Oltre tre milioni in fila per il Pd

15/10/2007
    lunedì 15 ottobre 2007

    Pagina 2 – Interni

      Oltre tre milioni in fila per il Pd

        Gran folla alle primarie. La Bindi si ferma al 14, Letta a quota

          Gianluca Luzi

            ROMA – Alle otto di ieri sera erano già più di tre milioni, con la gente ancora in fila davanti ai gazebo bianchi per votare alle primarie e Prodi «contento tre milioni di volte». I seggi sono rimasti aperti oltre l´orario previsto e in molte sezioni hanno dovuto fotocopiare le schede su cui votare perché erano finite. 14 ottobre, Veltroni-day. Il Partito democratico nasce con un successo di partecipazione che va oltre le aspettative dei leader di Ds e Margherita e incorona Walter Veltroni, sindaco di Roma, segretario con la percentuale plebiscitaria (secondo le prime stime) del 75 per cento: tre su quattro hanno votato per lui. A distanza, ma con un buon risultato: 14,1 per cento, si piazza Rosy Bindi; terzo il sottosegretario Enrico Letta che raccoglie l´11,2 per cento dei consensi. Più che una elezione si è trattato di una investitura popolare, plebiscitaria a Roma come era abbastanza scontato, ma molto consistente anche nelle altre regioni, anche nel Nord. Un successo – quello di Veltroni – previsto da sempre, da quando è cominciata la campagna elettorale combattuta soprattutto da Rosy Bindi – sostenuta anche dalla moglie del premier – con molto vigore e qualche polemica.

            Con la percentuale ottenuta, Veltroni è il leader «forte» del Partito
            democratico. E proprio da Rosy Bindi è arrivato il primo commento che mette in guardia dal «pericolo» di una eccessiva personalizzazione del Pd. «Dopo aver scelto il leader ora si deve fare il partito perché noi non vogliamo il partito del leader ma quello dei cittadini», commenta con una punta polemica «l´ex ragazza della Valdichiana», come l´ha chiamata Franceschini, che esclude orgogliosamente di poter fare la vice di Veltroni: «Chi corre per vincere non fa mai il secondo». In effetti da oggi Veltroni si troverà di fronte a un compito inedito per un leader che in genere viene eletto in un partito che già esiste. Nel caso del Pd è vero il contrario: c´è il leader ma il partito è ancora da fare. Fassino è ottimista: «Il Pd non deve essere solo la somma di Ds e Margherita, ma espandere il suo consenso oltre questi partiti ed oggi ha dimostrato che questa possibilità è ampia». La partecipazione popolare è stata molto ampia, sfiorando quella delle primarie del 2005 che candidarono Prodi alle politiche. Ma allora giocò un ruolo determinante tra gli elettori di centrosinistra l´urgenza di battere Berlusconi alle politiche. Questa volta si trattava di eleggere il segretario di un partito che ancora nessuno ha visto all´opera e che per molti militanti della Quercia e della Margherita è un oggetto misterioso che prevede una coabitazione non sempre gradita.

            Eppure c´è stata folla ai seggi: più di 350 mila nel Lazio con 200 mila solo a Roma. 130 mila a Milano. 85 mila a Torino e Provincia. Oltre 63 mila a Bari e Provincia. 72 mila a Modena e Provincia. In Calabria un clamoroso aumento del 40 per cento rispetto alle primarie dell´Unione di due anni fa. Tanta partecipazione ha sorpreso chi pensava al disinteresse alimentato dall´antipolitica. E invece, nota Follini, leader dell´Italia di mezzo, il voto sul welfare, la manifestazione di Roma di An, e le primarie del Pd dimostrano che «la politica ha ancora risorse e che l´antipolitica ha il fiato più corto di quanto si dica». Quelli che nel centrosinistra sono rimasti fuori dalla nascita del Pd guardano con una certa preoccupazione al successo delle primarie ma sperano di catturare consensi fra gli scontenti. Dice Mastella: «Ci saranno molti del Pd che saranno scontenti di questa mescolanza di diverse anime che spesso fanno a cazzotti fra di loro e che forse guarderanno a noi con simpatia. Per lo meno lo spero». Commenta acido Rizzo, coordinatore dei comunisti italiani: «Il Pd è l´americanizzazione della società. Tra poco vorranno anche il sindacato unico, manca solo Jimmy Hoffa». Più problematico e aperto il capogruppo di Rifondazione, Migliore: «Spero che il Partito democratico non sia un elemento di destabilizzazione, ma di stabilizzazione e di rispetto di tutte le componenti interne all´alleanza».

            Dal centrodestra – a parte quelli che contestano il lievitare delle cifre sulla partecipazione durante la serata – si nota che «da domani – come osserva il leghista Maroni – i nodi verranno al pettine: in primo luogo il conflitto fra l´anima ex democristiana e quella ex comunista». E Casini, leader dell´Udc, chiede a Veltroni di «chiarire se sta con la sinistra estrema o con i moderati e i riformatori». Ma c´è chi approfitta delle primarie del Pd per scuotere il proprio schieramento: «Ho sempre detto che facevo il tifo perchè nascesse questo partito. – dice Matteoli, An – Perchè spero poi che si possa anche noi nel centrodestra cercare di realizzare, se non un partito unico, almeno la federazione». In questo d´accordo con Prodi che rilancia: «Sarebbe un passo avanti se il centrodestra facesse come noi».