Ombre cinesi su Corso d’Italia

17/01/2003


Giovedì 16 Gennaio 2003

LO SCENARIO

Ombre cinesi su Corso d’Italia

ROMA — «Epifani? Con lui si può almeno dialogare, non è come Cofferati che ci invitava per lettera a scioperare». Così, in via del tutto confidenziale, Savino Pezzotta qualche giorno fa. Ieri, per sua stessa ammissione, si è dovuto ricredere, salvo possibili ripensamenti. Un lungo sfogo, quello del numero uno della Cisl, che ha enucleato almeno tre concetti, peraltro non esplicitati compiutamente: il primo, che la Cgil ha una strategia divergente comunque posta al servizio della politica; il secondo, che l’unità sindacale è un obiettivo utopistico; il terzo, che il cambiamento al vertice della confederazione di Corso d’Italia non ha provocato l’auspicato cambiamento di rotta. Anzi, sono in molti a sussurrare, malignamente, in via Po (ma anche in via Lucullo) che l’ombra di Cofferati aleggi pesantemente sul rosso palazzone della Cgil. Come non considerare poi l’effetto traino dei metalmeccanici della Fiom che costringono, appunto, il nuovo vertice confederale ad un inseguimento continuo sul versante della protesta?
Epifani, è convinto della necessità di un sindacato che argini il presunto assalto del governo a forte Welfare e si attivi più energicamente per un cambiamento di politica economica che arresti il declino industriale. E sembra altrettanto convinto che le ragioni della piazza, alla fine, possano essere utili allo scopo. Non importa se poi il rischio – sempre più certezza – è quello di restare isolati. «Isolati? – replicò una volta il segretario generale – forse sì, ma siamo in buona e numerosa compagnia».
Una immaginaria fotografia del fronte oggi immortalerebbe una Cigl arroccata in un castello, a difesa delle tutele sociali. Protetta da un esercito numeroso di combattenti, ma circondata dalle truppe di Cisl e Uil, intente a gettare passerelle sulle mura per permettere agli assediati di uscire, ma anche a molti altri di entrare. Sullo sfondo l’esercito della Confindustria che segue gli sviluppi della battaglia. Perchè di battaglia si tratta, nonostante i continui richiami ad una pace che possa permettere a tutti di difendere un patrimonio comune. Poi, è chiaro, che gli attacchi frontali portati da eventuali "nemici esterni" inevitabilmente producono estemporanee per quanto fragili alleanze. Il caso Fiat può essere emblematico: in gioco erano i posti di lavoro di migliaia di lavoratori ed il sindacato non poteva non ritrovare la compattezza antica. Ma già lunedì prossimo la coalizione tornerà a divedersi quando si tratterà di discutere del rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Tre piattaforme diverse e separate sono cannoni puntati sul sindacato, prima ancora che sugli imprenditori.

Cos.