“Opinioni” Scioperi, quando vince l’indifferenza – di S. Sepe

09/07/2002


Martedí 09 Luglio 2002



Scioperi, quando vince l’indifferenza
di Stefano Sepe

Nel tormentato funzionamento dei trasporti pubblici in Italia vi è un incrocio di circostanze piuttosto inusuale, che merita di essere analizzato. Nel settore dei servizi pubblici si studiano sistemi per garantire gli utenti in caso di sciopero e vengono siglati accordi con la definizione delle prestazioni minime da assicurare in caso di astensione dal lavoro. Nel contempo, in aperta controtendenza, la conflittualità nel trasporto pubblico aumenta in modo notevole. Di fatto, quello del trasporto è l’unico settore nel quale le agitazioni sono ormai senza controllo. Il terzo anello della catena è costituito dalla indifferenza generale che circonda un fenomeno – la ricorrente paralisi dei trasporti – sul quale altrove l’attenzione dei governanti sarebbe molto probabilmente più alta. Analizziamo separatamente i tre aspetti. Primo fattore: le regole. L’accordo sui servizi minimi garantiti – siglato il 7 maggio scorso tra l’Aran e i sindacati per il personale delle regioni e degli enti locali (si veda «Il Sole- 24 Ore» dell’8 luglio) – rappresenta un ulteriore passo volto ad accrescere le garanzie degli utenti, senza ledere il diritto costituzionale dei lavoratori a scioperare. Un segnale di responsabilità da parte degli addetti che configura una maggiore tutela per i cittadini. Secondo fattore: la conflittualità nei trasporti. Al contrario, in questo settore tira tutt’altra aria. In primo luogo le regole fanno acqua da tutte le parti (o non vengono rispettate). In più, la conflittualità aumenta in maniera vertiginosa. Secondo i dati forniti dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, le ore di sciopero proclamate nella prima metà dell’anno in corso superano, da sole, quelle dell’intero 2001. La «colpa» è anche del rinnovo dei contratti e delle agitazioni a sostegno dell’articolo 18: resta il fatto che il livello di conflittualità è considerevolmente aumentato. Ed a pagarne le conseguenze maggiori sono, come al solito, gli utenti dei servizi di trasporto. Terzo fattore: l’indifferenza. È l’aspetto che stupisce di più e del quale è difficile dare ragione. Non siamo di fronte ad una lotta dura, magari lunga, della quale si possa vedere la fine. Per la semplice ragione che non c’è una ragione unica. Gli scioperi nei trasporti sono semplicemente un fatto endemico. Una malattia presente nel tessuto sociale dalla quale non si riesce a guarire. E ciò conduce alla conclusione che il sistema di relazioni sindacali, nel settore, è in crisi profonda. Trovare colpe e individuare responsabilità è sempre arduo. La ricorrente situazione di paralisi nei trasporti è, senza dubbio, per i riflessi che ha sulla competitività del Paese, una questione nazionale Ed è strano che – da parte dei responsabili politici – vi sia, al riguardo, una assenza quasi totale di iniziativa. Di fronte ad un fenomeno che sconvolge la vita dei cittadini i poteri pubblici sembrano latitare. Alla metà dello scorso mese, nel pieno dell’ultima tornata di scioperi, il ministro Pietro Lunardi aveva dichiarato che occorreva risolvere il problema, poiché una conflittualità così elevata era diventata intollerabile. E dopo?