“Opinioni” L’orizzonte di Cofferati – di Gianfranco Pasquino

07/06/2002




            L’orizzonte di Cofferati
            di Gianfranco Pasquino

            Il riformista si caratterizza per la sua capacità di trarre il massimo di cambiamento da ogni situazione data. E lo fa aggregando, magari anche soltanto occasionalmente, le forze che sono disponibili a quel cambiamento in un impegno continuo. Sergio Cofferati ha ripetutamente sostenuto, in special modo nei suoi vari scontri con Massimo D’Alema, di essere un riformista e certamente, almeno per tutta la fase nella quale il Governo Prodi ha guidato l’Italia nell’euro, la moderazione sindacale e la disponibilità a sostenere lo sforzo italiano, il suo riformismo consapevole è stato messo positivamente al lavoro. Più discutibili e, in effetti, molto discusse furono già allora alcune altre sue prese di posizione che riguardavano il mercato del lavoro e il sistema pensionistico, peraltro condivise da Cisl e da Uil. Adesso c’è un altro Governo e, comprensibilmente, ma senza scandalo, la variabile politica non è indifferente nello spiegare i comportamenti di Cofferati e della Cgil.



            Tuttavia, qualcosa d’incomprensibile, che non viene spiegato, rimane. Nella sua strenua difesa dell’art. 18 che, così come è, riguarda una percentuale non molto elevata di lavoratori italiani, Cofferati ha finora ottenuto l’appoggio esplicito e convinto del solo Bertinotti, di una parte presumibilmente molto minoritaria dei Democratici di sinistra e, naturalmente, per quel che ne sappiamo, della Cgil. Anzi, anche se, indubbiamente, Cofferati ha guidato la Cgil con il consenso degli iscritti e con il suo prestigio, l’eredità che sta per lasciare è pesante e impegnativa. Epifani dovrà fare i conti per chissà quanto tempo con il no alla riforma e persino allo stralcio dell’art. 18. Quello che più conta, però, è che il no di Cofferati non ha aperto nessuna prospettiva alternativa di riforme, di cambiamento, di miglioramento. Al contrario, fino a questo momento si può dire che la politica di Cofferati ha essenzialmente aperto delle contraddizioni. La prima contraddizione, visibile, forse non irreparabile, ma sicuramente importante è quella nei rapporti con Cisl e Uil. Non è solo il prodotto di differenze, anche storiche, di strategia, ma è anche il timore da parte di Pezzotta e di Angeletti che la posizione rigida di Cofferati faccia breccia in alcuni settori dei loro sindacati. La Cgil potrebbe trarne vantaggio immediato, ma di corto respiro; e quanto al riformismo, vantaggi non ve ne sarebbero. La seconda contraddizione, sempre latente, ma già emersa in occasione del Congresso di Pesaro dei Democratici di sinistra, è tutta politica. Non c’è nulla di riprovevole nell’appoggiare da parte dell’iscritto Cofferati una mozione rispetto a un’altra, nel caso concreto la mozione di Giovanni Berlinguer, peraltro non affollata da noti riformisti. D’altronde, altri dirigenti della Cgil hanno sostenuto la mozione di Fassino. Ma la presa di posizione di Cofferati ha, prima, creato tensioni nei Ds e oggi sta quasi facendo esplodere – vero è che esiste una grande predisposizione in materia – l’Ulivo. Questa "esplosione" potrebbe persino essere utile se conducesse non soltanto a una discussione sulla leadership futura, il prima possibile, dell’Ulivo, ma anche sui contenuti di un’alleanza che si è sempre autodefinita "riformista" (in attesa, non troppo spasmodica, di un partito dei riformisti). Invece, da un lato, Cofferati continua a negare qualsiasi sua propensione e disponibilità ad accettare un ruolo politico-partitico; dall’altro, non delinea nessuna strategia alternativa a quella, peraltro vaghissima e dai contenuti flebili, dell’Ulivo come è. Cosicché, in conclusione, dopo un anno perso da tutti, governo, sindacati, politica, quello che si vede sono un movimento sindacale diviso e conflittuale, una coalizione di Centro-sinistra priva di leadership nella quale si accentuano le differenze e le distanze; un progetto di resistenza a un cambiamento, forse simbolicamente importante, per quanto non decisivo, senza che Cofferati voglia o possa indicare una strada diversa e percorribile. Al momento, mentre sta per scadere il suo mandato di segretario generale della Cgil, il riformismo di Cofferati appare anche per mancanza di spiegazioni, privo di orizzonte. Né, dopo di lui, con la sua ingombrante eredità, sarà facile per il movimento sindacale e per il Centro-sinistra costruirne rapidamente uno visibile e praticabile.

            Venerdí 07 Giugno 2002