“Opinioni” Rai, giustizia, articolo 18 così inciampa la democrazia – di Andrea Manzella

05/04/2002

 
 
Rai, giustizia, articolo 18 così inciampa la democrazia
          Questo concitato inizio di legislatura prova che l´attuale sistema elettorale va "temperato" con garanzie certe per l´opposizione
          È premessa del maggioritario una cultura mite basata sul rispetto Invece assistiamo a leggi e iniziative affollate e trafelate

          ANDREA MANZELLA

          Sostiene qualche giornale spagnolo che con la "guerra civil retorica" scatenata in Italia dall´azione di governo, si è messa in moto una "dinamica frentista". Forse non sarà vero, ma certo impressiona che un pronostico simile ci venga dalla Spagna. Dove si sa ancora benissimo come nascono una "dinamica frentista" e un fronte popolare. Si stanno avverando insomma le preoccupazioni dei moderati dell´una e dell´altra parte che avevano avvertito nell´incredibile esordio di legislatura qualcosa di peggio che errori politici. Avevano infatti visto in pericolo le premesse stesse del sistema bipolare: con la conseguente parallela destabilizzazione e dell´opposizione e del governo.
          Contrariamente a quel che pensano quelli che "non vogliono fare prigionieri", è infatti nelle premesse del maggioritario una cultura mite. Riposa su valori costituzionali condivisi, sul reciproco rispetto repubblicano, sulla costante consapevolezza dell´alternanza: cioè sulla moderazione dei vincitori che sanno di dover gestire la cosa pubblica in piena libertà e senza interferenze, ma senza divenirne i padroni. E sulla moderazione dei vinti, necessaria per preparare la rivincita sulle stesse basi democratiche.
          Non è stata invece mite ma trafelata e affollata e minatoria, la processione che "sotto gli occhi dell´Occidente", per dirla col vecchio Conrad, ha inaugurato il quinquennio. In pochi mesi sono sfilate: la legge sulle rogatorie e quella sul falso in bilancio; la resistenza nello spazio europeo contro il mandato di cattura troppo comunitario e la "vendetta" contro le cooperative troppo italiane; le manovre contro processi in corso e la legge-che-non-c´è sul conflitto di interessi; la occupazione dell´intero sistema televisivo e la spallata "retorica" contro l´art. 18.
          Questa sequenza ha colpito duramente il ruolo dell´opposizione parlamentare. Costretta, su tali e tanti focolai di crisi civile ad una azione puramente antagonista e di protesta, essa fatica a cambiare tono e registro su aspetti altrimenti normali del confronto politico. Ognuno può constatare come, nelle condizioni date, si sia fatto assai difficile l´esercizio di una opposizione "costruttiva", "migliorista", "riformista".
          Ma colpita duramente è stata anche l´istituzione governo. Con effetti boomerang a ripetizione, una tale ouverture di legislatura ha fatto da levatrice ad un´opposizione extraparlamentare di tipo nuovo: l´opposizione cittadina, spontanea e "riflessiva" al tempo stesso. Ha fatto nascere un´opposizione di opinione pubblica europea che non si vedeva dall´epoca delle "inique sanzioni" (1935). Ha saldato il tutto provocando un´opposizione sociale le cui dimensioni sono superate solo dalla sua intensità. In questa serie di reazioni a catena anche l´"arma assoluta" implicita in ogni assetto maggioritario – le elezioni anticipate – è diventata inservibile per un governo così autodebilitatosi.
          È in questo clima che il premier rilancia la centralità del parlamento, giustamente confortato dalla forza "motorizzata" delle sue larghissime maggioranze alle Camere. Il proposito è saggio. Anche in un ordinamento iper – maggioritario come il nostro, dove la scelta di coalizione–programma-premier è ormai un pacchetto elettorale, il parlamento resta il luogo permanente e necessario del confronto politico. La garanzia del continuum democratico fra una campagna elettorale e l´altra. Di più, in un sistema complesso dove sono molte le "sovranità" da comporre e le autonomie da coordinare (dai "regni" territoriali alle "indipendenze" dei mondi di lavoro) il parlamento è l´unica istituzione che può svolgere tali compiti con una forza di legittimazione superiore. Quella che gli viene dalla chiave elettorale nazionale.

