“Opinioni” Né con il Cinese né alla rincorsa del «mitico» centro – di N. Colajanni

09/07/2002




Martedí 09 Luglio 2002

Né con il Cinese né alla rincorsa del «mitico» centro
di Napoleone Colajanni

Sergio Cofferati continua a tenere banco, e la cosa si comprende perfettamente considerando la stretta economica in cui il governo si trova, che non si può nascondere e che getta un’ombra sull’accordo raggiunto con le cosiddette parti sociali. I dubbi che da qualcuno vengono avanzati sulla reale possibilità del governo di mantenere gli impegni presi, sembrano tutt’altro che infondati. Ma ciò, lungi dal costituire un argomento contro chi quell’accordo ha firmato, mi sembra rendere ancora più assurda la posizione assunta dalla Cgil. Se le cose stanno così diventa infatti immotivata un’opposizione che reclami molto di più. Ma la critica da fare non è che così facendo Cofferati si dà alla politica. Politica ne fanno tutti quelli che agiscono nella vita sociale, perché in un modo o in un altro influiscono sul potere, sul modo in cui viene esercitato e su chi lo esercita, il sindacalismo puro esiste soltanto nelle analisi dei sociologi più astratti. In Europa il sindacalismo ha avuto sempre alle sue spalle un’ideologia, socialista o cattolica democratica, il sindacalismo alla Sorel non ha mai attecchito, se non per sfociare nella destra. Il privilegiare gli interessi immediati dei lavoratori, quello che si chiamava tradunionismo, non era altro che una variante del movimento operaio, che poteva guadagnare spazio dove, come negli Stati Uniti, non è mai esistito un partito politico socialista o cattolico. Si tratta di vedere non se Cofferati faccia o no politica, ma quale politica fa. Barbara Spinelli fa un’osservazione molto giusta quando ricorda che senza uno zoccolo duro non si vince e non si può perderlo per inseguire i voti centristi che fanno la differenza. Il fatto è che il modo in cui si forma lo zoccolo duro va cambiando. Nel secolo scorso, il secolo del dominio dell’industria, era costituito dal blocco dei lavoratori dipendenti quando l’accumulazione capitalistica si realizzava nell’impresa e il conflitto sulle condizioni dei lavoratori era determinante; nella società dei servizi, dove l’accumulazione ha un carattere sempre più sociale le cose sono molto più articolate, e nel conflitto per la spartizione di un surplus che si forma ormai prevalentemente a livello sociale, gruppi di lavoratori possono assumere una posizione retrograda e conservatrice. Lo zoccolo duro si forma sempre più se si ha la capacità di far comprendere quali sono gli interessi generali della società, di individuare i punti essenziali, e di avere delle proposte che sulla base dei fatti convincano gli elettori della consistenza di una forza politica. Naturalmente, e la Spinelli dice anche questo, il passaggio dalle vecchie alle nuove impostazioni deve essere gestito, ma se prevalgono le posizioni vecchie si va all’isolamento e alla sconfitta. Tutto ciò è ben lontano dal mito della conquista del centro, perché si fonda su un’analisi della struttura della società e del modo in cui si presenta oggi il conflitto sociale. Lo schema che vuole fare di un mitico centro, mai definito in termini che abbiano a che fare con la realtà effettuale, la parte dominante della società, condurrebbe a partiti, schieramenti e personalità pressoché equivalenti, toglierebbe ogni vitalità alla politica e porterebbe alla conservazione. Di come stessero le cose si rese ben conto l’Economist durante la campagna elettorale inglese, invitando a votare per Blair perché era il miglior conservatore sul mercato. La politica di Cofferati non porta da nessuna parte, ma altrettanto deve dirsi per quella sinistra che rinunzia ad affrontare i problemi reali e insegue soltanto l’illusoria figura dell’elettore di centro. È partendo dalla realtà che una sinistra degna di questo nome può porre l’esigenza del cambiamento e questo non significa contrapposizione più o meno verbale o girotondesca al sistema, ma duro impegno nella costruzione delle idee, che non cadono dal cielo, e nella conquista delle intelligenze dei cittadini, di ogni collocazione sociale.