Ora la Cgil deve digerire il nemico amatissimo

05/05/2006
    venerd� 5 maggio 2006

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    SINDACALIA UN’ANTICA DIFFIDENZA E UNA REALT� CON CUI FARE I CONTI

      Ora la Cgil deve digerire
      il nemico amatissimo

        Ettore Colombo

          Dopo anni di scontri iniziati quando il presidente dei Ds guidava il partito (come segretario) e Cofferati arriv� alla guida del sindacato, bisognava aspettare che Spezzaferro fosse in corsa per il Quirinale per vedere una “Cgil dalemiana”. Eppure le cose stanno cos� e le “sacche di resistenza” antidalemiane storicamente presenti in corso d’Italia sembrano assottigliarsi fino a scomparire, di questi tempi. Non che non esistano, ma non si fanno notare o preferiscono trincerarsi nel pi� assoluto riserbo. Gli entusiasmi prodalemiani, invece, straripano di molto dai numeri e dalla consistenza della componente riformista, che per �D’Alema for president� ha messo in campo un tifo compatto e da stadio.

          Certo, antichi dissapori e diffidenze sono duri a morire, nei confronti di un uomo politico che – a sinistra come a destra, dentro la Cgil – � stato considerato a lungo un vero e proprio �nemico� del sindacato. �D’Alema � sempre stato ostile alla Cgil da quando la criticava da sinistra, negli anni Settanta, perch� “non capiva i giovani”, a quando l’attacc� da destra sostenendo, ben prima che Berlusconi e Confindustria sferrassero la loro battaglia sul tema, che “l’articolo 18 era un ostacolo alla crescita dimensionale delle imprese”. Per non dire di tutto il periodo passato a remare a favore dell’unit� sindacale s�, ma guidata dalla Cisl e da D’Antoni�, ragiona una fonte interna. �Chi ha sempre creduto nella supremazia della politica sulla societ� civile e i corpi intermedi ai tempi del primo Ulivo e si � opposto in modo occhiuto alla stagione dei movimenti e dei girotondi, che vedevano in Cofferati il loro leader naturale, non pu� che essere culturalmente e politicamente lontano dall’idea di mediazione propria del sindacato�, sospira la fonte, peraltro di una delle categorie pi� importanti e pesanti della Cgil. C’� inoltre chi sostiene la vecchia tesi del D’Alema “inciucione” e pronto a scaricare di nuovo Prodi, appena potr�, in nome di un nuovo “patto della crostata” da stipulare col Berlusconi di turno: �Prodi ed Epifani avrebbero solo da perderne�, sostiene un’altra fonte sindacale, �e il loro asse, sancito al congresso della Cgil e sul quale tanto ci siamo spesi, finirebbe presto in pezzi, con D’Alema al Quirinale�. �Balle, ruggini antiche ormai sedimentate, la fase � completamente nuova: se vogliamo costruire davvero il partito democratico, un ex comunista al Colle � parte essenziale del percorso, Prodi non ha nulla da temere�, ribattono i cigiellini prodalemiani, sfegatati e non.

          Tanto pi� � vera la constatazione, spiegano i sostenitori del new feeling, che persino il rapporto personale tra Epifani e D’Alema se non � dei pi� facili e calorosi (il segretario della Cgil �si prende� di certo e di pi� con personalit� come Giuliano Amato, per non dire del rapporto davvero affettuoso e amicale che da sempre ha con Walter Veltroni), sarebbe di molto migliorato. �Su diversi punti si sono trovati d’accordo, oggi e in passato�, fanno notare, e c’� chi sottolinea la presentazione di un libro (quello del riformista Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds) organizzata qualche mese fa a Roma proprio con l’intento di metterli uno accanto all’altro e farli stare insieme, il veltroniano Epifani e il dalemiano D’Alema.

          Del resto, se nemmeno il leader dell’ala dura e pura della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha rimostranze da fare sul punto (�D’Alema al Quirinale? Benissimo!� ribatte al Riformista da Atene, dove si trova per il social forum europeo) e le vecchie ruggini di una segreteria cigiellina quasi tutta composta di ex cofferatiani serba pi� rancori, i conti sono presto fatti: la consapevolezza di avere un leader ex o post-comunista al Quirinale fa aggio sul resto per tutti. Senza dire del fatto che le componenti rifondarole sono gi� pi� che soddisfatte dall’elezione di Bertinotti alla Camera (la sua visita in corso d’Italia e il suo abbraccio con Epifani l’altro giorno sono stati pi� che eloquenti) mentre quelle prodiane (ed ex cofferatiane) restano guardinghe ma in ogni caso speranzose. Certo, le loro speranze si appuntano pi� sul prossimo inquilino di palazzo Chigi che del Quirinale ma anche per loro � tempo di fare di necessit� virt�. N� tantomeno la frase �per il Quirinale serve il pi� largo consenso� detta ieri da Epifani (come peraltro quella dall’identico tenore rilasciata dal segretario generale della Uil Angeletti) pu� essere in alcun modo intesa come una “presa di distanza” dal candidato D’Alema: che si faccia presto e bene, come sul governo, � l’unico interesse di Epifani. �D’altra parte, pensare che D’Alema venga candidato al Quirinale contro Prodi � una pura sciocchezza�, incalza un cigiellino che conta. E se l’antidalemismo non alberga pi� in casa Cgil, figuriamoci se ha diritto di residenza in Cisl, dove pure qualche pensiero su un possibile balzo in avanti dell’amico Franco era stato fatto e dove peraltro c’� ancora chi spera che il cattolico Marini non sia del tutto fuori dalla partita, ove D’Alema non ce la facesse.

            D’altra parte, in Cisl come in Confindustria sono ben pi� interessati a questioni forse pi� prosaiche ma di certo pi� concrete: il nome del titolare del dicastero del Welfare, ad esempio. Il veto di Confindustria (e della Cisl) su Paolo Ferrero, responsabile Lavoro del Prc, c’� stato, in effetti, nonostante la grande stima che circonda la sua persona, stima che si poteva riscontrare anche sulle pagine del Sole 24 ore di ieri e coinvolge anche Prodi. Resta il punto: �sulla poltrona del Lavoro serve un uomo del dialogo, che creda nella concertazione e privo di pregiudiziali ideologiche, insomma un riformista�, spiegano da Cisl e Confindustria. Un identikit perfetto, per il diessino Damiano, candidato con molte chanche ma se D’Alema sale al Colle come la delegazione del Prc ha dovuto autolimitarsi con Bertinotti alla Camera anche quella dei Ds si assottiglierebbe. Al Lavoro in quanto tale andrebbe dunque la diellina Rosy Bindi, con Damiano come vice (e tecnico della materia), mentre al Prc resterebbero gli Affari sociali grazie all’ormai certo “spacchettamento” del Welfare. Il punto � che Rifondazione, che gi� sta per perdere il rango di ministero per Patrizia Sentinelli ai Beni comuni, difficilmente doner� cos� tanto sangue e si accontenter� di un mezzo ministero svuotato di competenze e marginale. �Certi veti�, ragionano i rifondaroli, �li possiamo anche capire e subirli, per amor di coalizione ma non da tutti e su tutto�. In fondo, per quanto riguarda il governo, nel Prc vige la stessa logica che guida i Ds, sui ministeri economici (dove l’Economia reale a Bersani viene giudicata dato acquisito), se i leader di riferimento assurgono a maggior gloria: �ridimensionati va bene, sfregiati no�.