Ora rischia di tornare anche il ticket sanitario

16/10/2007
    martedì 16 ottobre 2007

    Pagina 9 – Primo Piano

      il caso
      Finanziaria sotto la lente

        Ora rischia di tornare
        anche il ticket sanitario

          MARCO ACCOSSATO

          TORINO

            Rischia di tornare, dal primo gennaio 2008, il ticket sulle visite specialistiche e sulle analisi mediche. Ventisette milioni di italiani potrebbero di nuovo pagare i 10 euro a ricetta che il governo ha permesso quest’anno alle Regioni di abolire, stanziando una quota di 811 milioni di euro per ripianare il mancato introito. La Finanziaria 2008 non ha ancora messo a bilancio la cifra equivalente per i dodici mesi che verranno, né ha cancellato il provvedimento del 2007. Così, fra meno di due mesi si rischia concretamente di vedere ripristinata anche questa forma di compartecipazione alla spesa sanitaria – oltre al ticket in pronto soccorso sui «codici bianchi» – che gli italiani credevano definitivamente abolita. A meno che il governo non trovi entro i prossimi quaranta giorni la somma indispensabile per riconfermare l’abolizione, i cittadini dovranno sommare 10 euro al ticket sull’esame vero e proprio, sempre rimasto in vigore: su visite e analisi si pagavano e si pagano già fino a 36,15 euro. Esenti a parte, naturalmente: bambini fino a 6 anni di età, persone sopra i 65 con redditi inferiori a 36 mila euro, pensionati, disoccupati, esenti per patologia.

            Secondo i calcoli del ministero della Salute dovrebbero essere 834 i milioni di euro da stanziare in Finanziaria per consentire alle regioni di non ripristinare il balzello sulle prestazioni. Una cifra che molti sostengono siano addirittura sottostimata. Denaro che, in ogni caso, finora non c’è. Ma non sembra impossibile trovare. «E lo troveremo», dichiara il presidente dei senatori dell’Ulivo, Anna Finocchiaro. «Lo troveremo», sostiene anche il ministro della Salute, Livia Turco: «Nella Sanità del 2008 – aveva già rassicurato alcuni giorni fa, a margine di un’audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato – non ci sarà alcun ticket». Nessuno in più, per lo meno.

            Come in questo 2007, il ritorno del ticket sulla ricetta potrebbe disegnare un’Italia diversa, fatta di esigenze diverse a seconda della consistenza dei singoli bilanci regioni e delle differenti priorità di spesa. Già quest’anno, ad esempio, la Lombardia aveva protestato, per voce dell’assessore alla Sanità Alessandro Cè, chiedendo un maggiore trasferimento di fondi statali a proprio vantaggio, sostenendo che fossero immotivatamente inferiori a quelli concessi all’Emilia Romagna.

            Nulle le speranze che le Regioni, senza «copertura» degli oltre 800 milioni di euro da Roma, possano non introdurre la compartecipazione sulle visite specialistiche.

            «Per il mancato incasso del ticket da giugno a dicembre di quest’anno – calcola in Piemonte Mariangela Cotto, consigliera regionale di Forza Italia, che ha presentato ieri un ordine del giorno sulla questione – il Piemonte otterrà dallo Stato per il 2007 una cifra di circa 39 milioni di euro. Ciò significa che nell’arco di un intero anno il ticket costerebbe ai soli piemontesi 67 milioni di euro. Il che corrisponde a una cifra media pro-capite di circa 16 euro». «Meno male – polemizza la Cotto – che secondo Romano Prodi questa doveva essere la finanziaria della svolta, dopo quella “lacrime e sangue” dello scorso anno. Giorno dopo giorno, scorrendo articoli e commi del nuovo testo, spuntano sorprese su sorprese».

            Tra le ragioni dell’abolizione del ticket sulla ricetta c’era anche un paradosso: il fatto che, applicando i 10 euro in più, il costo complessivo di molti esami e visite specialistiche risultava superiore a quanto il cittadino avrebbe pagato sottoponendosi alla medesima prestazione nel privato. E quasi sempre senza liste d’attesa interminabili, cioè in un arco di tempo inferiore.

            Il governo tornerà oggi a parlare di Finanziaria, dopo la pausa delle primarie. L’impegno di Roma per trovare la cifra necessaria alla copertura «è nell’impegno della maggioranza» e nelle rassicurazioni del ministro Turco.

            Ma senza fondi ad hoc, senza certezze, dal prossimo gennaio mantenersi in salute costerà di più.

          www.lastampa.it/accossato.asp