Ora Hotel, gestione senza proprietà Presti apre 23 strutture in 23 mesi

21/06/2010



Costruire da zero in soli 23 mesi uno dei primi cinque gruppi alberghieri a proprietà italiana. Certo, a prima vista la performance di Ora Hotels, la catena lanciata il 26 luglio 2008 da Vincenzo Presti, una vita nel settore da secondo portiere al Savoy di Londra fino a manager internazionale, potrebbe essere considerata una curiosità da compulsare nel Guiness dei primati. E invece no. Perché questo imprenditore che ha alle spalle una lunga gavetta prima di guidare per anni le attività alberghiere del gruppo Domina di Ernesto Preatoni (ma le loro strade si sono divise da tempo) è il promotore di una piccola rivoluzione culturale del settore. Quanto agli obiettivi di Presta sono molto ambiziosi. A partire dalla decisione di aprire 107 alberghi in Italia, uno per ogni provincia nel giro dei prossimi 10 anni. Riguardo all’estero, si vedrà.
Per capire cosa sta accadendo bisogna prima tenere a mente che negli ultimi 23 mesi Presti ha aperto ben 23 hotel. Un record finora imbattuto nel Bel Paese se si escludono le acquisizioni da parte dei grandi gruppi internazionali. Quindi conviene gettare uno sguardo sulla realtà del settore in Italia. Se si escludono le grandi catene internazionali come NH Hoteles che a suo tempo ha acquisito Jolly Hotels e alcune (poche) aziende a proprietà nazionale la prima cosa che salta all’occhio è la coincidenza fra proprietà delle mura e gestione alberghiera.
I motivi dell’equazione fra proprietà e gestione sono i più diversi. Spesso, però, siamo di fronte ad operazioni immobiliari «giustificate» dall’attività alberghiera. E ancor più spesso ci si imbatte in forti immobilizzazioni di capitale a cui non sempre corrisponde l’eccellenza della conduzione manageriale. Il risultato sono i rendimenti bassi se non addirittura negativi (tanto quello che conta è il valore patrimoniale) a cui fa fronte un servizio modesto e strutture che potrebbero essere migliorate. E allora?
La sfida di Presti è proprio quella di ribaltare il paradigma su cui si basa il settore. Niente proprietà della mura dunque («è l’ultima cosa che vogliamo», dice, «anzi non la vogliamo affatto»). Al contrario Ora Hotels prende in gestione dai proprietari pagando un affitto strutture che hanno bisogno di un’iniezione di managerialità per essere redditizie oppure alberghi chiusi da tempo o anche nuove iniziative da mettere a reddito. La ricetta è chiara: attenzione ossessiva alla qualità e alla redditività del servizio. Mentre le risorse vengono indirizzate sullo sviluppo della catena, la creazione di nuovi «format» alberghieri, il marketing, la comunicazione e la messa a punto di sinergie sugli acquisti e sull’allestimento degli ambienti. In questo quadro i 10 milioni di ricavi del 2010 dovrebbero balzare a quota 50 milioni in un quinquennio.
L’ultima apertura ufficiale avvenuta il 10 giugno riguarda l’Hotel Ora Domus Cenacolo di Assisi (111 stanze), un albergo chiuso nel 2007 e ispirato al modello del chiostro conventuale che oggi si ripropone costituendo il primo esempio di un nuovo «format» alberghiero dedicato al turismo religioso (comitive, pellegrini, gruppi).
L’inaugurazione di Assisi segue di pochi giorni l’ingresso nel portafoglio del gruppo di Ora Resort Arc en Ciel e de l’Ora Resort Loharano Hotel, entrambi a Nosy Be, in Madagascar. Questi due alberghi sono condotti in franchising, una formula che oggi coinvolge 12 strutture mentre le altre 11 vengono gestite direttamente dal management Ora Hotels. «Entro fine anno», annuncia Presti, «dovremmo arrivare a 27 aperture».
Tenuto a battesimo in Emilia con l’inaugurazione di Ora City Parma oggi il gruppo guidato da Presti è presente in Italia a Caserta, con l’Ora City Caserta poi a Milano con Ora City Milano e a Catania con l’Ora Luxury Sicilia. Le altre strutture sono disseminate a Zanzibar, in Spagna, Kenya, Messico e Madagascar. Riguardo ai format gli Ora City puntano sul rapporto qualità prezzo in città; i Resort all’accoppiata fra lusso e vacanze mentre i Luxury costituiscono il top dell’offerta.