Oltre 2 milioni di famiglie sotto la soglia di povertà

15/12/2003



      Sabato 13 Dicembre 2003
      Oltre 2 milioni di famiglie sotto la soglia di povertà


      ROMA – Sono 2 milioni e 456 mila le famiglie italiane che vivono sotto la soglia di povertà: 823 euro al mese per un nucleo di due persone. E di queste, 926mila si ritrovano in una situazione di «povertà assoluta» (sotto i 574 euro mensili). Ma, per la prima volta negli ultimi sei anni, il numero delle famiglie povere risulta in calo, passando dal 12% dei nuclei del 2001 a quota 11% nel 2002. In termini assoluti i poveri sono 7 milioni 140mila (7 milioni 828mila nel 2001), con un’incidenza che scende dal 13,6% al 12,4% della popolazione. Anche se suona un preoccupante campanello d’allarme sui minori: quelli in stato di povertà relativa sono 1.706.000 e i nuclei "poveri" in cui vivono minorenni sono 990mila. E ben il 14,8% delle famiglie è non in grado di offrire un futuro migliore ai figli. E questa tendenza all’esclusione sociale tende ad aumentare. Sono insomma dati a due facce quelli che emergono dall’ultimo "Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale", presentato al ministero del Welfare. Dallo studio, elaborato dalla Commissione di indagine sull’esclusione sociale del ministero e illustrato dal sottosegretario Grazia Sestini e dal presidente della stessa commissione, Giancarlo Rovati, emerge che passi in avanti nella lotta alla povertà si sono registrati soprattutto nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno, dove ancora però si concentra il maggior numero di famiglie indigenti. Due terzi dei nuclei poveri vivono nel Mezzogiorno dove la percentuale, seppure in diminuzione, continua ad essere più del doppio della media nazionale: dal 24,3% del 2001 è passata al 22,4% del 2002, pari a 1 milione 630 mila famiglie sotto la soglia di povertà su un totale di 7 milioni 263 mila. Più significativo il calo al Centro: dall’8,4% al 6,7% (289mila famiglie su un totale di 4 milioni 325mila). Sostanzialmente stabile al 5%, invece, l’incidenza nelle regioni del Nord. Un’incidenza che continua ad essere la più bassa del Paese (i nuclei poveri sono 53 mila su 10 milioni 682mila), ma senza mostrare grossi segnali di miglioramento. A trovarsi in una situazione di particolare difficoltà sono, secondo quanto si sottolinea nel rapporto, le famiglie numerose, con almeno tre figli. Ma anche quelle che ne hanno uno o due a carico fanno registrare un certo deterioramento delle condizioni economiche negli ultimi sei anni. Il rischio povertà risulta essere minore per i "single" giovani e adulti. Un pericolo che continuano invece a correre gli anziani soli e le coppie senza figli. Non a caso nel rapporto si sottolinea come i dati confermino «la necessità di incrementare le politiche a favore della famiglie con figli, sia mediante il sostegno al reddito sia mediante servizi più capillari e flessibili». Ma, tornando alla crescita dal rischio povertà per i minori, nel Rapporto si evidenzia anche «la necessità di moltiplicare gli sforzi per prevenire le fonti del disagio, attraverso il sostegno al ruolo educativo delle famiglie e adeguate politiche dell’istruzione e del lavoro». Il rapporto si sofferma anche sul mondo del no profit. Nel 1999, si contavano 22 mila organizzazioni tra associazioni, fondazioni e imprese sociali. Un universo in cui ruotano 4 milioni di persone, di cui l’84% impegnato nel volontariato. Il sottosegretario Sestini, infine, esclude che nell’attuale manovra economica si possano trovare le risorse per il Reddito di ultima istanza.

      M.ROG.