Ora Montezemolo apre al dialogo

29/01/2010

«Da parte della Fiat c´è la massima disponibilità». E´ il presidente del Lingotto, Luca Cordero di Montezemolo, a ripeterlo con insistenza nel tentativo di stemperare le polemiche e le tensioni che si sono inasprite dopo l´annuncio della cassa integrazione e dopo le parole dell´ad, Sergio Marchionne. Lo ha fatto alla vigilia della riunione di oggi in sede di governo sul caso Termini Imerese a proposito della quale il ministro Claudio Scajola ha dichiarato che si cercherà «di riannodare i fili, anche se ora ciò è più difficile». Ancora più duro Guglielmo Epifani per il quale con la Cig «la Fiat mette benzina sul fuoco».
«E´ chiaro che tutti i nodi vanno affrontati in un clima di dialogo e di confronto con le parti sociali e con il governo che in questi mesi ha dimostrato una grande attenzione all´auto», ha detto Montezemolo precisando però che la cassa integrazione è «la diretta conseguenza del crollo degli ordini che stiamo registrando in questo mese e che è peggiore rispetto al gennaio 2009 quando il mercato toccò il punto più basso». Con parole misurate, al fine di allontanare il sospetto di una sua diversa posizione rispetto alla linea di Marchionne, il presidente della Fiat ha ricordato che «le condizioni di svantaggio competitivo dell´impianto di Termini Imerse rendono impossibile proseguire la produzione oltre il 2011» e ha definito «una decisione molto impegnativa e coraggiosa» quella di portare a Pomigliano «una vettura di grandi volumi e per noi fondamentale come la Panda».
Ma la linea rivendicata da Lingotto non sembra per il momento attenuare il dissenso e i malumori del governo. «Non siamo stati informati – ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Economico con riferimento alla cassa -. E´ stata una decisione inopportuna annunciata a un mese di distanza che rende più difficile i colloqui con le parti sociali sul piano di ristrutturazione Fiat». Su questo ha insistito anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sostenendo la necessità di evitare che «ci siano atti unilaterali non discussi e non verificati com´è accaduto in questo caso».
In una vigilia del vertice romano ancora contrassegnata da proteste a Termini Imerese e Pomigliano e con la Borsa che ha punito la Fiat portandola, dopo il tonfo di mercoledì, sulla soglia di 8,77 euro, com´era inevitabile anche il sindacato ha rincarato la dose. Epifani, leader della Cgil, dopo aver ricordato che «ci sono le esigenze dell´azienda e ci sono le esigenze dei lavoratori e del paese», ha detto: «Noi restiamo il paese dove si producono meno automobili di quelle che si vendono e questo, rispetto a quanto avviene altrove, è un distacco imbarazzante. In Italia si produce un quarto di quello che si vende».
Questo scarto è stato sottolineato anche dal segretario della Uil Luigi Angeletti, a commento delle critiche sui meccanismi della cassa integrazione: «Io non so se il governo sapesse o meno, sicuramente noi lo abbiamo appreso dai giornali». Una scelta che, per il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, è la dimostrazione di «un atteggiamento della Fiat arrogante e inaccettabile». Un comportamento che il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, per il quale gli incentivi devono essere concessi a patto che siano salvati i posti di lavoro, ha definito «imbarazzante». «Ci scaricano 30 mila cassintegrati – ha aggiunto – senza dirci niente»