“Opinioni” Pensioni, l’occasione contributiva – di Tito Boeri

28/05/2002



Punto di vista
di Tito Boeri

Pensioni, l’occasione contributiva
Il ministro Roberto Maroni ha liquidato con una battuta la possibile estensione del metodo contributivo a tutti: «È una vecchia proposta della Cgil che abbiamo bocciato fin dall’inizio e che non vedo come possa tornare di attualità». La sua dichiarazione segue a ruota un’intervista di Cofferati con la solita sequela di no. Ma perché tanta fretta nel chiudere la porta in faccia a una delle poche aperture sin qui mostrate dal sindacato? L’estensione del metodo contributivo a tutti non è una "proposta" della Cgil. Molti studiosi e organizzazioni internazionali si sono espressi a favore di questa riforma, che accelererebbe la transizione al nuovo sistema pensionistico introdotto con la riforma Dini. Il metodo contributivo stabilisce l’ammontare della pensione in funzione dei contributi versati durante l’intero arco della vita lavorativa. Responsabilizza, perciò, il dipendente rispetto ai propri accantonamenti previdenziali. Incentiva a versare anche chi, altrimenti, sarebbe magari rimasto nell’economia sommersa. Legare contributi e prestazioni è sicuramente molto più efficace di tante altre misure contro il sommerso tentate in questi mesi. E, soprattutto, questa riforma implicherebbe una graduale riduzione della spesa pensionistica. Si parla di circa 3,5 miliardi di euro nel punto di massimo, senza contare i risparmi conseguibili grazie all’allungamento della vita lavorativa. E questo perchè il contributivo spinge a lavorare più lungo. Tra l’altro, due recenti documenti europei dovrebbero suggerire un diverso atteggiamento nei confronti del metodo contributivo. Il primo è la bozza di direttiva sui fondi pensione su cui la Presidenza spagnola sembra avere raccolto il consenso del Consiglio: la direttiva rimuove alcune delle restrizioni allo sviluppo di un mercato europeo dei fondi pensione affermando a chiare lettere proprio il principio contributivo. Il secondo documento è il rapporto dell’Ecofin sulle finanze pubbliche nell’area euro. Per la prima volta si parla di qualità della spesa pubblica sottolineando come la spesa per sussidi di disoccupazione, entro certi limiti, possa stimolare l’efficienza di un sistema economico, mentre la spesa pensionistica abbia superato soglie oltre le quali ha «effetti negativi sull’accumulazione e sui risparmi». Con i risparmi associati al passaggio al metodo contributivo si potrebbe finanziare quel graduale passaggio a un nuovo sistema di ammortizzatori sociali di cui si è finalmente cominciato a parlare nelle ultime settimane, un passaggio obbligato per ogni riforma del nostro Stato sociale. Il messaggio è chiaro: lo spostamento di risorse dalle pensioni ai sussidi di disoccupazione verrebbe visto da Bruxelles, e a ragione, come un miglioramento della qualità della nostra spesa sociale. Perché allora tanta fretta nel chiudere questo spiraglio?

Martedí 28 Maggio 2002