«Ora il via al Tfr. Senza modifiche»

07/11/2005
    domenica 6 novembre 2005

      Pagina 8 – Economia e Finanza

      LA RIFORMA – IL MINISTRO: GIOVEDI’ IN CONSIGLIO IL TESTO RINVIATO UN MESE FA. «NON CI SONO OBIEZIONI POSSIBILI»

        «Ora il via al Tfr. Senza modifiche»

          Marco Sodano

          Col Carroccio c’è Alleanza nazionale, si rafforza nel governo la linea del Tfr «così com’è». Garantisce il titolare del Welfare Roberto Maroni che il provvedimento andrà in consiglio dei ministri il 10 novembre: senza modifiche al testo rinviato alle Camere il 6 ottobre su ispirazione – spiegò quel giorno un contrariatissimo Maroni – della «lobby delle assicurazioni». Il messaggio per l’Ania in lotta per ottenere che il contributo del datore di lavoro (2%) sia concesso ai suoi clienti come a quelli dei fondi negoziali è chiaro: no pasaràn. E se il presidente del consiglio parteggia per la lobby si consideri avvertito pure lui. Spiegando che l’ipotesi di alzare l’età della pensione a 68 anni è da scartare, Maroni ne approfitta per mandare a dire a Berlusconi che «l’unica riforma di cui hanno bisogno le pensioni entro questa legislatura è l’avvio del Tfr».

          Lo appoggia il collega ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno. An e la Lega, dice, faranno passare il provvedimento senza farsi condizionare da interessi diversi da quelli dei lavoratori e delle imprese: «An fa riferimento solo a loro per la riforma della liquidazione». E al niet opposto dalle assicurazioni imprese e lavoratori devono rispondere picche, purché sia un picche «univoco, senza ambiguità e senza riserve». Così An e il Carroccio «riusciranno a condurre la riforma in porto senza cedere a interessi, magari legittimi, che sono lontani dalle necessità del Paese». Beninteso, non a quelli «del mercato assicurativo». In vista dell’incontro decisivo, Maroni mette sul tavolo le sue carte: le commissioni Lavoro di Senato e Camera hanno confermato il parere positivo, l’unica modifica riguarderà la moratoria di tre anni per le imprese che non hanno i requisiti per accedere al credito compensativo delle quote di Tfr perduto. Su quest’ultimo punto i sindacati – che accolgono con soddisfazione tutto il resto – non sono d’accordo. Morena Piccinini (Cgil) teme discriminazioni tra chi lavora in imprese economicamente solide e potrà trasferire subito il Tfr ai fondi integrativi e gli altri, costretti ad aspettare.

          Al ministro del Welfare interessa soprattutto far sapere che a questo punto «non ci sono più obiezioni valide. L’unica bocciatura l’hanno incassata i rilievi del Governo, su cui non ero d’accordo». Insomma, Maroni si augura che «prevalga la linea della riforma e non quella degli interessi» e dice che in caso di stop è pronto a sbattere la porta: «Non potrei fare altro che porre la questione sul piano politico, chiedendo al Consiglio della Lega se questa decisione dell’esecutivo è compatibile con la presenza della Lega al Governo». Anche se «non intendo fare nulla che comprometta il voto sulla devoluzione». Il ministro resta convinto che la nuova previdenza complementare debutterà a gennaio.

          La nuova liquidazione
            Con la riforma, le quote dello stipendio accantonate per il trattamento di fine rapporto (il 7% della retribuzione annua) potranno essere conferite ai fondi integrativi anziché conservate in azienda: ci sono sei mesi di tempo per decidere quale fondo (o di lasciare il denaro all’azienda) I fondi dovrebbero garantire un’integrazione dell’assegno di pensione a fine lavoro. Le aziende, a compensazione dei capitali trasferiti, avranno accesso a credito, coperto da un fondo garantito dallo Stato.