“Opinioni” Harakiri del turismo italico (B.Severgnini)

03/05/2007
    giovedì 3 maggio 2007

    Pagina 42 – Opinioni

      ITALIANS

        Dal disastro del paesaggio
        alle stanze senza Internet:
        harakiri del turismo italico

        Nel mondo siamo al 173˚ posto (su 176) per le prospettive di crescita di questo settore chiave

          di Beppe Severgnini

            I lettori viaggiano, vedono, verificano, valutano. E qualche volta si vergognano un po’. Scrive Marco Bertoldi ( mabertoldico@yahoo.it): «Visitando spesso la vicina Europa (Francia, Germania, Olanda), mi sono reso conto di come il territorio sia salvaguardato. Tra città e città c’è molta natura e bellissima campagna. Quando torno nella Pianura Padana vedo solo capannoni, cancellate, lampioni, viadotti elettrici: mai visto in Europa un posto ridotto così. Eppure sono Paesi ricchi e sviluppati, anche più di noi. Chi ha ridotto così la nostra pianura?».

            Potrei cavarmela dicendo: venga nel Cremasco, non siamo conciati così male! Ma il lettore ha ragione: il catino padano è cambiato, e non in meglio. C’erano le capanne, ci sono i capannoni. C’erano i barbari, ci sono ancora: buttano schifezze nei fiumi, e si girano dall’altra parte.

            Il paesaggio è mutato. Scomparsi i gelsi, il lino, la segale e la canapa; diminuito il frumento; aumentati il mais e la soia; tiene il riso, a ovest. La pianura è più asciutta e spoglia, quasi americana: meno paludi, meno colture, meno alberi, meno colori. Il Veneto è quello che ha sofferto di più: tra Mestre, Padova e Treviso si apre una megalopoli diffusa e luminescente, servita (si fa per dire) da strade troppo piccole e oggetto di appetiti troppo grossi.

            Qual è la piaga della pianura? L’interpretazione italiana di «autonomia». Anche nelle zone ricche di tradizione civica, ognuno fa ciò che vuole. Ogni comune si considera l’ombelico del mondo; ogni provincia, sotto sotto, si ritiene più importante della regione cui appartiene; ogni comunità montana, parco, ente o agenzia ha progetti suoi.

            L’Italia non è la Cina, dove il governo, quando ha un progetto (diga, aeroporto, treno veloce), sbaracca 100 mila persone. Le decisioni vengono prese diversamente, per fortuna. Ma il controllo reciproco tra i poteri — alla base di ogni democrazia — diventa diritto di veto incrociato. Nessuno dispone di autorità sufficiente per fare le cose, ma molti hanno abbastanza forza per bloccarle. Al Sud — lo sappiamo — va peggio: s’innestano incuria, incoscienza e impotenza. La Campania soffocata dai rifiuti grida vendetta al cielo. Che guarda e non interviene: come il governatore Bassolino.

            C’è un aspetto ironico in tutto ciò: quest’Italia rabberciata vuole rilanciarsi come superpotenza turistica. Su Qui Touring Roberto Ruozi, presidente del Tci, ricorda che la ristrutturazione del disastrato Enit (Ente nazionale italiano turismo) s’è già impegolata nei ricorsi di alcune Regioni alla Consulta; che il nuovo, costoso portale www.italia.it è stato criticato e deriso; che l’associazione mondiale delle imprese turistiche ha declassato l’Italia all’82˚ posto per il contributo del turismo all’economia nazionale, e al 173˚ posto (su 176 Paesi) per le prospettive di crescita nel settore.

            Aggiungo un dato fornitomi dall’Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche): solo il 41% delle strutture ricettive in Italia offre la possibilitÓ di collegarsi a Internet; di queste, solo metÓ offre la connessione dalla camera. In sostanza, solo una stanza d’albergo su 5 Þ connessa a Internet. Questo nel XXI secolo, in un Paese senza materie prime e quasi privo di grandi industrie, che punta — giustamente — a diventare una superpotenza turistica.

            E’ importante? Ma no. Sta per arrivare l’estate, pensiamo a divertirci.

            Quale futuro per il turismo in Italia? Se volete parlarne, oggi diretta-video su Corriere.it alle ore 16. Ospite Guido Venturini, direttore generale del Touring Club Italiano.