“Opinioni” Io, disabile, vi dico: imprenditori, evitate il buonismo – di D.Cervellin

27/05/2002





Io, disabile, vi dico: imprenditori, evitate il buonismo
di Davide Cervellin*

*imprenditore

A volte bisogna proprio prendere il coraggio a quattro mani e senza infingimenti o circonlocuzioni, ipocrisie a buon mercato, bisogna proprio dire le cose come sono nella realtà con estrema semplicità e chiarezza perché solo in questo modo è possibile affrontare i problemi, dare risposte, creare le condizioni per politiche del lavoro efficaci. La legge 68 del 12 marzo 1999 sul diritto al lavoro dei disabili è una legge troppo complessa, male articolata, contraddittoria e senza dotazioni finanziarie per risultare uno strumento efficace che permetta l’avvio al lavoro delle persone disabili; e nella stessa direzione possiamo leggere i provvedimenti in materia che hanno emanato le diverse Regioni. Analizzando gli ormai due anni e mezzo di applicazione della norma, possiamo dire che si è rivelata uno strumento fortemente contraddittorio proprio rispetto ai principi a cui voleva rispondere giacché ha discriminato nel collocamento lavorativo quelle persone con invalidità superiore all’80%, che forse più potrebbero necessitare di uno strumento normativo di accompagnamento nell’inserimento lavorativo. I dati in nostro possesso sugli inserimenti lavorativi effettivi nelle diverse regioni d’Italia e l’esame delle attività dei Sild (Servizi di inserimento lavorativo disabili) laddove operano o sono stati costituiti presso le Asl, ci fanno asserire con amara certezza che siamo ben lontani dall’avere nel nostro Paese, strumenti normativi e modalità operative efficaci per accompagnare le persone colpite da minorazioni fisiche, sensoriali o intellettive a spendere le loro abilità all’interno del mondo del lavoro.

Quasi sempre dobbiamo registrare che quando avvengono degli inserimenti lavorativi, questi risultano più un’assunzione di ruolo assistenziale dell’impresa che un’occasione importante ed efficace di utilizzo di abilità per il soddisfacimento della mission aziendale. È assolutamente sbagliato distinguere tra il collocamento delle cosiddette persone "normali" e il collocamento lavorativo delle persone disabili. Esiste un solo collocamento per persone che hanno delle abilità da spendere in ragione di aziende che hanno bisogni da soddisfare. È quindi necessario creare uno strumento unico ed efficace supportato da un data base facilmente accessibile attraverso la rete telematica per far incontrare domanda e offerta di lavoro per dare risposte immediate ed efficaci a un mercato del lavoro sempre più dinamico e articolato. Preliminarmente a questo andrebbe costruito un percorso di formazione o riqualificazione che renda spendibili non i deficit o le disabilità, le minorazioni o le menomazioni, ma le abilità, le capacità, le competenze, che certamente si ritrovano anche nelle persone cosiddette disabili. Andrebbero aiutate le imprese, soprattutto le micro e le piccole, a superare le diffidenze, le paure, i dubbi, sulla non produttività o minor produttività delle persone disabili o handicappate con degli incentivi fiscali per sperimentare attraverso stage, tirocini, la loro produttiva collocazione lavorativa. Andrebbe, senza alcun dubbio creata un’agenzia regionale in grado di fornire alle imprese la consulenza per l’adattamento dei posti di lavoro, le forniture tecnologiche specifiche per realizzare le pari opportunità nello svolgimento delle attività assegnate tra le persone disabili e le persone normodotate evitando in maniera chiara che persistano condizioni di sperequazione e quindi di discriminazione tra le une e le altre in ragione dei diversi costi che le imprese devono sostenere per realizzare il collocamento lavorativo. Andrebbero attuate politiche coerenti rivolte al lavoro, all’assistenza sociale, al fine di evitare che l’approccio risarcitorio o la monetizzazione dell’handicap risulti il primo disincentivo per molte persone disabili a cercare un lavoro e ad entrare così nel novero dei contribuenti. È noto a tutti che prima ancora che la cattiveria, l’insensibilità, il menefreghismo, la disattenzione sociale dei datori di lavoro, è la paura di perdere la pensione che determina la scelta di molte persone disabili, anche giovani, di restare chiusi in casa e vivere la marginalizzazione sociale, piuttosto che mettersi in gioco e conquistare un ruolo sociale attraverso il lavoro. Bisogna offrire più servizi per togliere a molte persone disabili l’alibi di non poter fare – per la mancanza di servizi di accompagnamento per raggiungere il posto di lavoro, servizi per il superamento delle barriere architettoniche, trasporti adeguati anche alle necessità delle persone disabili fisiche -. Bisogna organizzare centri di telelavoro o strutture di produzione dove, persone con disabilità fisica sensoriale o con deficit intellettivo comportamentale, possano spendersi compatibilmente con l’esigenza di svolgere produttivamente le attività assegnate. Dobbiamo, in ultima analisi, abbandonare gli approcci generati dal buonismo, dalla compassione e assumerci ciascuno per la propria parte, per il proprio ruolo, per la propria competenza, per la propria responsabilità, il compito di affrontare con coerenza e chiarezza l’impegno di far partecipare il più alto numero possibile di persone alla vita attiva e quindi allo sviluppo del paese. Cari imprenditori, e chi ve lo chiede è un vostro collega che ha profondamente impresse su di sé le stigmate della disabilità, che vive quotidianamente accanto a chi cerca lavoro, rifiuta il lavoro, vorrebbe dare lavoro, che frequenta decine e a volte centinaia di persone disabili al mese, che conosce le loro organizzazioni, cari imprenditori, anche se vi dovete far violenza, abbiate il coraggio di abbandonare ogni sentimento di compassione e rifiutatevi di assumere disabili per costringere la politica a promulgare un provvedimento più civile e più rispettoso della dignità del lavoro. Noi, persone non so per quale beffarda e impropria definizione linguistica chiamate "disabili" noi vogliamo semplicemente essere cittadini lavoratori come gli altri, tra gli altri.

Sabato 25 Maggio 2002