Ora è a rischio l’industria turistica italiana

08/07/2003

      martedì 8 luglio 2003

      Ora è a rischio l’industria turistica italiana
      «Stefani si dimetta», chiedono dalle Marche, Toscana, Emilia Romagna. I tedeschi, il 40% dei vacanzieri stranieri

      ROMA Alla lettera di Stefani c’era già stata, immediata, la vivace reazione degli assessori
      al turismo di Toscana e Emilia Romagna, Susanna Cenni e Guido Pasi, ambedue indignati e preoccupati: «Sì, è vero, li conosciamo bene i tedeschi. Li conosciamo perchè
      sono i nostri ospiti più affezionati, perchè amano le nostre terre e il nostro mare, perchè
      vivono il loro soggiorno da noi con rispetto della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Li conosciamo bene. Per questo ci sentiamo profondamente indignati di fronte alle gravissime dichiarazioni del sottosegretario Stefani ed esprimiamo un sentimento di solidarietà a un intero popolo ingiustamente offeso».
      A loro si sono uniti ieri il responsabile Esteri della Margherita, Lapo Pistelli, e l’amministratore dell’Apt emiliana, Giuseppe Chicchi. «Il messaggio che ha voluto mandarci Schröder è molto chiaro – ha detto Chicchi – ha replicato al viceministro al turismo sul suo stesso terreno, quello delle vacanze.
      È come se avesse chiesto le dimissioni di Stefani. Sarebbe bene che questi ne traesse le conseguenze, visto che il mercato tedesco è tanto importante per l’Italia. Il cancelliere sa anche che non sono in discussione le vacanze dei tedeschi in Italia. Per loro è una meta cara, frequentata e conosciuta. E Schröder sa che in Italia sono pochi quelli che la pensano come Stefani».
      I 700.000 tedeschi che scelgono la riviera adriatica in Emilia Romagna sono la metà
      circa dei turisti della regione, ma è tedesco il 40% dei turisti in Italia. Dall’epoca di Goethe e del suo «Viaggio in Italia» le rotte dalla Germania verso il sud italiano sono
      battutissime, anche dai politici. Molti ministri del governo rossoverde di Schröder sono
      esponenti della famosa Toskana-Fraktion, più che un’abitudine turistica, una concezione di vita. E Schröder, già cancelliere, è venuto due volte: a Positano ha passato la prima estate dopo la prima vittoria elettorale nel ’98; due anni fa, dopo una parentesi in Spagna, è tornato con la moglie Doris e la figla Klara a Pesaro. Di recente ha trascorso qualche giorno a Siena e ancora a Pesaro quest’anno aveva già programmato un paio di settimane, dalla metà di luglio, ospite dell’amico artista Bruno Bruni, in una villa appartata sul Colle di San Bartolo. E nel pesarese avrebbe anzi progettato di comprare
      casa.
      Ora si cerca di correre ai ripari. L’assessore Pasi intende andare in Germania per
      riguadagnare la fiducia dei «nostro amici di sempre». Prima occasione utile, «la fiera di
      Colonia il 20 agosto», ma si sta studiando anche «una presenza sui media tedeschi per
      i prossimi giorni». Anche Pesaro «aspetta con grande piacere, come in passato, il cancelliere tedesco Gerhard Schröder e la rozzezza e la stupidità della Lega Nord si commentano da sole», dice il presidente della provincia di Pesaro Urbino Palmiro Ucchielli, diessino, pronto a riservare «la migliore accoglienza» al premier tedesco.
      Stefani, dal canto suo, aveva ribattuto, la scorsa settimana: «Era chiaro che il mio
      articolo sulla querelle tra l’eurodeputato tedesco Schulz e il Presidente del Consiglio
      Berlusconi si riferiva a “certi” tedeschi e non a “tutti” i tedeschi. È incredibile come
      in certe situazioni accada puntualmente di dover rendere esplicito quello che di per sè
      è già chiaro. Il contesto nel quale è stato inserito l’articolo, infatti, lasciava palesemente
      intendere il disappunto per quei tedeschi che esprimono giudizi sull’Italia o sulle
      autorità politiche italiane basandosi esclusivamente su beceri stereotipi. È evidente
      quindi che non avrei potuto fare riferimento al popolo tedesco nel suo insieme.
      Ma qualcuno non se ne è reso conto. Purtroppo come spesso accade c’è sempre chi è disposto a confondere proditoriamente il senso di un pensiero, cercando a tutti i costi di
      generalizzare, di confondere, per i propri fini, la parte per il tutto». I fatti dimostrano
      che non era chiaro, né evidente il senso del suo pensiero. Né al viceministro è ancora
      chiara la pericolosità dei «beceri stereotipi».