“Opinioni” E dopo Moretti arriva il Cinese – di Eugenio Scalfari

10/02/2002


DOMENICA, 10 FEBBRAIO 2002
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E DOPO MORETTI ARRIVA IL CINESE
EUGENIO SCALFARI

IL MIO tema di oggi � Sergio Cofferati. Se ne � parlato molto in questi giorni ed � giusto parlarne ancora perch�, come tutte le persone che hanno carattere e spessore culturale, anche lui offre diversi livelli di lettura.
Ma prima c�� un altro soggetto che merita una chiosa, soltanto una chiosa perch� le parole e i concetti che ha espresso venerd� scorso sono stati chiarissimi e fanno giustizia di molte elucubrazioni, critiche e incitamenti spesso maldestri che gli sono stati rivolti negli ultimi tempi.
Questo soggetto – istituzionale – � Carlo Azeglio Ciampi e le dichiarazioni che richiedono una chiosa sono quelle da lui rilasciate a Genova sulla necessit� del pluralismo nel sistema dell�informazione, in particolare di quella televisiva, e della centrale importanza della Rai nel suo ruolo culturale e informativo di pubblico servizio.
Se Ciampi ha affrontato quel tema proprio alla vigilia della nomina del nuovo consiglio d�amministrazione da parte dei presidenti delle Camere, vuol dire che il Presidente ha sentito la necessit� di indicare un criterio di condotta che va molto al di l� del caso specifico perch� incide direttamente e concretamente su uno dei principi fondamentali cui si ispira la Costituzione, quello della libert� dell�informazione, della sua indipendenza da ogni altro potere e del suo ruolo di garanzia contro la tentazione di instaurare la tirannide della maggioranza.
Le parole di Ciampi sono state talmente chiare che – dicevamo – non abbisognano d�essere chiosate: parlano da sole e non lasciano spazio ad equivoci. Piuttosto esse dimostrano che il Presidente non ha bisogno di incitamenti quando si tratta di compiere un dovere di garanzia costituzionale inerente alla carica che ricopre e di esercitare pubblicamente quel diritto di messaggio che la Costituzione gli riconosce.
Da che parte sta Ciampi, si domandavano nei mesi e nei giorni scorsi tanti cittadini giustamente preoccupati della deriva politico-istituzionale che avvertivano in alcuni settori importanti della vita pubblica. Rispondevamo dal canto nostro: sta con la legge e con la Costituzione, niente di meno, niente di pi�.
SEGUE A PAGINA 17
Pagina 17 – Commenti
Presto sapremo se i dirigenti del centrosinistra sono preparati alle scadenze che li attendono
Fassino disse: "O cambiare o morire". Ora � pi� vero che mai
Alcune intuizioni riformistiche di D�Alema furono stoppate dalla Cgil Paradossalmente spetta a Cofferati riformularle oggi se vuole un futuro per la sua battaglia
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
EUGENIO SCALFARI

Il suo richiamo di Genova alla libert� di informazione e alla pluralit� delle voci dimostra, ove ce ne fosse stato bisogno, che il capo dello Stato non � una presenza umbratile ed evanescente, ma vigile e attiva.
Ridurre la sua voce al silenzio sarebbe impresa disperata per chi la tentasse poich� dietro di lui c�� il consenso della nazione.

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Sergio Cofferati. Il congresso della Cgil gli ha dato una tribuna mediatica di notevole risonanza ma non c�era bisogno di questo per marcare il suo peso nelle vicende italiane di questi mesi: il leader del maggior sindacato rappresenta infatti la forza pi� compatta di opposizione alla politica della destra e al governo.
Si tratta evidentemente d�una opposizione sociale che non si propone – ed � stato ribadito ripetutamente – di far cadere il governo bens� di indurlo a correggere la sua strategia su alcuni aspetti decisivi e cio� il lavoro, il welfare, la sanit�, la scuola, l�abuso delle leggi-delega e quindi la centralit� del Parlamento.
Per ottenere questo risultato la Cgil far� ricorso a tutte le azioni di contrasto consentite dalle leggi ivi compreso, se necessario, lo sciopero generale che si rivel� decisivo nel ’94 per bloccare la riforma delle pensioni voluta allora dal primo governo Berlusconi e la cui minaccia ha portato pochi giorni fa all�accordo con il governo sul contratto del pubblico impiego alle condizioni richieste dai sindacati confederali.
L�ampiezza dei temi in discussione configura tuttavia uno scenario di antagonismo che investe l�intera strategia economica e sociale del governo e della maggioranza uscita dalle urne il 13 maggio; in queste condizioni � chiaro che, al di l� delle parole di circostanza, il maggior sindacato italiano si pone come soggetto politico vero e proprio: e politica, non soltanto sindacale e sociale, diventa cos� la natura della sua opposizione.
Ci� crea tre ordini di problemi: il rapporto della Cgil con gli altri soggetti sindacali e in particolare con la Cisl e la Uil; il rapporto con i partiti del centrosinistra; la necessit� di affiancare all�azione difensiva di contrasto un�iniziativa di proposta positiva e alternativa a quella perseguita dal governo. Quando entrano in gioco temi come la nuova natura del lavoro, il welfare, i grandi servizi pubblici della scuola e della sanit�, chi si cimenta su questo terreno deve inevitabilmente formulare un programma che vada molto al di l� dell�orizzonte sindacale poich� postula una strategia politica e prefigura la conquista del potere per poterla attuare.

