“Opinioni” Il mondo che non c’è – di Alberto Orioli

10/02/2002





Il mondo che non c’�
La Cgil � un sindacato confederale, vale a dire attento agli interessi di tutti. La coerenza – questo � stato il congresso della coerenza pi� volte evocata da Cofferati – � il bene rifugio di ogni leadership, soprattutto se all’opposizione. Ma rischia di non essere proficuo se porta solo al martirio delle idee. Strano che Cofferati, appassionato di arte della guerra (anche se odia la guerra), abbia sottovalutato il fatto che non ci sono le condizioni obiettive per perseguire la via dei blocchi contrapposti. Non � destinata ad avere successo l’idea di un’opzione zero tra due pensieri unici: tra quello che il leader Cgil combatte, del turbo-capitalismo, e l’altro, che lui propugna, della difesa dell’esistente. Nel mezzo ci sono i soggetti nuovi del lavoro, la necessit� di adeguare tutele e bisogni; l’esigenza di costruire quel patrimonio di sapere che lo stesso Cofferati considera strategico e a cui la Cgil non pu� far mancare il suo contributo. Non � credibile la "battaglia di civilt�" del mondo dei diritti contro quello delle libert�. C’� un eccesso di semplificazione, per quanto appassionata, nel raffigurare lo scontro in atto, troppo netta la separazione tra buoni e cattivi. E c’� una sottovalutazione di come sono andate le elezioni, che hanno prodotto un Governo e un programma. C’� troppo poca autocritica per non aver consentito al centro sinistra quel riformismo che, comunque, il sindacato dovr� ora contrattare o subire con il Centro-destra. I tempi, poi, sono sfasati. E il tempo � tutto, sia per la politica, sia per il sindacato. Cofferati ha fatto un investimento lungo in dignit� e valori e guarda alla rivincita dell’Ulivo, se mai ci sar�. Probabilmente � il suo futuro; oggi pu� permettersi di negarlo, ma lo chiameranno, lo pregheranno, lo obbligheranno. Ma �, comunque vada, un futuro lontano. Le riforme, invece, battono il tempo dell’oggi. Le deleghe costringono a sincopare la durata del confronto e il Governo – legittimamente – ha fretta perch� sa che solo innovando a inizio legislatura si vedono i frutti in tempo per la campagna elettorale di quella successiva. Il confronto � ora. A un sindacato non pu� bastare arroccarsi e subirlo. N� ha senso brandire armi estreme come lo sciopero generale quando pu� essere ancora vivo il tempo del dialogo. Lo sciopero generale � stato il simbolo di questo congresso congegnato solo per preparare il cambio della guardia. Uno stendardo in cui si sono riconosciuti tutti, una bandiera di orgoglio e di appartenenza servita a ricreare, almeno per un po’, autostima e identit� "di sinistra". Domani, passato l’ardore dei comizi, superata l’asprezza degli slogan torna il confronto sulle cose. � il momento del gioco sul campo. I giganti rugbisti degli All Blacks, prima di cominciare la partita, danzano e cantano i terribili inni di guerra dei maori. Si spera che la Cgil abbia voluto fare lo stesso. Del resto, � gi� stato sufficiente a creare un leader vero per la politica e un nuovo protagonista per il confronto sindacale. Epifani ha gi� firmato il contratto del disgelo per il pubblico impiego. Forse � un segno, magari il primo di una serie. Differenziare ruoli e tecnica di gioco, a questo punto, pu� interessare a entrambi se l’obiettivo sono dei risultati concreti. Altrimenti non resta che vivere questo congresso come un arroccamento definitivo, un aventino vissuto tra orgoglio e autismo a contemplare una sconfitta. Se cos� sar�, sar� stata ben poca cosa. Cofferati ha riscoperto Caproni per fare appello a chi si � �sperso�. Ritroverebbe lo stesso poeta anche per capire l’inutile senso di un cambio della guardia fatto per precipitare in un conflitto senza sbocchi: �Io sono giunto alla disperazione calma, senza sgomento. Scendo. Buon proseguimento�.
Alberto Orioli

Domenica 10 Febbraio 2002