Orari impossibili e contratti in nero:nei supermarket, dipendenti sfruttati

18/04/2014

Turni massacranti, straordinari e festivi spesso non retribuiti, la paura di perdere il posto e le intimidazioni: «Parlo, ma se mi scoprono i capi è l’inferno». Viaggio nella Gdo, tra una trentina di super e discount romani. Le aziende: «Rispettiamo i contratti»

ROMA – «Vorrei spiegare quello che succede, come siamo trattati, ma ho paura, se i “capi” mi scoprissero per me sarebbe l’inferno». «Non siamo autorizzati a rilasciare dichiarazioni riguardo il nostro lavoro ai clienti, né tantomeno ai giornalisti”. «Il responsabile ha visto che parlava con me, se ne vada o mi rovinerà». Corriere.it ha cercato di far luce sulle condizioni di lavoro di dipendenti e responsabili di supermercati e discount a Roma, ma le domande spesso sono rimbalzate contro un muro di gomma fatto di paura. La garanzia dell’anonimato e dell’indicazione generica del supermercato (senza precisare la zona) nella maggior parte dei casi non è stata sufficiente. Su una trentina di punti vendita, soltanto in otto casi il personale ha deciso di spiegare la propria condizione. E il quadro non è certo confortante, fra straordinari non pagati adeguatamente o riconosciuti come orario lavorativo normale, turni di 15 ore al giorno, lavoro «imposto» nei festivi , contratti in nero e pressioni psicologiche. A sorpresa, però, le condizioni dei lavoratori sarebbero migliori nei discount rispetto ai supermercati.
Salta la pausa settimanale

Full time o part time fa poca differenza. Spesso i turni secondo il racconto dei lavoratori della grande distribuzione sarebbero massacranti e il giorno di pausa settimanale diventerebbe un’utopia. «Non è raro che abbia fatto anche turni di 12 ore di fila senza mai staccare – racconta un dipendente di Conad -. L’incubo vero e proprio, però, è nelle festività. In questi periodi mi è capitato di lavorare anche due settimane consecutive senza un giorno di riposo. Inoltre, per non pagare il festivo, spesso ci costringono al recupero settimanale, obbligandoci a usufruire del giorno libero da lunedì a giovedì». La replica dell’azienda, però, dipinge un quadro diverso da quello del dipendente: «L’organizzazione del lavoro avviene ovunque nel rispetto della normativa contrattuale e della legge vigente in materia di orario di lavoro. Vengono, dunque, riconosciute le maggiorazioni per le prestazioni lavorative straordinarie e nei giorni festivi. E’ fuor di dubbio che un periodo come quello natalizio o pasquale rappresenti un momento di particolare impegno e ciò si ripercuota sull’attività lavorativa che può risultare intensa, fermo restando il rispetto delle normative vigenti».
Esercizi mai chiusi

Le regole della grande distribuzione, negli ultimi anni, hanno imposto a molti supermercati di restare aperti anche nel fine settimana per contrastare la concorrenza. Per i dipendenti, però, lavorare di domenica spesso non è una scelta ma un obbligo. «Il supermercato ci impone di lavorare una domenica ogni due settimane – spiega la dipendente di un Carrefour in franchising -. Quindi mi capita di non staccare anche per 14 giorni di fila, nonostante il mio sia un contratto part time da 30 ore a settimana». I festivi, però, vengono retribuiti nella stessa maniera dei giorni normali. «I festivi vengono pagati ad ora – spiega la dipendente del Carrefour -, quindi per noi non cambia nulla a livello di busta paga».
Un direttore: «In 2 dalle 8,30 alle 21»
Una situazione del genere non riguarda soltanto i semplici dipendenti, ma coinvolge anche molti direttori di supermercati. «Siamo aperti 362 giorni l’anno dalle 8 e 30 alle 21, questo significa che noi nel punto vendita siamo operativi dalle 6 e 30 alle 21 e 30 circa – spiega un direttore che non vuole sia indicato il nome della catena per cui lavora, per paura di ripercussioni “indiscriminate” su tutti i punti vendita -. Come responsabili siamo costretti dalle nostre aziende a coprire turni giornalieri del genere soltanto con due unità (direttore e collaboratore)». La liberalizzazione degli orari, con la possibilità di restare aperti anche durante i festivi e la domenica, si è rivelata un arma a doppio taglio: avrebbe dovuto portare più introiti e di conseguenza più assunzioni, ma così non è stato. «Le aziende restano aperte più di prima ma con lo stesso numero di dipendenti – continua il direttore -. Garantire un servizio per 362 giorni l’anno con solo due “teste” è fuori dal mondo. La crisi è stata un pretesto per tirare sempre di più la corda nei confronti dei dipendenti e far apparire come normale quello che fino a pochi anni fa era anormale, come ad esempio fare 150 ore di straordinari al mese».
Retribuzioni ferme e «festivi-premio»

