“Opinioni” Un vicolo cieco – di Giuseppe Berta

26/07/2002







  
  
(Del 26/7/2002 Sezione: Cultura Pag. 28)
LE ROTTURE NEL SINDACATO
UN VICOLO CIECO
Giuseppe Berta

CON questo mese di luglio si chiude un anno cruciale per il movimento sindacale italiano, uno dei più difficili e tormentati della sua storia. Giusto un anno fa, nel luglio 2001, era stato stipulato un contratto nazionale per la categoria dei metalmeccanici con le sole firme della Fim-Cisl e della Uilm e la netta opposizione della Fiom-Cgil: un evento eccezionale, si era detto allora, che enfatizzava una rottura radicale fra le confederazioni, quale non si era verificata nemmeno nel periodo della guerra fredda, quando la distanza politica fra le organizzazioni dei lavoratori era massima. Da quel momento in poi, la divisione e il conflitto fra i sindacati sono venuti rapidamente accentuandosi, fino a culminare nella sigla del cosiddetto Patto per l’Italia, che ha registrato nuovamente una contrapposizione frontale fra la Cisl e la Uil, da una parte, e la Cgil dall’altra. Dopo un’effimera parentesi unitaria – consumatasi tutta attorno allo sciopero generale di aprile -, lo scontro fra le confederazioni ha conosciuto un progressivo inasprimento di toni, con una mobilitazione della Cgil contro il governo e gli altri sindacati, accusati addirittura di collateralismo nei confronti dell’esecutivo. L’impressione diffusa è che il sistema sindacale sia entrato in un vicolo cieco. Da un lato, vi è una confederazione – la Cgil – che della propria capacità di tenere alto il conflitto sociale sembra aver fatto la sua ragion d’essere, quasi a volersi sostituire a un’opposizione parlamentare frammentata e poco incisiva. Dall’altro, vi sono la Cisl e la Uil che, pur affermando di non aver abdicato alla propria specifica funzione sindacale, non sono finora riuscite a mettere convincentemente a fuoco i motivi che guidano la loro linea di condotta: in altre parole, non sono riuscite a far valere nel mondo del lavoro le proprie posizioni allo stesso modo e con la medesima fermezza che, per esempio, furono per loro decisive nel 1984-85, quando si verificò l’ultima grande spaccatura del movimento sindacale, dopo l’accordo di san Valentino che raffreddava la dinamica della scala mobile. Le relazioni industriali in Italia si trovano così oggi in un’impasse. La Cgil pare risoluta a non apporre la propria sigla su nessun tipo di accordo; anzi, brandisce di continuo l’arma del referendum per invalidare i contratti sottoscritti dagli altri, senza riconoscere che questa minaccia si è rivelata, nel caso dei metalmeccanici, del tutto inffettuale. Dall’altra parte, manca alla Cisl e alla Uil la capacità, che soprattutto il sindacato di Pezzotta ha avuto in altre epoche della sua storia, di giocare realmente la carta dell’innovazione delle politiche e degli strumenti contrattuali. Eppure, di innovazione nel campo dell’azione sindacale vi sarebbe più che mai bisogno, come mostra anche il resoconto della discussione fra Marco Biagi e il clero della Pastorale del lavoro che è stato riportato da questo giornale. Perché il confronto sui margini di tutela e di garanzia della condizione dei lavoratori è destinato a rimanere sterile quando sia considerato staticamente, in maniera avulsa dai compiti di una rappresentanza efficace che soltanto un’organizzazione sindacale vitale può esercitare.