Onofri: con i tagli del Governo a rischio la crescita dell’occupazione

02/10/2002

              2 ottobre 2002

              FINANZIARIA 2003

              Onofri: con i tagli del Governo a rischio la crescita dell’occupazione

              ROMA. È l’occupazione l’incognita
              dei prossimi mesi. Non solo la fase
              di rallentamento dell’economia, la
              crisi di alcune grandi aziende ma,
              ora, con la Finanziaria, anche il quadro
              di incentivazione sull’occupazione
              e sugli investimenti diventa un
              ulteriore elemento di incertezza. Senza
              contare che il pacchetto di flessibilità
              scritto nella delega lavoro è ancora
              tutte da approvare. Quel mix di
              politiche per lo sviluppo più nuove
              flessibilità che è il cuore del Patto
              per l’Italia, è dunque ancora in allestimento.
              E il danno, come è scontato, è
              tutto per il Mezzogiorno dove i tassi
              di disoccupazione sono più che doppi
              rispetto al Nord. «La metà dei
              nuovi occupati di quest’anno —commenta
              l’economista Paolo Onofri —
              è imputabile al credito d’imposta tenendo
              conto anche del fatto che i
              nuovi posti di lavoro sono a tempo
              indeterminato. Muovendo da questa
              considerazione, è evidente che gli effetti
              prima della sospensione del bonus
              occupazione e poi della rivisitazione
              del credito d’imposta sugli investimenti
              creano incertezze che
              avranno un effetto sull’occupazione.
              È plausibile, dunque che si avranno
              andamenti occupazionali inferiori degli
              attuali. Inoltre, il bonus occupazione
              ha favorito l’emersione di lavoro
              nero, dunque, vedo difficoltà anche
              su questo fronte». Le incertezze sul
              bonus occupazione, le nuove regole
              sugli incentivi a fondo perduto (la
              metà diventano prestiti), la "riscrittura"
              del credito d’imposta sugli investimenti,
              non sembrano scelte adeguate
              per incoraggiare assunzioni.
              «È in discussione tutto il quadro
              degli incentivi alle imprese. Un’operazione
              — aggiunge Onofri — che
              pure potrebbe avere un senso se fosse
              accompagnata da un disegno alternativo.
              Sarebbe comprensibile, per
              esempio, se a fronte di una riduzione
              delle agevolazioni alle imprese si fossero
              trasferiti benefici in direzione di
              una minore pressione fiscale per tutte
              le imprese. Invece, assistiamo al taglio
              di un punto dell’Irpeg, perchè il
              taglio di un altro punto era già legge,
              e a un’operazione sulla Dit fatta in
              corsa, per fare cassa. Questo scarica
              sulle imprese non solo costi ma anche
              incertezze perché vengono meno
              criteri certi per valutare la redditività
              degli investimenti». La congiuntura è
              l’incognita più pesante e, se tra le
              parti sociali si continua a invocare
              l’effetto antirecessivo delle misure
              previsto nel Patto, le ultime decisioni
              del Governo lasciano qualche dubbio.
              «Paradossalmente questo cambiamento
              di strategia sugli incentivi
              — spiega Onofri — risponde a una
              politica pro-ciclica mentre abbiamo
              bisogno di scelte anti-cicliche».
              Le nuove misure di flessibilità, anche
              se ancora da approvare, potrebbero
              giocare un ruolo, come accadde
              con il pacchetto Treu. In una fase di
              bassa crescita, quella spinta di flessibilità,
              riuscì a creare nuovi posti con
              i contratti atipici. «Ma oggi, dopo la
              nuova normativa sul contratto a termine,
              il mercato del lavoro italiano
              non soffre di problemi di elasticità.
              Credo, invece — insiste Onofri —
              soffra di più per la disarticolazione
              del quadro di tassazione e incentivi».
              Se l’impatto delle nuove flessibilità è
              tutto da misurare, la riforma del collocamento
              con l’ingresso dei privati è
              un fatto nuovo. «La concorrenza tra
              operatori pubblici e privati —conclude
              Onofri — darà più efficienza al
              sistema di collocamento. Ma a beneficiarne
              sarà il Nord dove c’è domanda
              di lavoro».

              LI.P.