Ora il sindacato rivede i contratti

23/03/2004



    sezione: ITALIA-POLITICA
    data: 2004-03-23 – pag: 15
    autore: LINA PALMERINI

    Un comitato unitario prepara nuovi modelli
    Ora il sindacato rivede i contratti
    ROMA • Non solo lo sciopero generale di venerdì prossimo. Cgil, Cisl e Uil
    hanno deciso di affrontare la questione salariale anche attraverso la riforma contrattuale. Presto verrà insediata una commissione unitaria delle tre confederazioni alla quale perteciperanno i tre leader, i segretari confederali ma anche esperti di economia del lavoro. È il primo passo che dà alla nuova alleanza tra sindacati un valore meno congiunturale e più strutturale. Dunque, si comincia a lavorare per verificare l’attualità degli accordi di luglio del ’93 anche se è la "giurisprudenza" che sta cambiando volto alla contrattazione.

    È nei fatti che sta cambiando la dinamica contrattuale: ormai da mesi, nelle piattaforme, non esiste più il riferimento all’inflazione programmata.
    E, dopo, la vicenda degli autoferrotranvieri, è ufficialmente dimenticata.
    A codificare il cambiamento è stato poi, recentemente, il nuovo accordo
    nell’artigianato che ha rivisto il modello contrattuale rafforzando il livello territoriale ma ha anche inventato un’inflazione "nuova". Azzerata quella programmata — nel contratto — si parla di «inflazione concordata» tra le parti sulla base di indicatori economici disponibili. L’effetto è stato immediato nel settore dei meccanici. La Fim e la Uilm hanno avviato una tornata di piattaforme provinciali per redistribuire produttività a chi non ha avuto il contratto aziendale.
    Un modo per compensare i lavoratori dell’industria che — differenza di quelli
    dell’artigianato — non possono contare su un secondo livello esigibile. Le prime piattaforme partiranno in Lombardia, Veneto, Emilia fino a toccare Napoli. La commissione unitaria per la riforma contrattuale s’insedierà presto ma l’aspetta almeno un testchiave. Il congresso anticipato della Fiom dei primi di giugno centrato sull’accordo di luglio. Un passaggio delicato nei rapporti tra la Fiom e la Cgil di Epifani ma determinate anche in vista del rinnovo — a fine anno — del biennio economico del settore metalmeccanico.
    Ma la questione salariale non è solo il risultato dell’abbandono della politica
    dei redditi. Nè è marginale nelle politiche di rilancio della crescita. E il primo
    ostacolo si chiama produttività. «Da quattro, cinque anni la produttività è
    piatta, anche e soprattutto nell’industria. L’Italia di sei anni fa era nelle prime
    posizioni — spiega Carlo Dell’Aringa, economista del lavoro — mentre ora sta scivolando al di sotto dei Paesi europei. Questo perchè i fattori competitivi sono cambiati con la globalizzazione. Ora gli investimenti strategici sono immateriali: innovazione, skills, education su cui noi siamo sempre stati indietro. Bisogna cominciare a investire anche se i benefici si vedranno sul medio-lungo termine». Nel frattempo il sindacato scalpita. «La prima cosa da fare — spiega Paolo Pirani, segretario confederale Uil — è rivedere la composizione del paniere Istat e una sua rimodulazione in base ai redditi». Dell’Aringa non dà torto al sindacato: «Non voglio entrare in disquisizioni, ma ciò che conta è l’inflazione percepita perchè è quella che fa scattare l’insoddisfazione dei lavoratori. È evidente che il target di inflazione non ha funzionato. Dunque, a cosa serve? Le responsabilità ci sono: l’impresa che non innova, con una produttività bassa, scarica il costo del lavoro sui prezzi. Allora, o tutti credono in questa strada e tengono basse le aspettative, altrimenti non si può chiedere un atto di fiducia unilaterale ai lavoratori».
    Tra le politiche "assenti" c’è quella fiscale che è prima, nella lista delle rivendicazioni dello sciopero di venerdì. «Sull’impoverimento delle famiglie —dice Pirani — pesa il dato fiscale: la legge che consente il recupero del drenaggio fiscale non è stata rifinanziata, c’è poi un problema di innalzamento delle quote esenti. Infine, la crisi economica produce un effetto sui meccanismi di recupero salariale: sono infatti crollati gli straordinari. Lavoriamo sulla riforma della contrattazione consapevoli che non è tutto». Un nuovo accordo del ’93? «Non credo — risponde Dell’Aringa —ci saranno nuove coordinate per tutti ma con delle differenze per categorie».