Ora ci sono meno poveri ma in Italia si vive peggio

23/07/2003

 
mercoledì 23 luglio 2003 
Pagina 14 – Cronaca
 
 
FAMIGLIE E POVERTA´
Ora ci sono meno poveri ma in Italia si vive peggio
Istat: per 11 famiglie su cento 823 euro al mese
          Diminuisce il consumo complessivo, il 4% è in condizioni di indigenza
          Tra i più disagiati gli anziani, le donne e i nuclei con tre figli
          L´8% delle coppie appena sopra la soglia del reddito minimo

          LUISA GRION

          ROMA – L´Italia è un po´ meno povera, anche perché ha deciso di accontentarsi di più. L´Istat, tracciando la mappa della miseria, ha scoperto che la fascia delle famiglie che vivono piuttosto male, nel 2002 si è ridotta passando dal 12 all´11 per cento. E´ una bella notizia, se non fosse che a diminuire non è stata solo la povertà, ma anche la qualità della vita cui si fa riferimento. Insomma ci sono sì meno poveri, ma anche perché nella media si consuma di meno e quindi le differenze fra «chi può» e «chi non può» sono meno evidenti.
          Dal rapporto sulle condizioni di vita degli italiani risulta infatti che la mappa di chi vive a stento si allarga su due fasce: la prima è quella dei «veri» poveri che spendono in un mese 573 euro tutto compreso (la quota è stabilita dall´Istat in riferimento ad una famiglia di due persone). Si tratta del 4,2 per cento delle famiglie, quasi tre milioni di persone. Per loro nulla è cambiato. Erano poveri nel 2001, sono rimasti tali nel 2002. La seconda fascia, quella che nelle statistiche si chiama di «povertà relativa», è invece composta dalle famiglie la cui soglia di spesa pro-capite si spinge fino a 823 euro. Sono oltre 7 milioni di persone, l´11 per cento dei nuclei, cifra in calo rispetto all´anno precedente. A questi due gruppi, per avere il quadro completo di chi, in un verso e nell´altro deve fare i conti tutti i giorni con pochi soldi, se ne potrebbe aggiungere un terzo, quello dei «quasi poveri» (soglia di spesa 988 euro). Un altro 8 per cento di famiglie che aggiunto alle prime fasce fa più o meno il 23 per cento – quasi un quarto del totale – che a diversi livelli «sta attento» al bilancio mensile per poter vivere.
          La fetta più consistente della torta, quella della povertà «relativa» è dunque in calo ma, precisa l´Istat, non per questo si può dire che in Italia si viva meglio. Il livello reale dei consumi nel 2002 è al contrario diminuito. Si spende di più, ma per acquistare meno cose. Consuma di meno soprattutto chi può permettersi di farlo: le famiglie con reddito più elevato un po´ per gli effettivi rincari, un po´ per la mancanza di fiducia nel futuro, un po´ per l´effetto euro, hanno deciso di tagliare gli sfizi. Questi «sacrifici» hanno di fatto generato una omologazione verso il basso per cui, dice l´Istat «si è determinato un peggioramento delle condizioni di vita medie della popolazione e di conseguenza una diminuzione del valore della linea di povertà e del numero di persone povere».
          In tutto questo c´è una buona notizia che riguarda il Sud, una meno buona che riguarda il Nord e la conferma che a segnare la soglia di povertà spesso è il numero dei figli da mantenere, l´età avanzata, la presenza di un capofamiglia donna. Il Meridione pur restando in testa alle classifiche vede ridursi la percentuale di povertà. Grazie all´aumento dei posti di lavoro disponibili si riduce sia quella «assoluta» (dal 9,7 all´8,9) che quella «relativa» (dal 24,3 al 22,4). Al contrario nel Nord se quella relativa resta al palo, la povertà assoluta è in lieve aumento (dal l´1,3 all´1,7). Peggiora soprattutto la condizione delle famiglie con due o più figli. E´ un dato che spinge il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini a chiedere incentivi per il lavoro anche per il Settentrione. La Cgil vuole invece, come in altri paesi, una legge ad hoc per contrastare il fenomeno. An gioisce per la «situazione migliorata», Rosy Bindi della Margherita fa notare invece l´impoverimento del ceto medio.