“Opinioni” La nuova dimensione dell’azione sindacale – di Phil Jennings

04/01/2002
LE MONDE diplomatique – Dicembre 2001

 

 

 

La nuova dimensione dell’azione sindacale

Nel corso dei due ultimi decenni, i governi si sono dedicati alla riduzione dell’inflazione e dei deficit di bilancio. Con identico zelo, è arrivato il momento di studiare strategie per ridurre i deficit di lavoro e proteggere i dipendenti. I sindacati si organizzano per rispondere alle sfide della globalizzazione


di Phil Jennings*
Il 17 maggio 2001, circa 4mila persone, venute da tutta Europa, si sono riunite a Londra per manifestare contro il gruppo di distribuzione britannico Mark & Spencer, che aveva deciso all’improvviso e in modo arbitrario di chiudere le filiali europee e internazionali entro la fine del 2001. Questa decisione, presa senza consultare i dipendenti, buona parte dei quali erano stati informati con un semplice messaggio di posta elettronica, è stata universalmente condannata. Invece, la stampa finanziaria si è soprattutto occupata dell’indennizzo di 800mila sterline (1.260.320 euro) promesso all’amministratore delegato Luc Vandevelde, posizione che la dice lunga sulla perversione dei valori economici attuali. Vandevelde aveva poi dichiarato pubblicamente che avrebbe rifiutato questo indennizzo (che in realtà verrà «riconfigurato»).
Piani «sociali» di licenziamento La manifestazione di Londra, che si è svolta prima, durante e dopo una miriade di altri «piani sociali» di licenziamento – Renault Vilvorde nel 1997 in Belgio, Lu-Danone, Aol-Air Liberté, Moulinex, Delphi, Pechiney-Marignac, Bata in Francia nel 2001, per non citare che i casi più noti – ha messo in evidenza l’esistenza di un’azione sindacale ormai senza frontiere. L’integrazione mondiale ed europea ha spinto il movimento sindacale a rafforzare la dimensione internazionale delle proprie attività. La Rete Internazionale dei sindacati (Union Network International – Uni) e le sue filiali sono state il motore della manifestazione del 17 maggio, organizzata in cooperazione con la centrale sindacale britannica Trade Union Congress (Tuc) e con l’appoggio della Confederazione europea dei sindacati (Ces).
Abbiamo visto gli europei protestare contro Danone e 80mila persone manifestare in occasione del vertice di Nizza del 7-9 dicembre 2000
(1). Nello stesso modo, sono state proprio l’assenza di dimensione sociale, la mancanza di trasparenza e l’arroganza delle multinazionali mondiali a spingere la gente in piazza a Seattle, Melbourne, Praga, Quebec city, Londra, Göteborg o Genova più recentemente.
Le crescenti disuguaglianze all’interno degli stati e tra di essi hanno generato un’economia mondiale dal volto inumano: due miliardi di persone sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno. Le frequenti crisi finanziarie hanno generato una forte instabilità economica, il comportamento gregario dei mercati finanziari ha distrutto le prospettive economiche di stati e continenti interi, come ha dimostrato la crisi finanziaria asiatica del 1997
(2). Sui 100 maggiori bilanci sia pubblici che privati del mondo, 51 appartengono a giganti multinazionali, ampiamente esonerati da obblighi sociali su scala planetaria. Il deficit di trasparenza è flagrante.
Il modo in cui funziona l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) impedisce il dialogo tra sindacati e società civile. I capi di stato e di governo delle Americhe, riuniti a Quebec city nell’aprile 2001, hanno per esempio pubblicato un testo di 250 pagine che prevede un accordo di libero scambio per gli 800 milioni di abitanti del continente americano, elaborato nell’ambito di negoziati segreti.
Il mondo degli affari ha partecipato alla redazione del testo, mentre né sindacati né società civile sono stati invitati
(3).
