“Opinioni” Il turismo (in crisi) riscopra l’effetto qualità – di Roberto Ruozi

22/07/2002



Domenica 21 Luglio 2002



Il turismo (in crisi) riscopra l’effetto qualità
di Roberto Ruozi*
* presidente del Touring club italiano

Siamo entrati nella seconda metà dell’anno e, nel pieno della stagione turistica, possiamo tentare un primo bilancio e tentare anche di rivedere il budget dell’intero 2002. L’inizio dell’anno non è stato brillante specie per il turismo internazionale. Nel primo trimestre le spese dei turisti stranieri in Italia sono calate del 18,5% rispetto all’analogo periodo del 2001. Anche le spese dei turisti italiani all’estero sono calate (-9,9%), determinando una riduzione del saldo valutario turistico. I dati di aprile rimangono negativi, anche se evidenziano una ripresa sia della spesa degli stranieri in Italia sia dei turisti italiani all’estero. La tendenza è dovuta a una serie di fattori, come la non brillante situazione dell’economia, il perdurante stallo delle Borse, che non genera l’euforia indispensabile per far aumentare le spese di consumo e quelle turistiche, e l’andamento del tasso di cambio fra l’euro, da una parte, e il dollaro e lo yen, dall’altra, che rende meno convenienti i viaggi in Europa per americani e giapponesi. Il viaggio è frenato anche dalla preoccupazione per la sicurezza, dopo i fatti dell’11 settembre e lo sviluppo di conflitti in varie parti del globo.

L’illusione che si consolidi la tendenza positiva innescata dal Giubileo del 2000 e proseguita anche nel 2001, veri anni record del turismo mondiale, è quindi svanita. In realtà, tuttavia, i dati del 2002 (consuntivi e attesi), pur inferiori a quelli del biennio precedente, dovrebbero rimanere superiori a quelli del triennio 1997-1999. L’Italia, da questo punto di vista, non rappresenta un’eccezione, ma ha qualche problema in più rispetto ad alcuni forti concorrenti, come la Francia e la Spagna. Il fenomeno non concerne solo il 2002, ma ha origini più lontane. Dall’esame dei dati del quinquennio precedente l’anno in corso, infatti, emerge che gli arrivi dei turisti stranieri sono calati dello 0,6%, mentre in Italia sono calati molto di più (-5,3%). Per contro, in Francia sono aumentati dell’1,2% e in Spagna di ben il 3,4 per cento. Questi nostri concorrenti hanno mostrato una forte aggressività e hanno raggiunto risultati controcorrente. La loro quota nel mercato internazionale del turismo è così passata, per la Francia, dal 10,8% all’11% e, per la Spagna, dal 6,7% al 7,1%, mentre la nostra quota è scesa dal 5,9% al 5,6 per cento. Questo fatto preoccupa perché, a prescindere dai fattori generali descritti, ci sono fattori specifici che pesano sulla nostra attrattività e competitività turistica. Sarebbe opportuno che gli operatori turistici, le loro associazioni di categoria e anche gli Enti pubblici analizzassero il fenomeno e adottassero misure correttive. Il turismo rappresenta infatti ancora per l’Italia un’attività economica fondamentale (e non sostituibile almeno nel medio periodo) per la produzione del reddito, l’occupazione e le entrate valutarie. Non si può pensare di lasciarla abbandonata a se stessa. Con ciò non voglio dire che non si faccia nulla per cercare di invertire la tendenza. Voglio solo dire che, se non si interviene con la necessaria intensità, non potremo riprenderci a scadenza ravvicinata. Qualche segno positivo per il turismo si registra invece sul fronte interno e su quello dei viaggi degli italiani nei Paesi prossimi al nostro. Gli italiani stanno infatti riscoprendo il loro Paese, che è preferito a quelli stranieri per i viaggi culturali, religiosi, termali, marini e lacustri. Essi stanno privilegiando, all’interno e all’estero, le destinazioni cosiddette di prossimità, lontane dalle grandi città e dai grandi assembramenti. Affinchè le azioni, che si potrebbero sviluppare per raggiungere obiettivi positivi anche se non eccessivamente ambiziosi, possano avere successo è necessario tenere presente che l’attività turistica è un’attività matura, che il grado di competitività a livello internazionale è in crescita e che i margini reddituali sono in calo. È necessario anche ricordare che il turismo è un’attività di massa, ma che vi sono anche importanti segmenti di nicchia in cui la qualità del servizio offerto è decisiva per vincere la concorrenza e produrre buoni margini. La strada della qualità è vincente per il nostro Paese, che non può contare sull’infinita espansione del numero dei turisti. L’ambiente per il turismo in Italia è infatti eccellente, ma anche delicato e pone seri problemi di sostenibilità. Più che sull’aumento del numero dei turisti occorrerebbe così puntare sulla loro qualificazione, ciò che impone un miglioramento dell’offerta. Tale miglioramento è possibile solo se si perfeziona l’ambiente dell’accoglienza (infrastrutture, informazioni, paesaggio e ambiente in senso proprio), ma anche se si migliora l’efficienza e l’efficacia dei servizi offerti dai singoli operatori che dovrebbero dedicare maggiore attenzione agli investimenti in beni materiali e in risorse umane. Occorre fare qualità, certificarla, fissare standard minimi, formare gli operatori, allargare la proposta di turismo nel nostro Paese su tutto l’anno e non su singole stagionalità. E occorre fare tutto questo in tempi brevi. Ormai i punti per l’intervento sono chiari. Occorre passare senza indugio dal dire al fare.