“Opinioni” Turismo più forte, scommessa per i governi locali – di Roberto Ruozi

04/03/2002





Turismo più forte, scommessa per i governi locali
di Roberto Ruozi*

Dalla Borsa internazionale del turismo di Milano è emerso un clima euforico per la crescita di espositori, operatori e visitatori. Un’euforia legittima e motivata: il turismo è l’attività economica che ha registrato i più elevati indicatori di crescita. E l’Italia è uno dei Paesi a più elevato potenziale in questo settore, che già oggi incide per circa il 6% sul Pil nazionale. La tragedia dell’11 settembre 2001 ha avuto un impatto forte sul turismo. Nell’immediato le perdite sono state consistenti e hanno messo a durissima prova l’industria turistica mettendone a nudo la fragilità strutturale. La relazione fra il consumo di servizi turistici e la sicurezza è diretta: se manca la percezione della sicurezza, il turista non arriva. E gli ultimi episodi terroristici di Roma, per quanto deboli, rischiano di influenzare la scelta di migliaia di turisti stranieri. L’andamento dell’economia può incidere sulle scelte delle famiglie. Il 2001 ha, di fatto, registrato crescita zero in Nord America, in Giappone e anche in Europa. E il 2002 si presenta ancora debole e capace di una ripresa modesta. Tutto ciò è dimostrato anche dalla timida ripresa del settore turistico già in atto. Le ultime stime della World tourism organization, pur confermando le difficoltà del 2001, che ha fatto registrare un decremento degli arrivi turistici internazionali nel mondo (-1,3%), ribadiscono le previsioni di lungo periodo che parlano di 1,6 miliardi di turisti internazionali entro il 2020, con un tasso di crescita annuo pari al 4,3 per cento.
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* Presidente del Touring Club Italiano

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Turismo più forte
Il turismo nel nostro Paese è comunque andato nel 2001 meglio del previsto. Gli effetti innescati dagli attentati americani dell’11 settembre si sono fatti sentire, ma le analisi di Touring club italiano e Ciset mostrano come gli arrivi di turisti internazionali siano aumentati dell’1,3% e stimano una crescita anche per il 2002 (+0,9%). Questi dati sono confortanti se si paragonano con quelli eccezionali del 2000, anno del Giubileo. Il turismo è risorsa economica fondamentale per lo sviluppo. L’Italia ha una collocazione geografica e un’immagine turistica (costituita da più tipologie di prodotto) che le consentono di essere competitiva, anche se non possiamo nascondere le fragilità del settore emerse in seguito alla crisi dell’autunno 2001. Le imprese che operano nell’industria turistica soffrono di debolezze strutturali imputabili a fattori come l’assenza di pianificazione concertata, la mancanza di un’efficace strategia di comunicazione, le dimensioni ridotte, la frammentarietà dei modelli di gestione, lo sbilanciamento nella distribuzione territoriale, l’inadeguatezza degli standard di qualità nei servizi e nella formazione degli addetti. Non vanno poi tralasciati alcuni ritardi infrastrutturali, in termini di accessibilità materiale (vie di comunicazione) e immateriale (disponibilità di informazioni certe su risorse e servizi). Le risorse del Paese non sono quindi "sfruttate" al meglio. Una ricerca Tci-Uic ha evidenziato che, per il solo Mezzogiorno, i benefici ottenibili da un utilizzo turistico serio delle risorse territoriali sono cospicui: a livello medio italiano porterebbe nuove entrate valutarie per 10 miliardi di euro all’anno e attiverebbe circa 270mila nuovi posti di lavoro in particolare per i giovani. Anche dal punto di vista normativo la situazione sembra favorire la valorizzazione del territorio, l’asset turistico per eccellenza. Lo spostamento delle competenze verso le Regioni avvicina il momento decisionale e programmatico al territorio, ma rimanda a una visione condivisa dalle Regioni stesse la definizione di elementi chiave (dagli standard minimi al concetto di impresa). Il processo verso tale condivisione può essere lungo e difficile. Nell’attesa che le cose migliorino è peraltro indispensabile migliorare la qualità dell’offerta turistica, la quale può rappresentare il vantaggio competitivo con cui battere i concorrenti più agguerriti (Francia e Spagna e sempre più Cina). La qualità può riguardare: la pianificazione, sollecitando le pubbliche amministrazioni alla programmazione e realizzando progetti integrati di valorizzazione delle risorse culturali e turistiche; la fruizione, attraverso la promozione di forme di turismo orientate alla riscoperta del valore autentico e del patrimonio diffuso; l’offerta, verificando gli standard dei servizi e sostenendo l’innovazione gestionale e tecnologica; la formazione, puntando sulla valorizzazione dell’elemento umano come risorsa fondamentale nel processo di erogazione dei servizi turistici; la ricerca, facilitando la comprensione profonda e precisa delle dinamiche e delle dimensioni del comparto. L’impegno deve coinvolgere anche il Governo, ma lo sforzo decisivo deve provenire soprattutto dal basso (Comuni e Provincie, imprese, consorzi, associazioni) anche favorendo la nascita e lo sviluppo di forme d’offerta integrali come i Sistemi turistici locali.
Roberto Ruozi

Domenica 03 Marzo 2002