L’Uni, sindacato mondiale che conta circa 15 milioni di iscritti appartenenti a mille sindacati di 150 paesi, è nato il 1° gennaio 2000 dalla fusione di quattro organizzazioni internazionali esistenti: la Federazione internazionale degli impiegati e tecnici (Fiet), l’Internazionale delle comunicazioni (Ci), la Federazione grafica internazionale (Fgi) e l’Internazionale dei media e dello spettacolo (Mei). L’Uni è presente in tutti i continenti, dove ha uffici e personale, tutti legati da una rete telematica. La distanza non è più un ostacolo per la rapidità dell’azione sindacale. Quando si verificano casi di violazione dei diritti dell’uomo o dei diritti sindacali, di conflitti locali di lavoro o di decisioni arbitrarie di licenziamento, l’Uni viene immediatamente informata dalla sua rete Internet. Si è impegnata a rispondere alle crisi locali nel giro di ventiquattr’ore. Dalla sua nascita, è già intervenuta in 150 azioni di solidarietà mondiale, dal Salvador allo Zimbabwe, dall’Argentina alla Nuova Zelanda. Per esempio, in seguito a un suo intervento, i diritti sindacali sono adesso rispettati nella filiale di France Telecom in Salvador. Bilancio etico delle imprese Siamo costantemente alla ricerca di nuovi metodi di pressione sulle imprese per spingerle ad assumersi le proprie responsabilità sociali.
Sia le multinazionali che i governi devono aspettarsi campagne sindacali mondiali se non rispettano i diritti sindacali e le norme fondamentali del lavoro. Le cyber-campagne sono ormai la regola e non non più l’eccezione.
Abbiamo anche avviato una cooperazione con il movimento sindacale mondiale, con l’obiettivo di sfruttare la leva dei fondi pensione dei lavoratori e dei sindacati – circa 1.200 miliardi di dollari – per rafforzare la nostra posizione nelle multinazionali. L’obiettivo: assicurarsi che gli investimenti vengano realizzati in imprese socialmente responsabili. Un numero crescente di agenzie di investimento comincia a tener conto del bilancio etico delle imprese. Queste ultime saranno sempre più sottoposte all’analisi del loro bilancio sociale. Ma rare sono oggi quelle che potrebbero superare l’esame, anche il più elementare.
L’Uni e le sue filiali prendono parte alle assemblee generali degli azionisti per poter porre direttamente delle domande alle direzioni delle imprese e metterne in evidenza le carenze.
Un nuovo quadro europeo In applicazione della direttiva dell’Unione europea (Ue) che conferisce diritti di informazione e di consultazione ai lavoratori, esistono già più di 800 comitati di fabbrica europei. Già 20mila rappresentanti sindacali sono impegnati nella costruzione di un nuovo quadro europeo dei rapporti di lavoro. Certo è che la legislazione ha ancora delle carenze e che noi deploriamo la paralisi dell’Ue nel momento in cui si sforza di promulgare una nuova legislazione sul diritto di informazione e di consultazione dei lavoratori in caso di ristrutturazione. Ma in ogni caso i rapporti di lavoro sono in evoluzione, soprattutto con la nuova regolamentazione per l’impresa europea, che dal 2004 dovrà conferire diritti di partecipazione ai lavoratori.
L’Uni intende anche negoziare accordi mondiali e dare vita a strutture di dialogo con le imprese transnazionali, per assicurare il rispetto delle norme fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Nel 2001, è stato firmato un accordo tra l’Uni e la multinazionale spagnola Telefonica, che conta 200mila dipendenti. Altri accordi del genere verranno siglati prossimamente.
Nel luglio 2000, a New York, il segretario generale delle Nazioni unite, Kofi Annan, ha proposto il Patto mondiale dell’Onu. Questo patto chiede a tutte le multinazionali di impegnarsi a rispettare nove principi nel campo dei diritti sindacali, dei diritti dell’uomo e dell’ambiente. I principi relativi ai diritti sindacali si basano sulle norme dell’Oil, che ora godono di ampia notorietà, anche se i governi o le imprese non mostrano nessuna fretta di applicarle.
Campagne di reclutamento Di fronte all’impegno delle Nazioni unite e dell’Oil, di fronte alla proliferazione dei comitati di fabbrica europei e allo sviluppo di quelli mondiali, le imprese non hanno più scuse per evitare di migliorare il loro bilancio sul fronte sociale. L’Uni intende promuovere sistematicamente il Patto mondiale delle Nazioni unite per favorirne l’applicazione e denunciare le infrazioni. Nel maggio scorso, è stato concluso un accordo con la società di grande distribuzione Carrefour; questo accordo comporta un impegno chiaro per rispettare e sorvegliare l’applicazione delle norme fondamentali sul lavoro. Si tratta di un primo passo nella buona direzione.
L’azione dell’Uni ricopre d’altronde un vasto raggio di attività.
