“Opinioni” Lezione di luglio – di Roberto Napoletano

31/05/2002





LEZIONE DI LUGLIO
di Roberto Napoletano

E se tutti, ma proprio tutti, provassero a fare un nuovo accordo di luglio? Senza i distinguo pregiudiziali, fuori dalla zona grigia dove si elevano i diritti, veri o finti, sull’altare della sacralità e si lasciano sotto il tappeto centimetri di democrazia reale. Lavoro, Sud, fisco, ma anche capitale umano e welfare: è troppo chiedere a Governo e parti sociali di sedersi a un tavolo e costruire insieme il loro futuro? Berlusconi fa spesso riferimento a De Gasperi per ricordare la solidità della maggioranza, ma forse il richiamo ai precedenti di Amato e Ciampi può rendere meglio la portata della sfida



Il superamento del totem della scala mobile e il risanamento finanziario portarono allora in dote Maastricht e l’euro. Un nuovo mercato del lavoro, articolo 18 ma anche ammortizzatori sociali e Sud; riforma fiscale, ma anche scuola e pensioni, sono tutti capitoli di un nuovo «accordo di luglio» ancora da scrivere, ma del quale tutti avvertono l’esigenza se si vogliono davvero recuperare quote di competitività e di giustizia sociale. A maggiore ragione, è perfino ovvio, in un quadro congiunturale segnato dall’incertezza a livello mondiale e dall’acuirsi della crisi dell’auto sul mercato interno. Se allora il metodo vincente fu quello della concertazione, è giusto che oggi si adegui ai tempi e si traduca in un dialogo sociale capace di assicurare certezza di risultato, ma ancora prima trasparenza nei rapporti, legittimazione e fiducia reciproche, volontà costruttiva. Non sono in gioco gli interessi, che sono sempre legittimi, ma i valori: qualcosa, cioè, che viene prima e dopo di quegli interessi e senza i quali non sarà mai possibile arrivare a una loro composizione in termini di modernizzazione e di equità. Da questo punto di vista, non appare privo di significato il segnale lanciato dalle imprese per la ripresa di un dialogo sociale che favorisca un disegno riformatore a tutto campo. Alla vigilia della stesura del nuovo Dpef del Governo, in una giornata nella quale Fazio leggerà le sue considerazioni finali a un anno esatto dall’auspicio (rimasto tale) di un nuovo miracolo economico italiano, l’incontro tra Palazzo Chigi e parti sociali assume un’indubbia valenza strategica. Si tratta di capire, fino a che punto, le rappresentanze sociali e il governo sapranno reciprocamente guadagnare in credibilità al punto da ricostruire quello spazio comune nel quale si possano positivamente incontrare i valori storici della cultura liberale, cattolica e laburista del Paese. In un dialogo sociale, di così alto livello, la sfida è quella di avere il coraggio di giocare a tutto campo, sottraendosi alla spirale perversa di veti e controveti, perché non può mancare la consapevolezza che unica è la scacchiera sulla quale si muovono le singole pedine. Il riformismo, quello vero, è fatto di cose concrete, anche di piccoli gesti: ieri, per esempio, l’azionista Tesoro ha rinunciato a nominare nel Consiglio dell’Eni il suo rappresentante con i poteri speciali, un bel segnale di fiducia nel mercato. Non basta, però. Per vincere la partita del riformismo e costruire la nuova politica dei redditi, bisogna misurarsi su quella scacchiera unica, a viso aperto, rinunciando ai diritti di veto. Anche perché, come tutti sanno, l’equilibrio economico è unico, ma è pur sempre la somma di tante, troppe, diseguaglianze.

Venerdí 31 Maggio 2002