“Opinioni” Le priorità sono i servizi per l’infanzia – di D.Del Boca

03/06/2002





Le priorità sono i servizi per l’infanzia
di Daniela Del Boca*

Nell’ambito del Centro Child è stato costituito un osservatorio sul lavoro femminile in Italia con l’obiettivo di indagare le ragioni della bassa partecipazione (e della bassa fertilità) e di elaborare politiche di sostegno all’occupazione in rosa, soprattutto in vista degli obiettivi europei di Lisbona. Se si confronta, infatti, la situazione dei Paesi Ue con quella italiana emerge che la differenza per l’occupazione nel suo complesso (maschi e femmine) è del 17,5% e per le donne del 21,9 per cento. Alla base di questa situazione sono stati considerati vari fattori: sia la mancanza del part-time sia la struttura limitata dei servizi per i figli in età prescolare e anche per gli anziani, che rendono difficile conciliare lavoro per la famiglia e lavoro fuori. Un elemento importante, che rende più difficile lavorare in Italia rispetto ad altri Paesi europei, è la struttura dei servizi per l’infanzia. Ma quali aspetti di questi servizi sono più problematici? Quali caratteristiche in particolare influenzano partecipazione e fertilità: i costi, l’offerta, gli orari del servizio? In primo luogo va sottolineato che gli asili pubblici per i bambini con meno di 3 anni non sono aumentati negli ultimi dieci anni mentre gli asili privati che erano solo il 7% dell’offerta totale sono diventati il 20% circa. Tuttavia ancora adesso la proporzione di bambini in quell’eta che frequenta gli asili è tra i più bassi d’Europa: 6% contro il 30-40% dei Paesi del Nord Europa. La ricerca sull’Italia evidenzia che i costi degli asili incidono molto poco sulla scelta di utilizzo dei servizi per l’infanzia e sulla scelta di lavoro delle madri, data la scarsa offerta e la mancata coincidenza tra orari degli asili e orari di lavoro. Come si vede dalle tabelle pubblicate qui sopra, nelle regioni dove la disponibilità degli asili è alta la partecipazione femminile al lavoro è maggiore, mentre poca correlazione emerge con i costi degli asili. I dati evidenziano la situazione del Sud e delle isole dove gli asili sono pressochè inesistenti. Politiche sociali a sostegno del lavoro femminile dovrebbero contemporaneamente ridurre i costi e ampliare l’offerta sia pubblica che privata, e inoltre rendere più flessibile l’orario dei servizi. Dalle nostre ricerche emerge che le donne in Italia che lavorano sono un gruppo molto "selezionato", hanno meno figli, appartengono a famiglie più ricche, vivono in zone a più alta densità di servizi, provengono da famiglie dove la madre già lavorava (e quindi era più accettata una cultura dell’impiego per le donne), sono le più istruite ad avere un posto, riescono a districarsi tra la burocrazia e le difficoltà di trovare asili e servizi e combinare le risorse in modo da riuscire a far coincidere i tempi della famiglia con quelli del lavoro (con l’uso del tempo di altri parenti ma anche il tempo dei baby sitter). In altre parole sono proprio le donne che avrebbero più bisogno di lavorare per compensare i bassi redditi delle famiglia che spesso non riescono a farlo.

* Direttore di Child-Università di Torino

Sabato 01 Giugno 2002