“Opinioni” Meno slogan, più fatti – di Leonardo Zega

30/05/2002







(Del 30/5/2002 Sezione: Cultura Pag. 18)
«AMMORTIZZATORI SOCIALI», CHE COSA VUOL DIRE?
MENO SLOGAN, PIÙ FATTI
di Leonardo Zega

UN lettore di Vercelli, che dice – bontà sua – di apprezzare la chiarezza dei miei interventi, mi rimprovera amabilmente per essere ricorso anch´io, scrivendo di denatalità e benessere in Italia («Meno disagi più bimbi»), ha titolato La Stampa, all´espressione «ammortizzatori sociali». Una formuletta – a suo dire – tanto abusata quanto fumosa. Politici, governanti, sindacalisti – e mass media a ruota – vi ricorrono ogni giorno a proposito della contestatissima revisione dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, senza però spiegare che cosa essa rappresenti in realtà. L´espressione è recepita anche dal dizionario, ove è scritto che, in senso figurato, si tratterebbe di «un provvedimento che serve a ridurre contrasti, tensioni». Ed esemplifica: «La cassa integrazione è un ammortizzatore sociale». Di che cosa si tratta, allora? Di una sorta di paracadute o salvagente in circostanze di emergenza, come quando il lavoratore diventa «un esubero» e viene mandato a casa. E quali sarebbero gli «altri» ammortizzatori previsti dal governo per dare respiro a famiglie disagiate per la presenza di anziani malati, a giovani coppie senza casa, a genitori in cerca di asili nido e servizi per i loro figli, a ragazzi disoccupati, e via elencando? Bisogna essere attenti alle parole: il troppo è uguale al nulla, le promesse diventano gusci vuoti se non si sostanziano in fatti visibili e valutabili da tutti. I lavoratori italiani, ad esempio, capirebbero subito il significato di questo «ammortizzatore» se gli si dicesse che d´ora in poi, in caso di licenziamento per ragioni di mercato o altro, avranno gli stessi diritti di quelli tedeschi e olandesi. In concreto: l´80% dell´ultima retribuzione per due anni e, dopo, un contributo di almeno 500 euro netti al mese fino a nuova occupazione. Tutti, indistintamente, capirebbero, anche quelli che non fossero d´accordo: fuori, una volta tanto, dai bizantinismi tanto cari ai nostri legislatori per cui un dipendente in più, oltre i 15, fa scattare protezioni che gli altri nemmeno si sognano. E´ questo, a mio avviso, il tipo di proposta che dovrebbe avanzare il ministro del Lavoro e del Welfare, in luogo di vaghe assicurazioni e di innovazioni al buio. Lo stesso discorso vale per i servizi sociali essenziali a favore delle famiglie; come vale per i presidi territoriali per i malati di mente su cui ci intrattiene a giorni alterni il ministro della Salute, sollecitato da notizie di cronaca sempre più allarmanti. Il resto è paglia e fumo, come giustamente lamenta il nostro lettore che da semplice pensionato quale si definisce, mostra una saggezza e un equilibrio tali da far vergognare il più raffinato dei ragionatori. Per favore, uno slogan in meno e un «fatto» in più.

leonardo.zega@stpauls.it