“Opinioni” La flessibilità aumenta il lavoro – di Massimo Ferlini

06/12/2001

Il Sole 24 ORE.com






    La flessibilità aumenta il lavoro
    di Massimo Ferlini*
    Nel corso della campagna elettorale, la Compagnia delle Opere ha raccolto più di 120mila firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: sul mercato del lavoro; su una nuova normativa per l’impresa sociale. I testi di legge delega sono stati presentati alla presidenza della Camera dei deputati e a tutti i capigruppo parlamentari. Le due proposte si confronteranno con iniziative politiche che il Governo sta già attuando. I temi che stanno al centro delle iniziative di legge erano evidentemente molto sentiti nel Paese e hanno posto all’attenzione delle forze sociali e politiche la necessità di scegliere in tempi rapidi nuove norme per il lavoro e le imprese. Il Libro bianco sul lavoro e il testo di delega al Governo adottati ci trovano sostanzialmente d’accordo. L’obiettivo di aumentare l’occupazione complessiva, di rafforzare il sistema di garanzie e diritti dei lavori come sono nella realtà, di favorire l’emersione delle aree nere e grigie del lavoro, di creare un sistema di servizi pubblici e privati per il lavoro, sono gli stessi principi che hanno mosso la Compagnia delle Opere a porre il problema in vista di una nuova legislazione. I nemici di tale impostazione sono tutti coloro che preferiscono inventarsi la realtà invece di guardarla per come è. Lo statalista, che crede ancora che i servizi al lavoro debbano essere solo quelli pubblici, si sta in realtà occupando solo del 5% degli avviati al lavoro, mentre il 25% degli avviati a tempo indeterminato passano per le agenzie del lavoro interinale. Quando lo statalista si oppone alle nuove possibilità di lavoro, date da nuovi contratti più flessibili, ha in mente la difesa di chi è già occupato: nelle grandi imprese o nel settore pubblico, mentre i nuovi posti di lavoro vengono dalle piccole e medie imprese e da nuovi studi professionali. Ciò che conta è intervenire perché più persone possano lavorare, perché siano più tutelate nei diritti e nel diritto al lavoro. Ovvero abbiano la garanzia di essere aiutati nei lavori che sempre più caratterizzeranno i percorsi professionali. In più che tutto ciò sia assicurato da un sistema di accreditamento di agenzie pubbliche e private, che assicurino tutti i passaggi di ricerca e selezione, d’orientamento e formazione, di collocamento lavorativo secondo le varie possibilità contrattuali. Nuove garanzie ai diritti dei cittadini sul lavoro e per il lavoro si coniugano perciò con nuove flessibilità che favoriscano la crescita della partecipazione al mercato del lavoro rispondendo sia alle esigenze del sistema economico ma anche alle nuove esigenze di vita e di lavoro di larghe fasce di cittadini. Questo dovrebbe essere in sintonia con le finalità di Confindustria, per cui non dovrebbero sorgere all’orizzonte motivi di contrasto. Con la seconda proposta di legge, è nostra intenzione proporre anche in Italia la figura dell’impresa sociale garantendo, anche a tale impresa, di fronte al reinvestimento dei profitti realizzati e a vincoli sull’uso del patrimonio accumulato, la possibilità di crescere con reddito e patrimonio come ogni altra impresa produttiva. Potrà ricevere lasciti, donazioni e contributi da singoli e aziende, con un regime fiscale agevolato per il valore sociale riconosciuto alle sue finalità. Sarà una figura di impresa finalizzata al settore dei servizi per le persone (sanità, assistenza, educazione, servizi per l’occupazione), ma anche finalizzata alla ricerca in diversi settori non direttamente legati a obiettivi di mercato. Si tratta quindi di creare una figura di impresa già presente in altri Paesi avanzati che potrà, recuperando secolari tradizioni italiane (pensiamo solo alle grandi fondazioni ospedaliere), dare ossigeno a un nuovo settore economico per produrre occupazione e sviluppo. Su questo punto, sarebbe interessante aprire un dibattito sull’utilità dei "buoni" in alcuni settori economico-sociali, come la Regione Lombardia ha già indicato. Pensiamo che tale proposta possa essere inserita a breve nei prossimi provvedimenti di delega al Governo e collegati alla Finanziaria data l’importanza del tema. Vogliamo però chiarire che l’impresa sociale non deve essere una nuova figura giuridica con effetti fuorvianti della concorrenza di mercato, né una nicchia per i soliti furbi che sfuggono alla legislazione fiscale o del lavoro. Poichè riteniamo debba essere fonte di innovazione, non una "mascheratura" sotto nuove forme di antichi vizi, riteniamo che sia importante dare al più presto una delega per l’inserimento della figura societaria nel nostro ordinamento e avviare un confronto tecnico per definire: le caratteristiche fiscali, i limiti di oggetto sociale, gli aspetti giuridici, il coordinamento con il sistema di imprese esistente. Sarebbe importante che le altre associazioni di imprese potessero elaborare, insieme alla Compagnia delle Opere e a rappresentanze di Governo, indicazioni per attuare in Italia un’impresa sociale realmente moderna ed efficiente.
    * Vicepresidente della Compagnia delle Opere
    Giovedí 06 Dicembre 2001
 
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