«Ora rivediamo gli ammortizzatori sociali»

04/04/2002




(Del 4/4/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
analisi
Roberto Giovannini
SI VUOLE UN INTERVENTO A «COSTO ZERO». E´ IL PRIMO PASSO PER UN MAGGIOR CONSENSO
«Ora rivediamo gli ammortizzatori sociali»
L´esecutivo studia nuove regole per tutelare chi perde il posto

IL sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi annuncia come imminente l´arrivo di un piano del governo di riordino e potenziamento degli ammortizzatori sociali. E in questi giorni, di qui allo sciopero generale del 16 aprile, praticamente tutti – nel governo come nelle parti sociali, sindacali e imprenditoriali – scommettono proprio su questa carta per tentare di riannodare il dialogo frantumato dallo scontro sui licenziamenti. Ci punta anche Gianfranco Fini, che al congresso di Alleanza Nazionale – presenti Pezzotta e Angeletti – intende lanciare segnali concreti su questo versante. Forse l´annuncio di Sacconi giunge però un po´ prematuro: al Welfare da qualche giorno i tecnici si sono in effetti messi al lavoro per predisporre almeno uno schema per la nuova rete di protezione sociale, ma un progetto vero e proprio ancora non c´è. I problemi da affrontare e superare per ipotizzare un rafforzamento delle tutele per chi perde il posto di lavoro sono in effetti titanici. E – con le dovute eccezioni – si tratta più o meno degli stessi ostacoli su cui si dovettero arenare i tecnici e i ministri del centrosinistra nella passata legislatura: le ingenti risorse finanziarie da mettere a disposizione, dove calare la mannaia per tagliare strumenti oggi esistenti da «razionalizzare», come gestire la fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema. Al ministero dell´Economia – non è certo un segreto – si segue con una certa preoccupazione il lavoro dei tecnici del ministero di Maroni: risorse extra non ce ne sono, e semmai il problema è tagliare. Del resto, la delega all´esame del Parlamento ipotizza che il riordino degli ammortizzatori sociali venga fatto «a costo zero», ovvero senza nuovi aggravi per le esauste casse dello Stato. Ma tagliare – ad esempio nei settori notoriamente «spreconi», a cominciare dalla disoccupazione nell´agricoltura – è cosa complicata e «socialmente» rischiosa. Per non parlare di interventi sulla cassa integrazione e la mobilità, che getterebbero nuova benzina sul fuoco della protesta operaia. La scommessa del sottosegretario Sacconi è quella di costruire in più tappe un pacchetto di misure che tengano insieme l´estensione della rete di welfare e interventi di sostegno alla formazione e alla ricerca di nuovo impiego per i disoccupati o gli espulsi dal mercato del lavoro. È quello che viene chiamato «welfare to work»: un percorso che parte da una più forte tutela economica per chi non ha più lavoro e attraverso strumenti di formazione, orientamento e servizi all´impiego dovrebbero portare il disoccupato a un nuovo posto. O alla perdita del sussidio, se non accetterà colloqui e proposte. Quanto alle risorse, a parte possibili recuperi su quelle già stanziate, il grosso dovrebbe arrivare a partire dal prossimo documento di programmazione, e sbloccato nella Finanziaria 2003. Da subito, decollerebbe soltanto l’innalzamento dal 40% al 60% dell’importo dell’assegno di disoccupazione, che verrebbe percepito per un anno anziché per soli sei mesi. Oltre alle già ricordate difficoltà nell´elaborazione di questo progetto, ve ne sono altre, e consistenti, di natura politica. Per Sacconi il varo del «welfare to work» non si dovrebbe accompagnare alla cancellazione della riforma governativa sui licenziamenti, che dovrebbe viaggiare «in parallelo». E finora, per i sindacati lo stralcio delle modifiche all´articolo 18 appare ancora una condizione ineliminabile per la ripresa fruttuosa del dialogo. In secondo luogo, le voci su possibili «rimpasti» all´interno della compagine ministeriale rendono complicato «progettare» schemi che potrebbero essere rapidamente cestinati. Una delle ipotesi più ricorrenti vede l´uscita di Roberto Maroni – quasi scomparso all´orizzonte nelle ultime settimane – dalla poltrona di Via Veneto. Tra i candidati alla sostituzione c´è l´attuale ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno.