“Opinioni” Con il Centro-destra la piazza è politica – di Giuliano Cazzola

15/03/2002





Con il Centro-destra la piazza è politica
di Giuliano Cazzola

«Un uragano è un uragano – dice il capitano MacWirr, il protagonista del racconto "Tifone" di Joseph Conrad -. E un piroscafo nella pienezza dei suoi mezzi deve affrontarlo. C’è una quantità di cattivo tempo in giro per il mondo, e non di più; è giusto passarci attraverso». Berlusconi faccia tesoro di queste parole. Il Governo non ha nulla da temere da uno sciopero generale: in un Paese democratico vi sono delle regole in grado di consentire ai sindacati di esercitare i loro diritti, senza alcun pregiudizio per i legittimi poteri istituzionali, titolari della sovranità popolare. Del resto, l’Esecutivo – certamente non immune da errori – ha tentato in tutti i modi, ma inutilmente, di negoziare con le organizzazioni sindacali e di contenere e circoscrivere l’area del dissenso, apertamente pregiudiziale, della Cgil. In verità, le statistiche sui conflitti di lavoro possono rendere testimonianza dell’esistenza di un legame diretto tra il numero delle ore di sciopero e il colore dei Governi in carica. Nell’ultimo decennio, infatti, si è espressa una forte conflittualità contro gli Esecutivi pentapartito della Prima Repubblica e contro le compagini di Centro-destra della Seconda, mentre le maggioranze di Centro-sinistra dell’ultima fase del periodo considerato (specie quando a Palazzo Chigi stava Massimo D’Alema) si sono giovate di un clima diffuso di pace sociale. I dati Istat (si veda la tabella) rivelano una verità clamorosa (sia pure tenendo conto della nuova classificazione introdotta nel 1998). Dal 1990 al 2000 sono stati effettuati circa 139 milioni di ore di sciopero di cui quasi 55 milioni per conflitti estranei al rapporto di lavoro (inclusi gli scioperi "politici", per questioni di carattere generale) concentrati negli anni compresi tra il 1991 e il 1994 (anno in cui primeggia, con poco meno di 16 milioni di ore, la conflittualità di natura politica). Anzi, tra il 1997 e il 2000, le ore di sciopero svolte sono state circa 25 milioni (quasi tutte per conflitti originati dal rapporto di lavoro): praticamente un ammontare di poco superiore alle ore di lotta contro il Governo Berlusconi nel 1994 (che rimase in carica solo qualche mese). Ma c’è di più: nell’arco di tempo compreso tra il 1995 e il 2000 si è svolto un numero di ore di sciopero inferiore alla metà di quelle promosse tra il 1990 e il 1994. È interessante notare, dunque, che le ore di sciopero determinate da normali conflitti di lavoro hanno un andamento stazionario e sostanzialmente fisiologico. Si impennano in occasione dei rinnovi contrattuali (vi è un’accelerazione nel 1996); poi rientrano in trend assolutamente normali. Nel pubblico impiego, in particolare, si assiste a un picco (un milione di ore), anch’esso coincidente con il solito "anno orribile": il 1994. In sostanza, la differenza la fanno proprio i conflitti non riguardanti il rapporto di lavoro. E questi ultimi "fiutano", innanzi tutto, il clima politico. Certo, le vicende delle ultime settimane dimostrano che una maggioranza di Centro-destra deve conquistarsi, per due volte, il diritto a governare: dapprima deve battere nelle urne i propri avversari; poi è costretta a incrociare le armi con il movimento sindacale, il quale non rinuncia a fornire una prova d’appello alla sinistra sconfitta. Nel ’94, furono prese a pretesto le pensioni di anzianità; ora è toccato all’articolo 18 dello Statuto del 1970. La morale non cambia. Quando scoppia la bufera, allora, è meglio "passarci attraverso". Altrimenti si è condannati a fuggire per sempre.

Venerdí 15 Marzo 2002