Un’eccezionalità che diventa normalità sotto tutti i profili tranne uno: la retribuzione. «Le festività e gli straordinari non sono pagati di più, come dovrebbe essere, ma in busta paga queste ore vengono indicate come “premio”, senza alcuna maggiorazione retributiva oraria – spiega la dipendente del Carrefour -. Inoltre spesso ci chiedono mansioni che da contratto non saremmo tenuti a svolgere. Io sono stata assunta come cassiera, ma lavoro praticamente in tutti i reparti».
La replica: «Colpa dei franchising»

L’azienda, però, spiega che queste pratiche non sono usuali: «Non siamo a conoscenza di situazioni simili – dice il gruppo -, il market in questione ha un rapporto di franchising con Carrefour che quindi non ha in gestione il personale. Questo tuttavia non impedisce di verificare le informazioni ed eventualmente intervenire con le modalità idonee». In alcuni casi gli straordinari sarebbero addirittura imposti e un rifiuto potrebbe significare un trasferimento sgradito al dipendente. «Ho un contratto a tempo indeterminato da 6 ore e 30, ma la richiesta di fare ore supplementari è un’abitudine e pochi rifiutano per paura delle pressioni – spiega il dipendente del Conad –. Un collega che lavorava in un punto vendita da poco acquisito si è rifiutato, per esigenze familiari, di fare gli straordinari, ed è stato trasferito in un punto vendita distante da dove abitava. Hanno ripartito le sue sei ore e mezza giornaliere in turni spezzati di due ore. Non sostenendo più la situazione si è licenziato». Conad, però, nega queste pratiche sanzionatorie: «Non si sono mai registrati casi di trasferimenti punitivi. L’assetto del sistema, che associa imprenditori che gestiscono in autonomia i propri punti vendita, non consente di disporre alcun trasferimento, possibile solo nell’ambito di una medesima ragione sociale». Ma se il titolare del franchising ha più punti vendita…
«Ho scelto io di lavorare in nero»
C’è chi, invece, un contratto part time o full time vero e proprio non l’ha mai avuto e ha continuato per anni a lavorare in nero. «Oggi ho 34 anni, a 18 ho iniziato a lavorare in un Gs gestito in franchising (il marchio italiano non esiste più, perché acquistato da Carrefour ndr) – spiega un ex dipendente che ora ha cambiato lavoro -. Ho lavorato in nero per molto tempo, ma è stata una mia scelta per avere più libertà durante il giorno. Chi gestiva il supermercato era un amico di famiglia e mi ha concesso questa possibilità accordandomi la stessa retribuzione dei colleghi». Un vantaggio per l’ex dipendente, ma anche minori spese fiscali per il supermercato. E nessuna tutela contro eventuali infortuni.
I casi virtuosi: Auchan la più corretta

Non sempre lavorare nei supermercati significa andare incontro a situazioni come quelle appena descritte. I dipendenti del Gruppo Auchan (che comprende fra gli altri Simply e Sma), ad esempio, riconoscono all’azienda correttezza e precisione nel computo e nel pagamento degli straordinari. «Ho un part time e faccio anche 40 ore di straordinari al mese, così da 750 euro riesco a guadagnarne anche 1.200 – spiega un dipendente di Sma -. Non ho mai avuto problemi con l’azienda, anche se dopo 7 anni di contratto di questo tipo, non nego che vorrei passare al tempo pieno».
Sorpresa discount: propensi a giuste regole

Rispetto al mondo dei supermercati (fatte salve le dovute eccezioni), le condizioni dei dipendenti dei discount sembrano quasi di un altro pianeta. Nei Dico ed Eurospin, ad esempio, nonostante turni molto duri e aperture nei festivi, tutte le ore di lavoro straordinario vengono retribuite regolarmente e puntualmente. Tuodì, invece, per policy aziendale non consente gli straordinari, se non in casi eccezionali. «Quando siamo costretti a farli, ad esempio se manca un collega per malattia, ce li fanno recuperare sul monte ore totale», spiega un dipendente. Ma non è tutto oro quello che luccica neanche per i discount. A un punto vendita In’s, infatti, il direttore spiega come il badge funzioni in maniera del tutto particolare: «Il mio cartellino non ha orario di entrata od uscita, vengo pagato “a presenza giornaliera”, così anche se lavoro, come spesso capita, 15 ore al giorno, la retribuzione è sempre la stessa». Se i risultati sono buoni, prosegue, «mi viene riconosciuto un premio di produzione che non è, però, neanche lontanamente sufficiente a compensare le ore lavorative effettuate. Premio fa l’altro che riguarda solo me e non i dipendenti».