“Opinioni” Il rispetto delle parti – di Alberto Orioli

16/01/2002





Il rispetto delle parti
di Alberto Orioli

Fosse stato per lui avrebbe voluto dedicarsi a una certa, sobria pedagogia istituzionale per un Paese che non chiede di meglio che maestri d’esperienza e credibili per sentirsi una Patria. Avrebbe voluto trascorrere il settennato in felici bagni di folla per dare testimonianza, di fronte a piazze sempre più gremite ed entusiaste, dell’essere italiani con orgogliosa compostezza e con quella tenacia visionaria che gli guizza negli occhi quando invita i giovani a sognare e a volare alto. Ma si è presto trovato strattonato in questa Italia che cambia pelle tra una devolution ancora molto incerta e una nuova patria europea fatta per ora dagli uomini vitruviani dell’euro, perfetti, ma senza cuore. In questa fase interventista – che certo non può e non deve diventare la norma – Carlo Azeglio Ciampi cerca di non far strappare l’arazzo di un Paese tessuto nei diritti e colorato di ipocrisia, l’ordito di campanili e la trama di solidarietà. Cerca di rilanciare il dialogo, tenace e caparbio, costruito sulle cose non sugli schemi, su discussioni aspre per arrivare a obiettivi che devono diventare condivisi altrimenti il Paese non cresce. Un metodo di successo per molti anni che ora il Quirinale vuole riproporre per la giustizia e per il lavoro. E se il Capo dello Stato interviene è perché la situazione è difficile. Il gioco della concertazione ha sempre funzionato nella chiarezza dei ruoli e degli interessi. Anche perché nutrita dal rispetto degli altri (che poi è anche rispetto di se stessi), una banalità, se si vuole, ma che da sola è già quasi un’intesa. Di rispetto se ne vede poco di questi tempi. Si perde la lealtà del confronto se i giudici fanno politica (e spesso bastano dei toni per diventare "politici" come lo stesso D’Alema ha sottolineato per l’intervento del procuratore Borrelli) e se il Governo rischia il conflitto d’interessi sui terreni più delicati. Si sparge solo la nebbia del sospetto. Così come accade quando l’opposizione preferisce la delegittimazione al normale esercizio del controllo. Se tra i sindacati si punta a un conflitto sociale generalizzato senza considerare il merito delle questioni scatta ancora una volta la confusione di ruoli e obiettivi. E il dialogo "si sporca". Così come se il Governo invita il sindacato confederale a spaccarsi, come ha fatto Maroni con Cisl e Uil: o con me o con la Cgil. Non è la concertazione di Ciampi, questa. E anche come dialogo sociale deve ancora essere messo a registro.

Mercoledí 16 Gennaio 2002