“Opinioni” Il futuro? Studio più lavoro – di Giancarlo Lombardi

03/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    La formazione si deve rendere sempre più attenta alle esigenze del mondo delle imprese

    Il futuro? Studio più lavoro
    Le nuove figure professionali richiedono un aggiornamento continuo dei sistemi educativi
    di Giancarlo Lombardi
    Una sorte di rivoluzione copernicana si affaccia nel mondo della formazione, grazie all’incidenza del l’innovazione sulle fondamenta storiche dello sviluppo delle conoscenze e delle professionalità. L’ormai strettissima contaminazione tra queste componenti del patrimonio culturale degli individui e dei Paesi più avanzati sta determinando una nuova e diversa valutazione del processo di apprendimento. L’integrazione tra il mondo della scuola e mondo dell’impresa è condizione di sviluppo. I Paesi più avanzati sono quelli dove è stato abbattuto il muro di separazione tra formazione e lavoro e dove la cultura del lavoro è entrata pienamente a far parte dei processi formativi e la cultura di base non è trascurata in nessun percosso di professionalizzazione. Il valore effettivo dei titoli di studio e delle qualifiche si è andato via via modificando e, pur aumentando il ruolo della preparazione culturale nel percosso di preparazione di base, ha perso sempre più collegamento con il mondo del lavoro e con la domanda espressa dalle imprese. Nel prossimo futuro i titoli di studio dovranno essere strettamente collegati alla descrizione delle competenze effettivamente possedute. Per l’impresa non è importante il titolo formale, ma quello che c’è sotto, la qualità della preparazione culturale, le conoscenze linguistiche e logico-matematiche, le capacità critiche, le competenze professionali. In ogni percorso formativo diventa importante favorire, oltre al dominio delle dimensioni cognitive, le capacità relazionali, decisionali e diagnostiche. La formazione trova nel lavoro (sia mediante l’orientamento che il tirocinio) un alleato. Il lavoro non è più solo quello che si fa dopo lo studio, è anche quel tempo in cui si impara a lavorare in gruppo, a prendere decisioni, a reperire e trattare informazioni. I nostri giovani, dalla scuola all’università sono e saranno favoriti dall’aver inserito nel loro percosso formativo dosi consistenti di esperienza lavorativa. Alternare studio e lavoro non dovrà essere più optional ma un diritto di tutti gli studenti. Occorre nel futuro puntare con coraggio sulla qualità della formazione, evitando così l’ulteriore diffusione dei "corsifici" e "diplomifici", pubblici e privati che siano, che tanto poche professionalità riescono a costruire. Occorre superare l’ormai esaurito dibattito sulla valutazione del prodotto formativo per passare a un più corretto esame del processo, attraverso una dettagliata scomposizione di tutti gli elementi che contribuiscono al raggiungimento di una determinata competenza, tale da consentire anche una più efficace e concreta collaborazione tra i diversi sistemi istituzionali che oggi partecipano a vario titolo alla costruzione della competenza nel predetto processo. È necessario accrescere, diffondere e valorizzare le competenze professionali del nostro Paese e la qualità dell’offerta formativa attraverso il riconoscimento del percorso individuale necessario al loro raggiungimento valutato in funzione del valore relativo attribuito a ciascuno degli elementi che lo compongono. La società ha sempre più bisogno di investire in sviluppo di competenze. Un’organizzazione, sia essa di apprendimento, di lavoro sociale, è un’organizzazione che deve essere finalizzata a far tesoro di conoscenze ed esperienze per tradurle in modi nuovi per affrontare problemi sempre nuovi. Perché la complessità, aumentando, è generatrice di opportunità, ma nello stesso tempo generatice di problemi. Come si intrecciano queste due matrici, l’organizzazione e l’individuo che nell’organizzazione opera? Evidentemente occorre avere come riferimento sia l’una che l’altra: i potenziali dell’organizzazione e i potenziali dell’individuo. Ciò che è in mezzo, se non tiene conto di questi poli, di questi due fenomeni, è del tutto inefficace e impotente a operare e, al limite, dannoso nell’operare. Il riferirsi alla domanda dell’imprese, come domanda qualitivamente indicata e non esplicita e difficilmente espicabile dalle stesse imprese, ma interpretata sul crinale dei bisogni, alla luce delle evoluzioni prevedibili del contesto competitivo, del contesto tecnologico, dei vari fattori di cambiamento, deve essere la base di riferimento sulla quale poi far convergere le competenze delle persone. Farle convergere attraverso l’intervento in formazione. Qualsiasi operazione diversa che non parta, da una parte dalle esigenze interpretate e valutate in modo dinamico e proiettivo e, dalle persone destinatarie dei processi formativi, è del tutto illusoria. Sul fronte della domanda, insieme all’esame di questi elementi, sono già state individuate le figure professionali richieste dal mercato aggregate per macro-famiglie di interesse per diversi ambiti di attività. Si tratta del risultato dell’indagine sui fabbisogni formativi promossa dall’Organismo bilaterale nazionale, di cui è importante ricordare il presupposto teorico: la professionalità intesa come professionalità effettivamente espressa nella situazione del lavoro, si realizza solo sul lavoro. Il contenuto di esperienza, che è difficilmente esprimetele anche al’interno delle organizzazioni aizzandoli, non è difficilmente esprimibile anche al’interno delle organizzazioni aziendali, non è una prestazione che può essere richiesta al sistema formativo extra-aziendale, ma è e deve essere una funzione dell’impresa. Il cosiddetto "archetipo delle modalità formative" adottato nell’indagine – che è l’insieme delle conoscenze di base e delle capacità trasversali richieste sui processi fondamentali che compongono funzioni aziendali – è un’indicazione in linguaggio proprio ad uso delle istituzioni formative, ma non è completo in sé: manca infatti l’esperienza di lavoro, in qualsiasi forma essa venga effettuata, che deve completare il processo formativo e portare alla professionalità. Queste nuove e mutevoli figure professionali sostituiranno gradualmente gli attuali statici "prodotti" formativi e seguiranno l’evoluzione dell’innovazione e del mercato del lavoro consentendo e richiedendo un contestuale e periodico aggiornamento del processo formativo, nonché del relativo sistema di valutazione.
    Domenica 02 Dicembre 2001
 
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