Recentemente è stata avviata una campagna mondiale nel settore della telefonia mobile per migliorare il reclutamento sindacale. In alcune decine di paesi, i sindacati realizzeranno simultaneamente azioni di sensibilizzazione su scala locale. Questa campagna fa seguito a un’iniziativa dell’Uni nei call center, dove i sindacati di 40 paesi hanno coordinato l’attività di reclutamento.
Va aggiunto che l’Uni sta realizzando alcuni progetti di istruzione in 75 paesi di Africa, Asia-Pacifico, Americhe, Europa centrale e orientale, con lo scopo di trasmettere il messaggio sindacale alle giovani generazioni. Poiché le donne costituiscono più della metà dei dipendenti dell’Uni, un «progetto di eguaglianza globale» intende migliorare la loro partecipazione nelle strutture sindacali. Allo stesso modo, è stato avviato un progetto globale per i giovani sindacalisti.
Se una volta l’attività industriale si basava sulle materie prime e sulla produzione di beni materiali, nell’era delle reti digitali sono le competenze umane che si negoziano su un mercato del lavoro diventato globale. Mentre l’emisfero occidentale soffre di un deficit di competenze, l’emisfero orientale puo’ offrire tecniche definite poco costose; questa situazione incoraggia le delocalizzazioni da ovest verso est. Ma, allo stesso tempo, migliaia di informatici in India e in altri paesi vengono corteggiati e reclutati dai «cacciatori di teste» per lavorare negli Stati uniti e in Europa. Di fronte a questa nuova mobilità del lavoro, l’Uni ha creato un passaporto sindacale mondiale che apre le porte dei sindacati locali ai lavoratori espatriati. Un bastione sindacale è appena nato nelle «Silicon valleys» indiane.
Strutture mondiali di dialogo Gli zar della nuova economia – i Bill Gates e i Jeff Bezos – hanno una visione abbastanza malsana dei diritti fondamentali dei lavoratori.
Entrambi si sono opposti alla sindacalizzazione nelle loro imprese.
Ma quando la bolla Internet è scoppiata, spazzando via più di 100mila posti di lavoro, numerosi lavoratori della new economy hanno scoperto che le loro stock options non valevano più niente. Molti si sono allora rivolti ai sindacati per ottenere consigli, un sostegno e venire rappresentati.
La pressione cresce a favore di una cooperazione sindacale europea e mondiale. A partire dal gennaio 2002, decine di milioni di lavoratori europei percepiranno il salario in una moneta unica, l’euro. Poiché l’Ue è ormai dotata di una Banca centrale europea (Bce) e di una politica monetaria comune, l’Uni-Europa ha intrapreso l’elaborazione di una strategia europea sui salari (è già avviato un dialogo sociale con la Bce). Del resto, un lavoratore dipendente su tre rientra nel campo di applicazione del dialogo sociale tra Uni-Europa e i datori di lavoro. Scambi di punti di vista sull’occupazione e relazioni di lavoro hanno luogo regolarmente in vari settori, dalla posta, alle telecomunicazioni, passando per le banche, la finanza, il commercio, i servizi di manutenzione e di sicurezza, i media. Accordi sul telelavoro sono stati negoziati nel settore delle telecomunicazioni e del commercio.
Auspichiamo anche la creazione di strutture mondiali di dialogo nell’ambito dell’Oil.
Come rinnovare i modi di intervento La storia della cooperazione sindacale mondiale risale a più di 150 anni fa. Le azioni di fratellanza e solidarietà hanno dato vita a sindacati mondiali in tutti i settori dell’economia. Con l’apertura del «dibattito del millennio», la Confederazione internazionale dei sindacati liberi (Cisl) e i sindacati mondiali intendono rinnovare e ridefinire le strutture e i mezzi di azione. Svolgeranno sempre più un ruolo essenziale nelle istituzioni mondiali e in quelle transnazionali con lo scopo di ottenere la giustizia sociale e il rispetto dei diritti sindacali.



note:

* Segretario generale della Rete internazionale dei sindacati (Union Network International – Uni)
(1) Si veda Bernard Cassen, «Le parent pauvre du "social" s’invite au sommet de Nice», Le Monde diplomatique, dicembre 2000.

(2) Cfr. «Anatomie de la crise financière» e «La mondialisation contre l’Asie», Manière de voir, rispettivamente novembre-dicembre 1998 e settembre-ottobre 1999.

(3) Cfr. Dorval Brunelle, «Da l’Alaska alla Terra del fuoco, l’impero del commercio all’opera»; Michel Brodeur e Pierre Henrichon, «A Quebec, un nuovo muro da abbattere», Le Monde diplomatique/il manifesto, aprile 2001.
(Traduzione di A. M. M.)

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