Operai con la pistola

05/02/2001





   


03 Febbraio 2001



 

 




Operai con la pistola
Le guardie giurate si mobilitano per il contratto. Decise anche a rinunciare all’arma
ANTONIO SCIOTTO

Otto ore in giro di notte, a piazzare 300 bigliettini gialli sotto le porte dei negozi, in un raggio di 30 km. Nel frattempo, bisogna anche ricordarsi di registrare il proprio passaggio per 3 volte su 10-20 orologi da punzonare con cura. Smonti, e per altre 5 ore ti attendono i carichi alle Poste, oppure il trasporto valori per le banche. Soltanto 13 ore di lavoro? No, si possono fare anche 14, 15, 16 ore di seguito. Il tutto, con una bella pistola nel fodero. E con la qualifica di "operaio" in tasca.
Non è che da cittadini ci si senta poi tanto sicuri con tutte queste pistole in giro, e maneggiate, per giunta, da chi lavora per 16 ore di seguito. Ma la vita delle "guardie particolari giurate" funziona così, e l’arma è d’obbligo. Una vita che non piace neanche a loro: denunciando lo sfruttamento delle aziende, si dicono addirittura – pochi di noi se lo aspetterebbero – pronti a rinunciare alla pistola.
Sì, perché in Francia, per esempio, le guardie giurate non hanno la pistola. In Italia, invece, ciascuno di noi, dall’oggi al domani, può diventare un "operaio con la pistola". Basta farsi assumere da un istituto di vigilanza con regolare licenza. La prefettura rilascerà uno speciale decreto e il porto d’armi (basta aver fatto poche decine di tiri al poligono). Devi comprarti la pistola (secondo la legge sei un operaio, mica un poliziotto). E via, a proteggere ville, gioiellerie, banche. Ma è una carriera assolutamente sconsigliabile.
Ne sanno qualcosa i lavoratori della Fidelitas di Lucca, che da settimane attuano lo sciopero degli straordinari. "Prendiamo uno stipendio base di 1.650.000 lire al mese per rischiare la vita quotidianamente. Molti di noi sono anche impiegati all’ingresso di ospedali, enti pubblici, consolati. Facciamo il lavoro che un tempo era dei poliziotti, ma siamo pagati molto meno di loro e impreparati a quei ruoli. A questo punto, sarebbe meglio stabilire le nostre qualifiche in modo chiaro. Anche rinunciando all’arma, se questo servisse ad avere maggiore sicurezza".
In effetti, basta guardarsi intorno. Chi ci perquisisce negli aeroporti? Sono loro, le guardie giurate. In un ruolo inedito: bisogna conoscere le lingue e i computer. Ma di maggiori riconoscimenti, per questo sforzo professionale, non se ne parla neppure. "Uno dei problemi maggiori – dice Manlio Mazziotta, responsabile nazionale Filcams Cgil per il settore – è proprio quello della qualifica di questi operai. Non seguono corsi di preparazione, sono impiegati in diversi ambiti, senza che sia stabilito un riconoscimento differenziato per chi ricopre ruoli ormai molto distanti dall’origine della professione, come lavorare in aeroporto o stare di guardia davanti a un’ambasciata. E poi c’è il grave problema degli straordinari, dell’enorme carico di lavoro a cui sono sottoposti. Il contratto nazionale si è arenato proprio su questo punto".
Nel 1998 i 26.000 "operai con la pistola" hanno fatto l’astronomica cifra di 1 milione e mezzo di ore di straordinario, circa 600 a testa. "E’ l’unico modo per portare lo stipendio sui tre milioni – continua Mazziotta – e le guardie fanno spesso a gara per accaparrarsi il maggior numero di ore. Molte di loro, però, hanno capito che bisogna mettere un tetto agli straordinari. Noi abbiamo chiesto che non si possano fare più di 250 ore annue, ma i sindacati d’impresa ci hanno risposto picche. Controllare il sistema degli straordinari è troppo importante, per tenere continuamente sotto scacco e divisi i lavoratori".
Anivp (Confindustria), Assvigilanza (Confcommercio), Federvigilanza (Cna), Univ (Confapi) e Assicurezza (Confesercenti) controllano, con i loro 8-900 istituti di vigilanza associati, un giro d’affari annuo tra i 4000 e i 5000 miliardi di lire. Le licenze rilasciate dalle prefetture sono provinciali, per evitare che si formino "corpi armati" incontrollabili su territori più vasti. Ma con un gioco di scatole cinesi che permettono partecipazioni e proprietà incrociate, grossi istituti di vigilanza controllano oggi anche 4-6000 guardie in parecchie province, dal nord al sud. E il mercato italiano fa gola a colossi internazionali come la svedese Securitas (300.000 guardie) e la inglese Four (230.000), che però fanno fatica a penetrare, proprio a causa della legislazione italiana.
"Noi continueremo il blocco degli straordinari e sciopereremo", dicono a Lucca, decisi a cambiare un sistema che scoppia e che, gestito con tanta leggerezza, crea anche grossi rischi per i cittadini. Sul fronte nazionale, la Cgil annuncia battaglia. "Abbiamo chiesto – conclude Mazziotta – un tavolo con le aziende al ministero del Lavoro, per sbloccare il contratto. Se non lo avremo, siamo pronti a uno sciopero nazionale per la seconda metà di febbraio".