          Tuttavia questa necessaria rivalutazione del parlamento sarebbe vana se prevalesse quella che Giuliano Amato ha chiamato una "visione parossistica e totalizzante del principio maggioritario". Perché il maggioritario in parlamento sia "ben temperato" occorre infatti che sia accompagnato da tre principi.
          Il primo è quello dell´opposizione garantita. Una maggioranza forte come non mai può schiacciare sempre l´opposizione. Ma non le conviene. Perché senza giusto contraddittorio, la maggioranza è intrinsecamente delegittimata. Perché ad ogni occlusione parlamentare della opposizione corrisponde, con precisione geometrica, una crescita di opposizione extraparlamentare. Perché ad un confronto così trasferito dal parlamento alla piazza vengono fuori i veri numeri del berlusconismo e dell´antiberlusconismo: lontani assai dalla moltiplicazione maggioritaria in seggi delle Camere. È nell´interesse di tutti perciò concordare assieme uno status dell´opposizione che le riconosca uno spazio effettivo per esprimersi come forza di alternanza e non come mera "forza di imprecazione". Riaprire le Camere a confronti concreti sul vero programma per il Paese, dopo la fase degli scontri personalizzati e degli annunci declamatori.
          Il secondo principio è quello del pluralismo garantito. Come ogni assolutismo, anche la sovranità parlamentare assoluta è tramontata di fronte alla forza originaria delle autonomie territoriali e di quelle sociali. La centralità del parlamento, la sua superiorità ordinante, significa che spetta alle Camere (una delle quali deve avere ormai necessariamente rappresentatività federale) dettare le grandi linee di regolazione delle autonomie. All´interno di questo paradigma pluralistico è destinata a trovare pieno campo la forza del contratto: tra le istituzioni territoriali, tra le istituzioni della rappresentazione organica. Ogni forzatura parlamentare darebbe luogo a conflitti maggiori dei problemi da risolvere.
          Il terzo principio è quello della uguaglianza garantita nella comunicazione politica. Nella elegante disputa semantica su "regime-non-regime" che accalora tante menti operose, una cosa sembra incontestabile. Che vi è regime quando si verifica "alterazione delle condizioni di formazione del consenso politico, cioè permanente distorsione della concorrenza tra partiti per la determinazione della politica nazionale". Una conferma, divertente per i modi, ci è appena venuta dalla Germania. L´alta politica di quel paese ha potuto finalmente dire, e non a bassa voce, quello che fin qui aveva taciuto sulla situazione della comunicazione politica in Italia. Lo ha fatto tirata per i capelli dalla concreta possibilità di una clonazione in salsa tedesca del modello italiano. Ora però sappiamo anche per bocca dei tedeschi che una democrazia parlamentare è una democrazia handicappata se la comunicazione politica è sotto controllo monopolistico governativo. Un´altra conferma, anche essa assai divertente per la provenienza, la dà Fidel Confalonieri, amministratore del polo privato, con la sua intelligente e ragionevolissima proposta di una par condicio permanente. L´assoggettamento cioè ,anche fuori della breve stagione elettorale, di televisioni pubbliche e private alle stesse regole di leale e imparziale comportamento nella comunicazione politica, sotto la vigilanza, la normativa e le sanzioni dell´Autorità garante per le comunicazioni. Una proposta che, con rapida legge, avrebbe certo molto più sostanza costituzionale del nulla che c´è nel progetto sul conflitto d´interessi.
          Ecco: riportare il discorso, tutti i discorsi in un parlamento tonificato da questi tre principi darebbe aria e slancio ad un sistema maggioritario che si sta pericolosamente avvitando. La "tirannide democratica" da Tocqueville in poi non ha mai giovato a nessuno. La sanno lunga quelli che a Madrid parlano di "dinamica frentista " (con il vecchio slogan chiuso per ora nel cassetto:" el pueblo unido jamàs serà vencido").
          Non possiamo permetterci, nella tragedia dei tempi, una democrazia parlamentare zoppa. Al centro del Mediterraneo.