Ora Billè tende la mano agli industriali

29/03/2004


27 Marzo 2004

retroscena
dall’inviato A CERNOBBIO

LE NUOVE STRATEGIE DEI COMMERCIANTI
E ora Billè tende la mano agli industriali
«Con Montezemolo molte cose possono migliorare»

    SUL fronte interno non ha più preoccupazioni. Trionfalmente rieletto il mese scorso con voto unanime dell’assemblea, Sergio Billè compirà a scadenza del terzo mandato, nel 2008, i dodici anni alla guida delle 780 mila imprese della Confcommercio. Ma su quello esterno, dove rappresenta di fronte alla politica e alle altre parti sociali il «partito dei commercianti», il presidente ha più di un cruccio. Primo fra tutti quello di aver incassato poco o nulla da un governo di centrodestra con il quale – dice lui stesso che pure con l’attuale maggioranza non ha rapporti sempre idilliaci – «oggi come oggi i commercianti continuano ad essere abbastanza schierati».
    Schierati sì, aggiunge, ma senza più «il sogno» che li aveva sedotti in campagna elettorale. Anzi a Berlusconi, Billè rimprovera di non aver suonato subito l’allarme dopo lo stop dell’economia internazionale: «Nell’ottobre 2001 doveva dire subito che il panorama nel quale aveva vinto le elezioni era cambiato. Invece per due anni si è continuato a dire per che tutto andava bene». E sempre al premier consiglia adesso di «ridurre gli obiettivi, visto che sarebbe inutile una campagna come quella di quattro anni fa, dove tutto sembrava raggiungibile».
    Così, all’apertura della tre giorni che – come accade da sei anni a questa parte anche grazie alla collaborazione con il gran sacerdote della convegnistica italiana Alfredo Ambrosetti – porterà lui e la sua organizzazione sotto i riflettori, il presidente dei commercianti ha negato qualsiasi pregiudizio anti governativo ma ha dato ieri una sferzata preventiva ai nomi dell’esecutivo che sono annunciati a Cernobbio: oggi il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, domani lo stesso premier Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
    Equilibrati a sinistra dal segretario Ds Piero Fassino e da Enrico Letta che a Cernobbio – si tratti di commercianti o di industriali – è sempre un esemplare apprezzatissimo di opposizione costruttiva. Ma anche all’interno del governo Billè ha le sue preferenze: «Tra la posizione più interventista di Tremonti su come distribuire le risorse disponibili e quella più “garantista” di Fini, bisogna scegliere». E i commercianti – dice – scelgono la prima «perché con la difesa del passato non si va da nessuna parte».
    Se i problemi con la politica ci sono e – vista la scarsità di quelle risorse che Billè rivendica – sono con ogni probabilità destinati a restare, si prospetta invece un possibile «happy end» nei rapporti con i ben più visibili e potenti colleghi di Confindustria. Nel 2001, alla vigilia delle elezioni, proprio viale dell’Astronomia contribuì a stoppare le ambizioni ministeriali del presidente della Confcommercio – avviando così una fase di grande freddo di Billé con il governo, ma soprattutto con Antonio D’Amato, che dura da tre anni. Così il bilancio che fa adesso il presidente dei commercianti dell’esperienza del suo collega non è certo benevolo: «D’Amato si è incaponito su alcuni temi, ad esempio sull’Articolo 18, con una battaglia che è costata non solo a lui, ma a tutto il paese, per la politicizzazione dello scontro». E anche esaminando quello che le categorie hanno avuto o meno dal governo in questi anni la musica non cambia: «Forse le industrie hanno potuto rinegoziare i debiti con le banche, ma è stato come dare la papaya ai vecchietti. Dà sollievo ma non risolve certo i problemi».
    Adesso però, spera il leader dei commercianti, il clima cambierà grazie all’arrivo di Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza degli industriali: «Molte cose possono migliorare». E anzi, nel libro dei sogni – o forse già dei progetti – di Billè, che ieri cita proprio parole usate da Montezemolo parlando di «decidere tutti insieme le priorità da condividere per avviare una nuova politica economica», c’è un’asse forte tra Confcommercio e Confindustria: «Un patronato all’italiana, con una par condicio, fino ad oggi mai realizzata, tra commercio, turismo, servizi e gli altri settori industriali». Un’alleanza di quelle che piacciono a Billè, sempre pronto a sottolineare i vantaggi del dialogo e della mediazione. il cliam politico di certo non aiuta, ma lui non demorde: anche ieri, mentre i sindacati scendevano in piazza, ha chiesto a Berlusconi di «riavviare una concertazione di largo respiro per corresponsabilizzare sindacati e imprese su un piano di rilancio dell’economia».
    f.man.