“Opinioni” Sulla contrattazione meglio tenere due livelli – di Carlo Dell’Aringa

16/05/2002





Sulla contrattazione meglio tenere due livelli
di Carlo Dell’Aringa

Che le imprese italiane abbiano bisogno di maggior flessibilità non è una novità e da questo punto di vista la ricerca non fa altro che confermare un’opinione diffusa . Un imprenditore su quattro al Nord e uno su tre al Sud desiderano ulteriori dosi di flessibilità "numerica", di entrata e di uscita, e cioè maggior capacità di adattare la consistenza della propria manodopera alle esigenze del mercato. Non sorprende neppure che questa esigenza sia avvertita meno al Sud che al Nord, dove c’è appunto più "mercato" e forse un mercato più competitivo. Meno scontate sono invece altre due indicazioni che emergono dai risultati della ricerca. La prima è costituita dall’importanza attribuita alla formazione continua, da un lato, e a una maggior integrazione fra scuola e lavoro dall’altro. In Italia le imprese fanno poca formazione sul lavoro, e questo è vero soprattutto se ci si confronta con gli altri Paesi, e ciò in parte si spiega per una cronica deficienza delle strutture e una mancanza di tradizione nel settore. Si pensava anche che la scarsa formazione dipendesse dal fatto che il mondo italiano delle piccole imprese (che occupa la maggioranza dei lavoratori) non avesse poi molto bisogno di manodopera qualificata, ma che cercasse soprattutto manodopera generica, preferibilmente immigrata. La situazione non sembra affatto essere questa. Più del 90 per cento degli imprenditori, cioè quasi tutti, grandi o piccoli che siano, ritengono fondamentale la formazione sul lavoro. Sono più quelli che indicano, come lo strumento più importante, la formazione sul lavoro che non la flessibilità! Da qui viene un messaggio chiaro. Al Governo innanzitutto e il Governo quest’anno è intervenuto con il credito di imposta per finanziare parte dei costi di questo tipo di formazione. Alle parti sociali, in secondo luogo, che peraltro si stanno impegnando per utilizzare al meglio i fondi da destinare a questo tipo di intervento. Le Regioni e gli enti locali sono chiamati a svolgere il ruolo fondamentale di implementazione e di raccordo di questi interventi. La strada è stata imboccata. Si spera di tagliare presto qualche traguardo. L’altra novità deriva dalle risposte date alla domanda sui livelli di contrattazione. Due imprenditori su tre ritengono fondamentale avere salari differenziati sul territorio (e ci si poteva aspettare anche una percentuale più elevata di risposte positive). Ma ciò che sorprende è che la stragrande maggioranza degli imprenditori vuole due livelli di contrattazione e non uno solo. Così almeno sembra di dover leggere i risultati, che, ricordiamo, derivano da inchieste che sono pur sempre limitate e quindi da interpretare con qualche prudenza. Gli imprenditori sembrano comunque preferire le relazioni sindacali di tipo tradizionale che non qualche forma di partecipazione diretta dei lavoratori. Sorprende poi che gli imprenditori, soprattutto di grandi aziende, che gradirebbero avere il solo contratto locale o aziendale sono molto pochi e costituiscono una percentuale modesta. Si ricordi che sono esattamente le grandi aziende a essere interessate di fatto alla contrattazione integrativa a livello aziendale. Ebbene queste stesse aziende (otto su dieci) vogliono mantenere il livello nazionale e non vogliono sostituirlo con quello aziendale. Certamente vogliono anche alleggerire il livello nazionale e potenziare quello locale o aziendale e questo è un segnale importante rivolto alle associazioni di categoria affinché si impegnino su questo terreno di riforma che è stato anche indicato nel Libro Bianco del Governo. Ma appare altrettanto chiaro che l’imprenditore italiano vuole da un lato regole certe di carattere generale, uguali per tutti, e dall’altro vuole contrattare col sindacato, cioè desidera regolare i rapporti di lavoro con l’azione collettiva e i rapporti sindacali oltre che con la gestione delle risorse umane di tipo più personalizzato. Si tratta di un risultato significativo, che induce a meditare.

Giovedí 16 Maggio 2002