“Opinioni” Tutti i guasti di una politica senza qualità – di N. Colajanni

02/07/2002




Martedí 02 Luglio 2002
Tutti i guasti di una politica senza qualità
di Napoleone Colajanni

Mi auguro di avere qualche lettore in più dei tradizionali venti, non per vanagloria, ma perché sono profondamente convinto che alcune cose su cui insisto non hanno il rilievo che a me sembra necessario. E perciò torno su quanto ho scritto nell’ultima colonna a proposito del livello della vita politica italiana. Non credevo che a una settimana di distanza fosse possibile tornare sull’argomento in circostanze particolarmente esagitate. Il gran contendere sulle dichiarazioni del ministro dell’Interno a proposito del povero professor Biagi merita qualche considerazione, e vorrei pregare i venti o più che siano lettori di non considerarla troppo disinvolta. Il punto è nuovamente la qualità della classe politica italiana, con particolare accento su chi ci governa. L’accento è giusto, perché, piaccia o no, chi governa ha responsabilità particolari. Dunque, il ministro Scajola in presenza di giornalisti a Cipro ha definito (non uso il condizionale perché chiunque è in grado di capire come sono andati i fatti) il professor Biagi come un rompiscatole in cerca di conferma del contratto. Il ministro può pensare come George Bernard Shaw che il martirio sia l’unica via per arrivare alla fama senza alcun merito. Ma quello che non può fare, a meno di rendersi ridicolo, è di comportarsi come Pierino che avendo chiesto alla maestra se poteva dire che la riteneva sciocca, ed avendo ricevuto minacce di punizione, tornò alla carica e chiese cosa gli sarebbe accaduto se lo avesse pensato. Alla risposta che in tal caso la maestra non avrebbe potuto far nulla, proclamò: «Lo penso». Le smentite del ministro sono di tal fatta. Le sue dimissioni sono state respinte da Berlusconi, ma credo che andassero accettate, non per il fatto in sé, ma perché un ministro dell’Interno che non sappia tenere la lingua a posto non è affidabile. Dal Governo è venuta poi una esternazione altrettanto ridicola. Il ministro del Lavoro, Maroni, ha chiesto che Scajola porga le sue scuse alla famiglia. Ma se un ministro degli Interni si comporta in questo modo, il fatto è politico e la famiglia non ci può entrare. È più che evidente che così il Governo sembra deciso a facilitare il compito di un’opposizione con poche idee che vive su occasioni del genere o su feticci capaci di raccogliere consensi come l’articolo 18. Se la sinistra approfitta di questi fatti per colpire il governo non c’è niente da dire, fa il suo mestiere, ma i fatti, sia ben chiaro a scanso di equivoci, il comportamento dei ministri e non l’assassinio di Biagi, restano di secondaria importanza di fronte al maturare di eventi sempre più preoccupanti in economia ed in politica estera e per quanto riguarda lo stesso terrorismo. Ogni forza politica di governo o di opposizione ha il dovere di avere il senso della misura, e una stampa libera ha il dovere di ricordarlo. Se «Repubblica» dedica all’argomento otto pagine compresa quasi tutta la prima, va però ricordato che nella stampa italiana si è trovato un Franco Debenedetti che ha avuto il coraggio civile di dire la verità sugli attacchi personali di Cofferati a Biagi al convegno della Confindustria torinese. Che si ricerchi sempre la verità, questo è il nodo della questione ed ancora una volta credo si debba ripetere che l’arma della moralità va anch’essa usata con senso della misura, altrimenti scade nella peggiore delle ipocrisie. Il fatto è che per comprendere come stanno veramente le cose, dobbiamo ricorrere ancora una volta al teorema di Peter. Secondo questo teorema la carriera degli uomini si ferma quando si raggiunge il livello di incompetenza. Il dubbio che dandosi alla politica e pretendendo di governare il Paese, molti lo abbiano raggiunto sembra più che legittimo. Resta da capire che cosa potrebbero fare costoro, ma la domanda non deve interessare gli elettori, che hanno il potere di far rispettare il teorema traendone le opportune conseguenze.