Ora il governo pensa agli accordi separati

31/05/2002







(Del 31/5/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
retroscena
Roberto Giovannini
Ora il governo pensa agli accordi separati
Contatti continui ieri sera fra i vertici di Cisl e Uil, mentre Cgil non molla Possibile un innalzamento a 19 dipendenti della soglia dei licenziamenti

ROMA
È l´ora dei dubbi, dei timori, della paura di sbagliare. In cui ogni scelta, ogni mossa va pesata. La vigilia dell´appuntamento per la ripresa del confronto tra governo e parti sociali è stata una giornata nervosa. Una vigilia durissima, in particolare, per i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil. Oggi il governo scoprirà le sue carte: non tutte, certamente, ma quanto basta per cercare di scompaginare il fronte delle tre confederazioni. E chissà, scontando un «no» pregiudiziale della Cgil, arrivare a un´intesa separata con Cisl e Uil. L´obiettivo dell´Esecutivo è chiarissimo, e concorde. Bisogna «annegare» all´interno di un ampio scambio – sul fisco, sulle pensioni, sul Mezzogiorno, sugli ammortizzatori sociali – la questione più delicata e spinosa, ovvero le modifiche della disciplina dei licenziamenti. Questo primo incontro dovrebbe servire soltanto a chiarire il quadro «metodologico»: i tempi del negoziato, che dovrebbe esaurirsi comunque entro un mese, un mese e mezzo; gli intrecci con il prossimo Dpef, che dovrebbe recepirne le conclusioni; l´articolazione dei tavoli di confronto, che sotto una regia più ampia del vicepremier Gianfranco Fini si dovrebbe suddividere in quattro subtrattative guidate dai ministri competenti (fisco, pensioni e ammortizzatori sociali, Mezzogiorno, mercato del lavoro). Il quadro è già sufficientemente chiaro. Ma sul da farsi discuterà stamattina il Consiglio dei Ministri, e successivamente ne parleranno a colazione con Berlusconi Maroni, Tremonti e Fini. In queste sedi si dovranno mettere a punto gli ultimi «dettagli». Ad esempio, ci sarà o no lo «spacchettamento» delle norme più contestate? Ovvero, le misure su articolo 18 e arbitrato, ammortizzatori sociali, decontribuzione delle pensioni dei nuovi assunti – già contenute nelle deleghe all´esame del Parlamento – saranno o no eliminate dalle deleghe e affidate a un nuovo disegno di legge? È chiaro che lo «spacchettamento» si presterebbe a diverse interpretazioni: il nuovo ddl potrebbe diventare un «binario morto», l´anticamera dello stralcio globale delle misure osteggiate dai sindacati. Oppure, potrebbe essere anche l´arma giusta per pressare Cofferati, Pezzotta e Angeletti, intanto blanditi da offerte sul fisco. E come farebbe Cofferati a proclamare uno sciopero generale contro una norma che – di fatto – deve essere ancora scritta? Ieri sera, dopo nuovi conciliaboli e contatti riservati con gli stati maggiori di Cisl e Uil, sembrava essersi fatta strada la tesi dello «spacchettamento». Tesi poco gradita a Giulio Tremonti, e invece apprezzata dai «dialoganti» di governo e maggioranza. In altre parole, dalle deleghe su lavoro e pensioni (che per il resto procederanno speditamente in Parlamento) verranno espunte le modifiche all´articolo 18, la decontribuzione, la norma che stabilisce «costo aggiuntivo zero» per gli ammortizzatori sociali. Su queste materie – si spiegherà alle parti sociali – si farà un disegno di legge che recepirà nella forma dell´«avviso comune» le conclusioni del negoziato, e che dovrà essere approvato entro la fine di luglio. «Avviso comune», in sindacalese, significa una cosa sola: tentare di siglare un accordo con Cisl e Uil, tagliando fuori la Cgil, o comunque limitandone il potere di veto. Così avvenne lo scorso giugno per i contratti a termine. E in questi giorni – sempre negati, sempre più flebilmente – si sono moltiplicati i sondaggi del governo verso Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. Sondaggi che sono stati fruttuosi, perché è chiaro – ammettono gli stessi ministri – che sarebbe folle avviare un tavolo negoziale senza predisporre almeno un canovaccio del possibile accordo. E sulla questione più scottante, l´articolo 18, questo «canovaccio» prevede l´innalzamento della soglia di dimensione d´impresa al di sotto della quale al dipendente licenziato senza giusta causa viene pagata soltanto una indennità economica. Oggi «scampano» alle regole dell´art. 18 solo le imprese al di sotto di 15 dipendenti; un domani questa soglia potrebbe essere innalzata a 19 dipendenti. Ma sui dettagli si tratterà. Savino Pezzotta, dicono i bene informati, potrebbe essere tentato da un accordo su questa base, «oliato» da concessioni in materia di fisco. Il leader cislino, però, si muove con grande cautela: si fida poco, già è stato scottato. E soprattutto dovrebbe fare i conti con una vasta fronda interna: la Lombardia, il Veneto, i metalmeccanici, i bancari e diversi segretari confederali sono radicalmente contrari a ogni modifica all´art. 18, e ostili a un accordo separato che li esporrebbe ad attacchi selvaggi nei luoghi di lavoro da parte della Cgil. Per batterla dovrebbe appoggiarsi sulle «truppe» vicine a Sergio D´Antoni e all´Udc. E soprattutto, bisognerebbe che l´accordo separato fosse siglato anche dalla Uil. Cosa non facile: Luigi Angeletti, ai suoi, «giura» di non aver stretto nessun accordo. La vastissima area che nella Uil è contraria all´accordo separato (se non altro, perché darebbe campo libero alla Cgil) cercherà domattina nel corso della Direzione confederale di «inchiodare» il segretario a un mandato vincolante molto rigido. E Cofferati? Il governo spera ancora – considerando inevitabile il rifiuto della Cgil a sedersi al tavolo per discutere di art.18 – che il sindacato di Corso d´Italia possa comunque trattare sulle altre tre materie. In ogni caso, c´è da credere che domani pomeriggio il segretario generale Cgil a un certo punto chiederà un chiarimento, interrompendo la discussione «metodologica»: «ma insomma, le modifiche all´art.18, sono stralciate o no?» Se la risposta sarà insoddisfacente, se Cisl e Uil decideranno comunque di negoziare con il governo, la Cgil proclamerà un nuovo sciopero generale. Anche da sola.