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Cofferati non � entrato nel merito di questi temi. Neppure in quello del lavoro e del welfare che pure sono i pi� pertinenti alla natura del sindacato.
Si � limitato a indicare ci� che la Cgil rifiuta, rinviando ad un�altra fase la formulazione delle proposte in positivo.
La Cgil rifiuta la precariet� del lavoro eletta a sistema generale, la polverizzazione dei contratti affidati sempre di pi� a intermediari locali, settoriali e al negoziato individuale, lo smantellamento della giusta causa; rifiuta la privatizzazione della scuola e della sanit�, sottese alle riforme Moratti e Sirchia; rifiuta la riforma delle pensioni e la decontribuzione negli stipendi dei nuovi assunti. Rifiuta infine di accettare lo smantellamento del sindacato che traluce in filigrana dietro le politiche del governo e della Confindustria.
Questo fronte del rifiuto � talmente vasto da evocare un forte sostegno politico e un programma propositivo. Cinque milioni e mezzo di tesserati alla Cgil e quasi altrettanti iscritti alla Cisl e alla Uil (che per� possono convergere su alcuni di quei temi ma certamente non su tutti e non con la radicalit� della Cgil) rappresentano una forza di contrasto notevole ma del tutto insufficiente a trasferire uno scontro sindacale sia pure su vasta scala in uno scontro politico a tutto campo.
Ecco perch� Cofferati non ha affrontato n� il tema della proposta n� quello dello strumento politico necessario ad enunciarla e portarla avanti. Non era il congresso della Cgil la sede per questi approfondimenti anche se essa rappresenta l�incubatrice del soggetto politico alla guida del quale il sindacato ha di fatto candidato il suo leader e ancor pi� esplicitamente lo candider� a giugno nel momento degli addii.
Ma quella candidatura, che ormai aleggia visibilmente sul panorama politico italiano, per acquistare concretezza richiede che la parte propositiva sia formulata esplicitamente. Credo che Cofferati ne sia consapevole. Credo anche che conosca bene la natura del post-fordismo in tutto il mondo e sappia dunque che nel momento in cui decider� di passare dalla gestione dello scontro sindacale a quella dello scontro politico non potr� prescindere dal nuovo panorama del lavoro, anzi dei lavori e di ci� che quella trasformazione epocale comporta nella vita professionale, in quella privata, nell�esercizio dei diritti, nell�organizzazione degli ammortizzatori sociali, nelle stesse strutture politiche e infine in una nuova societ�.
La vittoria della destra � avvenuta perch� essa ha intercettato alcune di queste esigenze facendo passare insieme ad esse una visione darwinistica della societ�. La sinistra si � limitata finora a difendere fiaccamente l�esistente; alcune intuizioni riformistiche formulate a suo tempo da D�Alema furono stoppate proprio da Cofferati e dalla Cgil. Ma, per paradossale che ci� possa sembrare, toccher� proprio al leader sindacale riformulare a dimensione di sistema quelle intuizioni se vorr� dare seguito politico e positivo alla battaglia d�arresto che oggi costituisce l�orizzonte della Cgil.

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Si pone a questo punto il problema dei rapporti tra Cofferati e i partiti dell�opposizione di centrosinistra, in particolare dei Ds che sulla carta potrebbero costituire il nucleo di quella sorta di partito del lavoro che era gi� nella mente dell�ultimo Amendola e attorno al quale potrebbero riunirsi le foglie sparse delle varie culture riformiste che si aggirano in cerca di autore attorno alla chioma alquanto spiumata dell�Ulivo.
Da questo punto di vista il �grido� di Moretti ha accelerato il processo di decantazione e ha posto il tema della trasformazione e del rinnovamento in termini non pi� eludibili. Ma � chiaro che quel rinnovamento, per essere realmente tale, deve allargare di molto l�orizzonte fino a comprendere il tema delle nuove libert�, dei nuovi diritti di cittadinanza nazionali ed europei e dei nuovi doveri di solidariet� nazionali e internazionali.
Non � compito realizzabile da un leader che non abbia con s� un gruppo dirigente compatto ma articolato, capace di riportare in linea tutte le forze disperse nella vasta e crescente area dell�astensionismo e della sfiducia e che muova contemporaneamente alla conquista dei ceti pi� responsabili che hanno seguito il richiamo berlusconiano pi� per mancanza di alternative soddisfacenti che per adesione convinta ad un programma conservatore e populista insieme.
I prossimi mesi diranno quali di questi disegni avranno attuazione o abortiranno. Diranno soprattutto se gli attuali dirigenti della sinistra e del centrosinistra sapranno prepararsi agli appuntamenti e alle scadenze che li attendono. Piero Fassino disse al congresso di Pesaro dei Ds �o cambiare o morire� . Oggi questo dilemma � pi� vero che mai.