“Opinioni” Previdenza complementare, decisivo il superamento del Tfr – di Maria Cecilia Guerra

24/01/2002





Previdenza complementare, decisivo il superamento del Tfr
diMaria Cecilia Guerra *

Fin dal 1993 ha prevalso nel nostro Paese l’idea che lo sviluppo della previdenza complementare (Pc) possa essere ottenuto sostituendo progressivamente il Tfr con fondi pensione sulla base di una libera contrattazione fra le parti sociali. La somma degli accantonamenti al Tfr e dei contributi previdenziali obbligatori lascia infatti ben pochi margini per il finanziamento di ulteriori forme di previdenza. Questo approccio non ha sino ad ora dato i frutti sperati. La causa di questo insuccesso è stata a più riprese attribuita a un regime fiscale scarsamente agevolativo. Tale critica non è più proponibile: il regime fiscale riconosciuto ai fondi pensione italiani è mediamente più generoso di quello Eet che caratterizza i Paesi, quali Us e Uk, in cui i fondi pensione sono più sviluppati. Più serio è l’ostacolo attribuibile alle resistenze che le parti sociali oppongono al superamento del Tfr. La lettura combinata delle deleghe, fiscale e previdenziale, presentate dal Governo, e delle relazioni che le accompagnano, fa emergere la prospettazione di una soluzione innovativa: il "conferimento totale (obbligatorio) del trattamento maturando di fine rapporto in favore dei fondi pensione" affiancato dalla riproposizione di ulteriori incentivi fiscali alla Pc. Il lavoratore eventualmente riluttante ad abbandonare il Tfr, viene ripagato con la possibilità di scegliere liberamente a quale forma pensionistica (o fondo pensione?) rivolgersi. Le imprese vengono compensate con la facilitazione nell’accesso al credito e la riduzione del costo del lavoro. La proposta, se mantenuta, è rivoluzionaria. La volontarietà dell’adesione è infatti un elemento cardine della previdenza privata, non solo in Italia, ma in tutti i Paesi in cui il sistema pubblico, questo sì obbligatorio, sia ritenuto in grado di garantire una decorosa copertura previdenziale. Il passaggio a un sistema obbligatorio di Pc dovrebbe avvenire contestualmente a una disciplina accurata della sua integrazione con la previdenza pubblica, finalizzata a ridefinire la contribuzione complessiva, a fornire al lavoratore garanzie, almeno minime, nei confronti dei rischi finanziari, a una disciplina che assicuri l’assoluta trasparenza e comparabilità delle forme previdenziali collettive e individuali fra cui il lavoratore è chiamato a scegliere. Su questi piani la delega è silente. Non è quindi possibile capire quale sia il disegno complessivo di previdenza che viene proposto. Essa apre inoltre un’altra contraddizione: le agevolazioni fiscali alla Pc impongono un onere alla collettività che trova giustificazione nel ruolo che esercitano di stimolare gli individui ad assumere su base puramente volontaria comportamenti privati ritenuti di interesse collettivo. Il loro mantenimento e ancora più il loro rafforzamento non trova giustificazione in presenza di un sistema che diviene largamente obbligatorio. A poche settimane dalla presentazione della delega, il Presidente del consiglio ha dichiarato che per quanto riguarda il Tfr dei lavoratori "non ci sarà alcuno scippo" («Il Sole 24-Ore» del 6/1/02). Forse alla fine dell’obbligatorietà non se ne farà più niente. Resteranno solo le agevolazioni fiscali in più. Orfane di un piano sul ruolo e la fisionomia da assegnare alla Pc esse rischiano di tradursi, come sta avvenendo in sistemi più maturi del nostro (Uk e Us) in un regalo per soggetti che comunque aderirebbero ai piani pensionistici, senza coinvolgere minimamente le persone, più giovani e a basso reddito, storicamente più restie ad aderire a forme di risparmio così poco liquide come il risparmio previdenziale.
* Università di Modena e Reggio Emilia

Giovedí 24 Gennaio 2002