto su cui il Governo vuole fare chiarezza. Verranno così ripercorsi i contratti, da quello metalmeccanico a quello del commercio, per verificare la coerenza con i contenuti del decreto. Ma durante l’incontro di oggi non si parlerà solo di contratti e di orari ma anche della direttiva (la 86 del 2001) che completa lo statuto della società europea (Se) per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori.
          La norma Ue deve infatti essere recepita entro l’8 ottobre e su questo sindacati e imprese sono a lavoro, così da arrivare alla stesura di un avviso comune. Si tratta di un passaggio importante dal momento che l’attuazione della direttiva è necessaria per l’entrata in vigore del regolamento comunitario (il 2157 del 2001) relativo appunto allo statuto della società europea. Uno dei punti centrali della direttiva è quello che riguarda il coinvolgimento del lavoratori inteso come «qualsiasi meccanismo, compresa l’informazione, la consultazione e la partecipazione, mediante la quale i rappresentanti dei lavoratori possono esercitare un’influenza sulle decisioni che devono essere adottate nell’ambito della società».
          Nel dettaglio la direttiva indica le procedure attraverso le quali «l’organo di rappresentanza dei lavoratori» dovrà essere informato «da parte dell’organo competente della società europea sui problemi che riguardano la stessa società con tempi, modalità e contenuti che consentano ai rappresentanti dei lavoratori di procedere a una valutazione approfondita dell’eventuale impatto».
          Per quanto riguarda poi la «partecipazione» viene chiarito che «l’influenza dell’organo di rappresentanza dei lavoratori nelle attività di una società» può essere esercitata attraverso «il diritto di eleggere o designare alcuni dei membri dell’organo di vigilanza o di amministrazione della società», oppure attraverso «il diritto di raccomandare la designazione di alcuni o di tutti i membri dell’organo di vigilanza o di amministrazione della società».
          Un appuntamento importante, dunque, quello di oggi che il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi ricorda sottolineando: «Le parti più che cercare punti di intesa a spese del bilancio dello Stato, intese per loro natura facili, si cimentino con materie che appartengono al negoziato bilaterale come quelle di domani».