Ora il tesoretto raddoppia

05/06/2007
    martedì 5 giugno 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

    CONTI PUBBLICI
    Scontro sulle risorse

      Ora il tesoretto raddoppia

        Grandi: 5 miliardi da spendere, non 2,5
        L’Ocse: usateli per il deficit

          STEFANO LEPRI

          ROMA
          Quelli dell’Ocse sono venuti in Italia per invitare a tenerlo in cassa, il «tesoretto»; tra i loro interlocutori hanno trovato larghi sorrisi, perché secondo gli ultimi conteggi del ministero dell’Economia quell’imprevisto surplus di entrate fiscali si sta ingrossando davvero. Messi da parte i 7,5-8 miliardi di euro che serviranno a raggiungere gli obiettivi 2008 senza nuove tasse, ne resterebbero da spendere, da luglio, non i 2,5 miliardi finora stimati, ma 3,5-4, per alcuni perfino 6.

          «Verso i 5 miliardi» è la cifra rilanciata ieri dal sottosegretario Alfiero Grandi (Sinistra democratica). Non è la prima volta che lo fa, e anche Francesco Rutelli e Massimo D’Alema avevano avvalorato qualche speranza; fin lì, erano ipotesi. Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa continua a smentire: «non ci sono cifre nuove». Ma qualcosa trapela, del nuovo quadro previsionale per il prossimo Dpef. Negli uffici del governo circolano numeri buoni, capaci di salvare capra e cavoli, di tamponare i dissensi nella maggioranza. Diverse fonti li confermano.

          Lasciateli in cassa tutti, quei soldi, insiste l’Ocse (l’organizzazione dei 30 Paesi più avanzati del mondo) nel suo rapporto sull’Italia che il segretario generale Angel Gurrìa, già ministro degli esteri del Messico, è venuto a presentare ieri. Romano Prodi lo ha accolto in pompa magna, perché il rapporto loda l’attuale governo: però quando Gurrìa, che parla un discreto italiano, ha nominato il «tesoretto», il presidente del consiglio gli ha detto che preferiva non usare quel termine. «Allora lo chiamerò la manna» ha escogitato Gurrìa, ricorrendo alla Bibbia.

          Una simile manna di maggiori entrate fiscali, secondo i dati dell’Ocse, è piovuta tra 2006 e 2007 anche su altri governi. Con il debito pubblico che ha, l’Italia deve essere prudente al massimo: il surplus «va usato per intero a riduzione del deficit, piuttosto che in aumenti di spesa o tagli di tasse». La pressione fiscale in Italia potrà essere ridotta più in là, «al momento giusto» sostiene Gurrìa, ovvero quando si sarà frenata la spesa. Anche allora, ridurre l’Ici non sarebbe l’idea migliore: risulta all’Ocse che gli immobili sono tassati da noi meno che in molti altri Paesi, e se si vuole il federalismo fiscale i Comuni devono usare quello strumento.

          I consigli dell’Ocse contrappongono l’ala riformista della maggioranza, che li gradisce, dall’ala massimalista, che li respinge. Sulle pensioni il rapporto dice: le riforme le avete già fatte, attuatele invece di disfarle. Padoa-Schioppa raccoglie: «le leggi vigenti, la Dini e la Maroni, danno all’Italia un grado di sostenibilità finanziaria più alto di molti Paesi europei. Si tratta quindi di applicarle, o di modificarle senza alterare la sostenibilità». La sinistra ha reagito con minacce a Padoa-Schioppa; secondo il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Prc), con quella linea le elezioni si perderebbero.

          Forse la manna li rimetterà d’accordo. Le lodi del rapporto Ocse (a due anni dall’edizione precedente, assai critica) riguardano soprattutto i ministri Padoa-Schioppa, Bersani, per le liberalizzazioni, e Lanzillotta. Si incita a proseguire, aumentando la concorrenza e riducendo il ruolo dello Stato nell’economia. «Accogliamo l’invito» risponde Prodi, e cerca di fare dell’ironia: «chi trova la ricetta per fare le riforme senza perdere le elezioni merita non solo il premio Nobel per la pace ma anche per l’economia e la politica. E’ un quesito parallelo a quello di come fare la frittata senza rompere le uova».