Orari, le parti cercano nuove regole

25/09/2002

          25 settembre 2002





          ITALIA-LAVORO


          Orari, le parti cercano nuove regole

          Parte il confronto per definire un avviso comune sulla direttiva Ue da recepire

          Serena Uccello


          MILANO – Si riparte dall’accordo del 1997. Comincia con questa indicazione generale la trattativa tra le associazioni datoriali e i sindacati sulla definizione di un avviso comune in materia di orario di lavoro. Il primo incontro tra le parti si è svolto lunedì scorso presso la sede di Confindustria, il prossimo è previsto per giovedì 26, mentre il 1° ottobre le parti sociali incontreranno su questa materia il Governo. L’obiettivo è recepire, in breve, nell’ordinamento italiano la direttiva europea 93/104/Ce. Una esigenza di tempestività giustificata dalla sentenza di condanna, per il mancato adeguamento normativo, della Corte di Giustizia europea. «Già nel 1997 – spiega Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl – sindacati e Confindustria avevano formulato un avviso comune che però il Governo non recepì». Da allora si sono sovrapposte nuove direttive (la 63 per la gente di mare, la 95 per la gente di mare a bordo di navi presso porti della comunità, la 34 sui settori esclusi, la 79 sull’orario del personale di volo) che hanno ampliato la ridefinizione dell’orario di lavoro ai settori in precedenza lasciati fuori o «particolarmente delicati». Oggi proprio sfruttando l’intesa raggiunta cinque anni fa si punta a un nuovo accordo, che non modifichi i contenuti del precedente, ma che li adegui all’attuale organizzazione del mercato del lavoro, tenendo conto dei cambiamenti dei sistemi di produzione e delle innovazioni tecnologiche. Un processo che sembra cominciare segnato da un moderato ottimismo, anche se in presenza di alcune questioni spinose, come la definizione dell’orario nel settore del turismo e del commercio. «Costruire un sistema di norme – dice Bonanni – in equilibrio tra le esigenze di tutte le parti vuole dire realizzare un sistema di regole che tutti rispetteranno». Tra i punti chiavi del nuovo avviso comune, sulla scia del precedente, verrà inserita la «valorizzazione – attraverso il rinvio – del ruolo della contrattazione», oltre che «l’abrogazione delle leggi sulla durata massima giornaliera dell’orario». Si fisserà, inoltre, la durata settimanale dell’orario legale a 40 ore. Più articolata, pur confermando quanto previsto dai contratti collettivi nazionali, la regolazione del lavoro straordinario che dovrà prevedere: l’abrogazione della durata massima giornaliera e settimanale dello straordinario, l’inserimento nello straordinario delle ore eccedenti l’orario legale, le maggiorazioni retributive e i riposi compensativi, la durata massima annuale e le causali. L’avviso comune dovrà, poi, specificare il campo di applicazione e le deroghe, e la definizione di cosa si intende per lavori a turni, lavoro notturno, le modalità di comunicazione e i lavoratori esclusi.