Ora lo sciopero generale

14/06/2010

Ed ora lo sciopero generale. Dopo il grande successo della manifestazione nazionale di sabato scorso, la CGIL prosegue nella mobilitazione contro la cosiddetta manovra “correttiva” che nei prossimi giorni sarà discussa in Parlamento e sulla quale è assai probabile che l’esecutivo ponga la fiducia, blindando così un complesso di misure sbagliato e iniquo. Lo sciopero generale (per l’intera giornata per i lavoratori pubblici, quattro ore per i privati) è stato proclamato dalla CGIL per venerdì 25 giugno, ma si svolgerà venerdì 2 luglio in Liguria, Toscana e Piemonte. Nel recente Comitato direttivo della confederazione, il segretario generale Guglielmo Epifani ha sottolineato come il sindacato sia convinto che i conti pubblici debbano tornare in equilibrio, ma il dl n. 78, e anche i contenuti annunciati del maxiemendamento
che il governo si accinge a presentare in aula, sono del tutto insufficienti. Le critiche di Epifani sono chiare, di merito: non vi sono i provvedimenti chiesti dalla CGIL a sostegno dell’occupazione, della crescita e dello sviluppo. Non si accetta il dialogo su un’ipotesi di manovra alternativa. Al contrario, i costi della crisi vengono tutti scaricati sui lavoratori dipendenti, pubblici e privati, sulle regioni, sugli enti locali (con pesanti conseguenze sui servizi e sui trasporti), sulla ricerca e la cultura, sulla formazione e la scuola, sulle pensioni, sugli invalidi, in buona sostanza sui cittadini più esposti. La manovra – afferma la CGIL – è iniqua al Nord come nel Mezzogiorno; colpisce tanto i giovani quanto i pensionati; sottrae risorse alla parte più debole del paese. Una scelta di campo, quella del governo, che
non tocca in alcun modo quel dieci per cento di italiani che detengono il 45 per cento della ricchezza nazionale e non riguarda i top manager pubblici e privati. Tutti costoro, compreso il sistema delle imprese, non pagheranno un euro in più. La verità, come afferma il documento approvato dal Direttivo della CGIL, è che la condizione deficitaria dei conti pubblici italiani non è stata dettata solo dalla crisi e dalla congiuntura internazionale, ma principalmente dagli errori commessi nella gestione della finanza pubblica e dalla scelte di politica economica compiute dall’attuale governo, in un contesto di subalternità della stessa Confindustria.
Non è con i tagli “lineari” alla spesa pubblica – rileva la CGIL – che si esce dalla crisi. Senza una politica per la crescita e per l’occupazione, il rischio è di dovere decidere a breve una nuova manovra “correttiva”. La CGIL rilancia le sue proposte di rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga, di riforma del sistema di sostegno al lavoro e alla piena occupazione. Il sindacato ricorda anche come in molti paesi europei i sindacati stiano programmando
iniziative di protesta e di lotta unitarie. “Se nel nostro paese Cisl e Uil si rendessero disponibili ad una mobilitazione unitaria – afferma il documento del Direttivo – tutto il sindacato sarebbe più forte nel contrastare e cambiare una manovra tanto ingiusta e iniqua”. La CGIL ha ribadito anche la propria contrarietà alla controriforma del diritto del lavoro e al disegno di legge sulle intercettazioni manifestando la disponibilità ad organizzare iniziative unitarie di mobilitazione in accordo con gli operatori della sicurezza, con i magistrati e i giornalisti e con le associazioni e i movimenti della società civile.