Ora al sindacato serve un colpo di reni e una sintesi unitaria

23/02/2010

Non è un’immagine esaltante quella che ha rischiato di offrire la Cgil, il principale sindacato italiano alle prese con un congresso tormentato. Anche se le assemblee di base sembrano aver assegnato alla mozione capeggiata da Guglielmo Epifani una solida maggioranza. E quindi l’assise dal punto di vista del conteggio numerico sarebbe conclusa.
Resta il fatto che un soggetto sociale ramificato in tutto il Paese, non squassato, fino ad oggi, come altre parti della sinistra moderata o non moderata, da crisi distruttive, è stato come preso da un assillo pesante. I
l riferimento non è alla presentazione di due mozioni contrapposte, né al fatto che è assai difficile comprendere le caratteristiche politiche che contraddistinguono gli uni dagli altri. Non siamo di fronte, infatti, ad una chiamata dei «passeri con i passeri» e dei «merli con i merli», per usare una terminologia cara a Fausto Bertinotti. Qui, ad esempio, gli etichettabili come «riformisti » duri e puri sono individuabili in ambedue gli schieramenti. Il riferimento è alle pesanti accuse di brogli mosse dalla minoranza nei confronti della maggioranza. Con il preannuncio, forse solo verbale, addirittura, di una sconfessione del Congresso annunciato per il 5 maggio.
Sarebbe necessario correre ai ripari. Non invocando una nostalgia d’altri tempi, con il ritorno a una burocratica compattezza. Nel panorama sindacale fa impressione l’assoluta mancanza di dibattito come quello che si registra – salvo alcuni rarissimi episodi – nella Cisl di Raffaele Bonanni. Quello che sarebbe necessario, nell’organizzazione guidata da Guglielmo Epifani, è un confronto politico aperto, anche aspro e crudele, ma «politico» appunto. Non solo sugli obiettivi da conseguire,ma anche sul come conseguirli. Sull’analisi dei ritardi e delle manchevolezze, nei territori, nelle categorie, nei livelli nazionali e su un progetto unificante. Seguendo una lezione che è stata cara, nel passato, a uomini come Di Vittorio, Lama, Trentin: mai accontentarsi di dar la colpa ai padroni o ai governi poco amici. Questo richiede, con urgenza la crisi pesante del Paese, l’ondata di chiusure nel mondo produttivo, l’esercito crescente di cassintegrati e precari, un centrodestra che ha altro a cui pensare. Sarà possibile? Certo a ripensarci par di capire che forse è stato un errore affrontare le dinamiche congressuali con due mozioni costruite così come sono state costruite. Molti avevano avvertito, nella Cgil, a destra e anche a sinistra (per usare due schemi di lettura) che in tal modo si sarebbe colpito nel cuore, appunto, il confronto politico, per avviare un semplice processo di conta, una corsa ai voti, puntando, certo, su discipline e burocraticismi, sui richiami alla fedeltà.
Non spetta a chi scrive entrare nel merito dei dissensi sui pretesi brogli. Resta il fatto che una maggioranza pare assodata. Ed ora sarebbe necessaria una consapevolezza,un colpo di reni, una capacità di reazione alta e unitaria. Non per salvare se stessi, ma la Cgil. Come si esprimeva ieri Nella Marcellino (già dirigente del sindacato) nella stessa sede confederale, presentando un suo libro: «Dividetevi, discutete senza timore, ma poi unitevi. Noi abbiamo fatto così».